19.12.08

Lo scacciapensieri

Si chiude con il numero di oggi Pagina/13.
Si chiude nella speranza che questa sia solo una pausa imposta dalle festività e, una volta terminate si spera di ripartire da dove ci siamo fermati.
Speriamo di aver provocato qualche emozione, nel bene e nel male, in coloro che hanno voluto prendersi una pausa andando a leggere questo semplice foglio che per caso gli è capitato tra le mani.
Qualche emozione nel bene o nel male perché non c’è nulla di peggio che passare inosservati e, se durante questo percorso siamo riusciti a suscitare in voi qualche sentimento allora il nostro scopo sarà stato raggiunto. Non lo scopo di far parlare di noi ma, quello di essere riusciti a farvi riflettere sulle tematiche da noi toccate.
Sfortunatamente non abbiamo avuto il supporto di molte persone, anzi colgo l’occasione per rinnovare l’invito a chi sia interessato di contattarci, e il lavoro si è più volte fatto faticoso ma, noi siamo comunque andati avanti perché credevamo e crediamo ancora in questo progetto, che sarà pure una piccola cosa ma, nulla è più grande delle piccole cose.
La speranza è quindi quella che vi siate almeno una volta inciampati su di noi e di tornare presto a farvi inciampare di nuovo.
La speranza è una cosa buona, forse la migliore delle cose e le cose buone non muoiono mai.
Matte

19.12.08

Accostamenti: la rappresentanza

Quando il tatto non si ferma in impulso elettrico

L'epidermide è la zona più esterna della pelle. È composta da cellule indurite dalla presenza di cheratina. Alla sua base ci sono numerosi strati di cellule che si riproducono continuamente per sostituire quelle che muoiono e si staccano (causando ad esempio, la forfora). Si possono riconoscere nell'epidermide più strati: Uno strato basale di cheratinociti dotato di cellule cubiche unite tra di loro da giunzioni cellulari chiamate desmosomi ed ancorate alla membrana basale, che connette l'epidermide al derma, da emidesmosomi; i cheratinociti di questo strato contengono tonofilamenti ovvero filamenti intermedi di cheratina. Uno strato spinoso composto da cellule poliedriche in cui si ha un progressivo accumulo di tonofibrille, proteine di membrana e granuli lamellati. Uno strato granulare composto da cellule pavimentose ricche di cheratina e di granuli di chetoialina. Abbiamo poi un ultimo strato corneo in cui le cellule ormai ridotte a lamine sono andate incontro ad apoptosi. All'interno di questa struttura troviamo altre cellule svolgenti funzioni diverse: cellule di Merchel che condividono lo stesso compartimento germinativo dei cheratinociti, queste risultano essere in contatto con terminazioni nervose che è la.porzione ultima di una fibra nervosa afferente, sono in grado di scatenare all'occorrenza un segnale elettrico che sarà elaborato come segnale tattile. Troviamo inoltre le cellule di Langerhans (da non confondersi con le isole di Langerhans che si trovano nel pancreas), hanno funzioni di difesa e sono ramificate, si trovano nello strato spinoso, queste cellule inglobano le sostanze estranee o germi e a differenza dei macrofagi dopo averle elaborate saranno riemesse in modo da essere riconoscibili dai linfociti. Abbiamo poi i melanociti posizionati a livello dello strato basale, producono melanina che viene assunta dai cheratinociti
(fonte Wikipedia)
Ale,6

19.12.08


19.12.08

Siena

Venerdì 12 e a Siena piove. Lo sciopero generale della CGIL ha portato in strada circa 12.000 persone. Al corteo che ha attraversato le strade del centro storico hanno preso parte gruppi diversi: vari sindacati, il gruppo anti-ampliamento dell'aeroporto di Ampugnano e gli studenti. La marcia si è conclusa nella piazza del Duomo, lì oltre a un palco si è assistiti al blocco, più dimostrativo che altro, degli studenti dell'ingresso alla prefettura. L'azione va a protestare contro i recenti disguidi che sono accaduti lunedì 8 con le forze dell'ordine ma soprattutto per ricordare a tutti che questa crisi e la ormai famigerata legge 133, sono tutt'ora al centro del dibattito studentesco.
Elio

19.12.08

Ancoraggi

Just another night in Rome
E’ nella notte di Roma che accade di scoprire i corpi di studenti rannicchiati nelle sale della Sapienza. E’ nella stessa notte che si consuma l’erotismo asfissiato dei corpi dipinti dal volere dello spettacolo.Sono corpi separati, atomizzati ed allontanati nel loro stesso riunirsi. Nel momento in cui i corpi della Sapienza costruiscono nuova conoscenza; questa corre il rischio di cancrenizzare nell’isolamento imposto. Parte tra le parti. Parte che non comunica con altre parti. Si distanzia il contatto creato tra i corpi del 30 ottobre (corteo). Si perde un movimento nel suo divenire attivamente immobile. Non c’è contagio, non c’è funzionamento. Ora la rappresentanza sale sopra i corpi divenuti immobili (artificiosamente) Nel suo muoversi rapido la rappresentanza occupa il lento movimento umano. E noi, spettatori.
Rughe

17.12.08

La speranza è l'ultima a morire

O almeno si spera, leggendo il disegno di legge presentato dal PD i più ottimisti possono sperare in un cambio di rotta nella gestione dell’energia. L’alternativa che Veltroni e soci hanno descritto riguarda l’uso di impianti fotovoltaici, la riqualificazione edilizia e i trasporti.
In questo documento vengono mostrati i guadagni che avrebbero le famiglie e lo Stato se si affrontasse il problema energetico in maniera più accorta. Se, ad esempio, una famiglia decide di investire in un impianto fotovoltaico, che trasforma l’energia solare in elettricità, nel giro di qualche anno (da 6 a 9.5) riuscirebbe a ripagarselo e negli anni successivi risparmierebbe da 500 a 700 euro per ogni anno.
Stesso discorso per la riqualificazione energetica e permanente degli edifici, i risparmi intervenendo su un singolo edificio variano dai 500 ai 1.000 euro l'anno, con un tempo di ritorno degli investimenti pari a 3-5 anni e minori emissioni di anidride carbonica pari a 0,8-1,5
tonnellate annue.
Oltre a giovare al portafoglio delle famiglie, una ricerca del Politecnico di Milano fa notare come gli investimenti in efficienza darebbero ossigeno sia al pianeta che alle casse dello stato. Infatti si otterrebbe da oggi al 2020 un vantaggio economico pari a 65 miliardi di euro. Il rapporto valuta in oltre 100 terawattora il risparmio possibile, pari a un quarto di tutta l'energia che consumeremmo nel 2020 se i consumi continuassero a crescere al ritmo attuale (circa il 2 per cento l'anno).
Infine il capitolo trasporti. Nel testo si prevede che gli enti locali prelevino ogni anno dai concessionari di spazi pubblicitari nel territorio comunale una percentuale pari ad almeno il 2 per cento del valore della concessione e la destinino a interventi di mobilità sostenibile dando priorità alla mobilità ciclistica (bike sharing, piste ciclabili). Incentivati anche l'acquisto di autobus pubblici a metano e la promozione del trasporto collettivo su ferro nell'ambito locale e urbano (300 milioni di euro all'anno per cinque anni), con l'avvio del piano dei "1000 treni pendolari" e di misure per favorire la diffusione dei biocarburanti e il potenziamento della rete di distribuzione del metano e del Gpl per autotrazione.
A quanto pare le idee ci sono, il difficile è come sempre metterle in atto e farle diventare realtà, SPERIAMO che qualcuno colga l’occasione per dimostrarsi capace di vedere oltre i propri interessi personali e muovere in una direzione che aiuterà tutti, anche coloro che continuano a non capire che la situazione è tragica.
π

17.12.08

17.12.08

ZIMBABWE: Racconto pagano

Se l’esercito volta le spalle?
Dopo 28 anni di governo Mugabe, in Zimbabwe sembra nascere una importante rivolta. Questione centrale è ora il ruolo dell’esercito. E’ infatti dalle sale militari che si gioca la partita fondante del paese. Cattive condizioni di lavoro e stipendi bassi contagiano i corpi in uniforme
mentre il popolo è toccato da una intensa carestia di cibo.
Il ministro della difesa Sidney Sekeramayi associa le proteste militari all’azione del sindacato Zctu. Lo Zctu è alleato del principale partito di opposizione, Mdc (Movimento per il cambiamento democratico). Risultato: 69 sindacalisti arrestati. Jestina Mukoko (Zimbabwe peace project), con l’accusa di organizzare manifestazioni antigovernative, viene sequestrata, probabilmente dalla polizia. Robert Mugabe è presidente in queste giornate grazie all’appoggio del Comando operativo congiunto (Joc).
Fanno parte del Joc i capi dell’esercito, la polizia e l’intelligence. L’alternativa fin ora posta sul banco delle discussioni governative è quella della repressione al dissenso, oppure una trattativa riformatrice.
Una forte epidemia di colera si sta diffondendo nella gente per le strade. Morte.
Rughe
«Per ragioni storiche e politiche non saranno dei soldati europei a intraprendere l’eventuale azione militare. E poiché la leadership sudafricana è in difficoltà, questo compito toccherà ai nostri fratelli del Botswana e dello Zambia.»
Moses Moyo
Zimbabwetoday.co.uk

17.12.08

Da farmaco a stupefacente

La gioia di aver generato l’LSD venne offuscata dopo più di 10 anni di ricerca scientifica e di impiego farmacologico, quando esso fu travolto dall’onda gigantesca di un desiderio incontenibile di inebriamento, incominciò a diffondersi nel mondo occidentale, soprattutto negli Stati Uniti, alla fine degli anni Cinquanta. Fu insolito il modo in cui l’LSD assunse rapidamente il ruolo di sostanza stupefacente, diventando per un certo periodo la droga in assoluto più famosa. Con la diffusione del suo uso, a cui seguì un notevole incremento di incidenti provocati da un impiego irresponsabile, senza alcun controllo medico, l’LSD divenne per me e per SANDOZ un bambino difficile. […] Negli Stati Uniti furono anche pubblicati alcuni libri dove si parlava in maniera più compiuta degli effetti straordinari di questo farmaco (LSD). Voglio qui ricordare due delle opere più importanti: Exploring inner space di Jeane Dunlap e Myself and I di Constance A.Newland. Benché in entrambi i casi l’LSD fosse stato impiegato all’interno di un trattamento psichiatrico, gli autori rivolsero le loro opere, divenute bestseller, al grande pubblico. Nel suo libro, sottotitolato The intimate and completely frank record of one woman’s courageous experiment with psychiatry’s newest drug LSD 25, Newland descriveva con intimi dettagli come era stata curata della sua frigidità. Dopo una confessione di questo genere si può facilmente immaginare come molte persone avessero voluto provare la medicina miracolosa. L’opinione errata suggerita da questi resoconti – secondo cui sarebbe sufficiente prendere l’LSD per ottenere trasformazioni ed effetti miracolosi sulla personalità – determinò ben presto una vasta diffusione di esperimenti con la nuova sostanza.

Albert Hofmann

17.12.08

Ancoraggi

Piero Calamandrei
"La scuola, come la vedo io, è un organo “costituzionale”. Ha la sua posizione, la sua importanza al centro di quel complesso di organi che formano la Costituzione. Come voi sapete (tutti voi avrete letto la nostra Costituzione), nella seconda parte della Costituzione, quella che si intitola “l’ordinamento dello Stato”, sono descritti quegli organi attraverso i quali si esprime la volontà del popolo.
Quegli organi attraverso i quali la politica si trasforma in diritto, le vitali e sane lotte della politica si trasformano in leggi. Ora, quando vi viene in mente di domandarvi quali sono gli organi costituzionali, a tutti voi verrà naturale la risposta: sono le Camere, la Camera dei deputati, il Senato, il presidente della Repubblica, la Magistratura: ma non vi verrà in mente di considerare fra questi organi anche la scuola, la quale invece è un organo vitale della democrazia come noi la
concepiamo. Se si dovesse fare un paragone tra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue.”

16.12.08

Lo scacciapensieri

Ru 486 è questo il nome della pillola abortiva che probabilmente presto avrà il via libera per essere venduta anche in Italia.
Questa settimana l’Aifa, l’Agenzia del farmaco, esaminerà il dossier: Dalla riunione potrà uscire o meno il via libera definitivo.
Il medicinale dovrà essere somministrato in ospedale con l’obbligo di almeno un giorno di ricovero, in coerenza con la Legge 194 che regola l’aborto.
La Ru 486 non è come la pillola del giorno dopo, essa si pone come alternativa all’aborto chirurgico in quanto a distanza di settimane, ha la proprietà di andare a “bloccare il nutrimento” dell’embrione con le conseguenze del caso.
Immediata la condanna da parte del Vaticano e di alcuni esponenti politici ma, di fronte a due giovani che hanno commesso l’errore di fare sesso non protetto e la ragazza rimane incinta e magari si ritrova poi da sola senza i mezzi per mantenere il figlio cosa fare?
Ora siccome in Italia l’aborto è già previsto e regolato dalla Legge 194 c’è da chiedersi come mai questa forte opposizione.
Certo forse perché essendo una pillola e quindi non un intervento invasivo ci saranno magari più coppie spinte a fare sesso senza precauzioni ma, sta qui al Governo, attuare una politica di sensibilizzazione sull’argomento e ad obbligare le persone che vogliono assumere questo farmaco a seguire tutto un iter di preparazione, seguite da psicologi, su quanto stanno per fare.
“Feconda una donna ogni volta che l’ami, così sarai uomo di fede, poi la voglia svanisce e il figlio rimane e tanti ne uccide la fame”, così cantava De Andrè anni or sono ma, queste parole non hanno tempo e son sempre attuali, con questo non voglio incoraggiare tutti a non usare precauzioni visto che tanto all’occorrenza c’è una pillola, ”magica” che risolve i “problemi” ma, di pensare bene prima di agire in un determinato modo.
Ogni azione genera una reazione e, un attimo di incoscienza può portare a delle scelte difficili in grado di segnare per sempre la propria esistenza.
Matte

16.12.08

Anomalie dall'onda omonima

E tanta tanta tanta tanta tanta tanta tanta tanta tanta a Belzebù
Il 12 Dicembre, giornata di sciopero generalizzato indetta contro la politica economica, si sono mosse - nonostante la pioggia - numerose realtà in tutta Italia e non solo.
Nella capitale si sono svolti tre cortei organizzati da CGIL, COBAS e student#: il primo, partito da Piazza Santa Croce in Gerusalemme, è arrivato al Colosseo osservando anche un minuto di silenzio per i morti sul lavoro; il secondo, partito invece da Piazza della Repubblica con alcuni liceali, dopo aver distribuito la "Precary Card", si è unito all'Onda universitaria - partita da Piazza Aldo Moro - fino a via dei Fori Imperiali, dove l'Onda si è diretta verso il ministero dell'Istruzione in viale Trastevere. Nel frattempo la protesta a Verona si concentra timidamente dietro Piazza Bra. In coda allo slogan "Più acqua, più Onda!", il Movimento contro L'Autostrada in Città e il Movimento Acqua Bene di Tutti camminano a fianco di un centinaio di student% e lavorat$ "sia perché solidali con la battaglia studentesca, sia perché consci che la logica che sta dietro al progetto del Traforo, a quello di privatizzazione dell'Acqua e a quello della "Riforma" Gelmini è sempre lo stesso - afferma il comunicato stampa dell'Onda veronese - : progetti imposti dall'alto senza consultare le cittadinanze con l'unico obiettivo di privatizzare i profitti e socializzare le perdite". Infine il corteo, sintetizzato in "30 attivisti universitari", improvvisa un sit-in di fronte all'ingresso del Teatro Filarmonico, dove si sta per tenere il concerto in onore dei 25 anni dell'Ateneo Scaligero. "le/gli studentesse/studenti hanno preteso ed ottenuto - spiega il comunicato stampa - che il Rettore uscisse a confrontarsi con le loro legittime richieste. Messo alle strette il dott. Mazzucco ha acconsentito ad organizzare un'assemblea la settimana prossima per spiegare a tutte/i cosa sia l'AQUIS (l'associazione di atenei "virtuosi" in quanto con il bilancio non in rosso, o non ancora), perché esista e a cosa serva".
Ma l'Onda non parla solo italiano: mentre a Madrid un gruppo di student& si sdraia "in terra di fronte all'Ambasciata Italiana e" traccia "le sagome dei "caduti", a rappresentare tutti le persone che ancora oggi muoiono quotidianamente sul posto di lavoro, uccise da un sistema economico sfruttatore ed infame", un presidio artistico a place du pompidou parla "di un'altra università attraverso il confronto costante tra i soggetti che ogni giorno la vivono e la attraversano; del mondo del lavoro precario che vive da anni sulle proprie spalle lo sfruttamento quotidiano imposto dall'assenza di diritti sociali acquisiti e dall'incertezza costante che domina le loro vite, ma anche di quella parte di lavoratori a tempo indeterminato che da un giorno all'altro vedranno (o hanno già visto) perdere il proprio posto di lavoro per dare la possibilità alla crisi di stabilizzarsi".
Ale,6


16.12.08

Poesia

Caro "vecchio" (ma allora nuovo!) movimento, ti ricordi quando miravi a conivolgere, interrogandoti sulla natura del tuo uditorio, e sulle modalità più adatte a raggiungerlo?
(mai avresti insultato chi ancora non ti componeva...)
i tempi in cui ponevi l'accento sul malcontento più diffuso e sui temi maggiormente condivisibili?
quando ti componevi di facce nuove, di scienziati, giuristi e speranzosi propositivi?
quando si parlava seriamente di contenuti univeristari e si dismettevano retorica, vecchie ideologie e nuovi deliri?
quando qualcuno invitava ad andare incontro ai tempi di vita degli studenti che, come rivela il nome, studiano...?
Già, i bei vecchi/nuovi tempi in cui i numeri permettevano di chiedere legittimamente un'auletta...
...i bei tempi andati?
Nicholas

16.12.08

I lettori mp3: i contraccettivi del nuovo millennio

Il pensiero mio personale è questo: i lettori mp3 hanno la capacità di inibire ancora di più l’approccio tra le persone. Questa considerazione è nata in treno, e può essere capitata ad ognuno di voi, mentre si guarda fuori dal finestrino l’occhio va a cadere sulla bella ragazza (ma il discorso vale anche per un ragazzo) che siede di fronte. Ci si sente spinti a iniziare una conversazione, stupida e inutile che sia, che però potrà avere come risultato l’aver conosciuto una persona che, detto malamente, ci ispira. Il problema nasce quando notiamo che questa persona ha nelle orecchie le cuffie e che sta probabilmente ascoltando la sua canzone preferita. Perché io dovrei disturbare il suo ascolto? E se non avesse quel dannato lettore sarei sicuramente più tranquillo per rompere il ghiaccio. Una volta, quando questi arnesi diabolici non esistevano, non dico che fosse più facile ma sicuramente c’era un pensiero in meno. Invece no, adesso tra noi e la speranza di conoscere quella ragazza dai capelli biondi e dagli occhi azzurro cielo, ci sono le due cuffie e una memoria flash. Questa società vede negli sconosciuti un pericolo più che un’opportunità e ci si immedesima nell’altro: se io stessi ascoltando la musica vorrei davvero che qualcuno mi interrompesse? Dipende sicuramente dalla persona e dal momento, diciamo che le probabilità di cogliere nel segno diminuiscono drasticamente. Trovare poi una battuta ad effetto che la possa distogliere dalla musica è più o meno come chiedere a Berlusconi di ammettere i propri errori. Impossibile in questo mondo. I lettori mp3 superano l’aspirina come contraccettivo, non tengono chiuse solo le gambe ma addirittura anche le orecchie!
π

16.12.08

Ancoraggi

Just another night in Nantes
Pagina/13 è inutile. Come spazio di scrittura-pensiero precario è incrostato di notti, vino, diaoghi, stanchezza, informazione, analisi al di sotto di un tetto di Verona. Salendo in collina, attraverso la nebbia di questo dicembre si arriva alla luce di una finestra socchiusa. In quel momento gli ultimi tasti soffermano la pagina di quel particolare giorno.
Questo foglio diviene carta accumuata o strappata nello sciolto fluire delle occupazioni umane. Lo studente studia, il lavoratore lavora, la donna fa la donna come l’uomo fa l’uomo. Pagina/13 è inutile perché inciampa nel tentativo di uscire da questa categorizzazione. Lo è almeno per noi.
Alcune donne inciampano come alcuni uomini; alcuni studenti lo fanno ed anche alcuni lavoratori.
Categorie inciampanti.
Ed ora forse, perso inutilmente il tempo a leggere Pagina/13, è meglio ri-abbassare la testa sul libro davanti. Utile è il nostro punteggio.
Rughe

11.12.08

Lo scacciapensieri

Dopo i fatti che sono avvenuti nei giorni scorsi in Gracia, uno studente ucciso accidentalmente da un poliziotto, i successivi disordini e il regolare svolgimento della partita di Champions League tra Panathinaikos e Anorthosis Famagosta, viene da chiedersi se siano più importanti delle vite umane o gli interesi economici che mandano avanti la macchina del calcio.
Vista la decisione dell’Ueafa, una volta ricevute garanzie da parte della polizia greca, di far disputare la partita nonostante i disordini, sembrerebbe proprio che gli interessi economici siano più importante di tutto.
Non è la prima volta che accade qualcosa di grave e il mondo dello sport, anziché fermarsi a riflettere e dare un messaggio importante continua avanti per la sua strada, come se fosse un sistema autonomo che non viene influenzato da fonti esterne..
La cosa a mia parere è grave. Vista la grande risonanza mediatica di cui gode lo sport sarebbe bello se per una volta si lasciassero perdere i tornaconti economici e lo sport si fermasse per dare un forte segnale di disapprovazione.
Come cantavano i Queen “The show must go on!” e questa è l’ennesima prova, purtroppo.

Matte

11.12.08

Circa:
Pagina/13 non vuole essere che un inciampo nella silenziosa indifferenza e disinformazione che accompagna la vita universitaria di gran parte degli studenti veronesi.
Per Pagina/13 l'idea di aspirazione è, più che vivo desiderio di raggiungere un obiettivo, mera immissione di aria nei polmoni, condizione per poter cominciare a parlare.
Con Pagina/13 non si persegue nessun obiettivo, né si vuole dimostrare alcunché; solo il gesto di una presenza, di uno spazio e di un tempo per condividere ciò che in realtà già da sempre si condivide.
(Si tratta del contributo presentativo di Ale,6 al blog Pgina/13. In quanto contributo si nutre di altri contributi.)

11.12.08

GRECIA. Quinto giorno: lo sciopero

"I violenti che puntano solo alla distruzione sono stati isolati"

Atene. Quella di ieri è stata la giornata dello sciopero. Si è trattato di un blocco dei trasporti marittimi, urbani ed aerei. Nelle strade della capitale greca, la gente.
L’annuncio di questa giornata di fermo-mobilitazione è stato dato prima di sabato 6 dicembre. I fatti delle recenti giornate greche tuttavia, hanno caricato l’accadimento di ieri di un peso ulteriore.
Sabato 6. Una trentina di studenti manifestano nelle vie di Exarchia (quartiere più popoloso di Atene). Si tratta di una protesta indirizzata alla riforma universitaria in atto. Al transito di una pattuglia della polizia la situazione si criticizza. Mentre la polizia sostiene di essere stata attaccata da un lancio di pietre, alcuni testimoni affermano che l’attacco dei manifestanti è stato verbale. Andreas Grigoropoulos muore.
Domenica 7. Salonicco. Un migliaio di persone attaccano con petardi la polizia (“Killer in uniforme”).
Atene. "Due negozi ... sono stati completamente bruciati. Un supermercato è in fiamme e sembra che ci siano almeno quattro persone in trappola al terzo piano, sopra".
Lunedì 8. A Salonicco scontri tra forze dell’ordine in anti-sommossa e centinaia di studenti. Viene attaccato il commissariato, alcuni negozi ed incendiate macchine. Tre poliziotti sono feriti a Tikala. Il premier Karamanlis, «Tolleranza zero verso gli arbitrii della polizia greca e verso ”elementi estremisti'' che approfittano per seminare devastazione». Università occupate ad Atene.
Martedì 9. Atene, quartiere Paleo Faliro, ore 15, funerale di Grigoropoulos.
Ieri. Costas Karamanlis non riesce a sfuggire allo sciopero, oggi sarà a Bruxelles. Dopo il rifiuto posto alle dimissioni del ministro dell’Interno Prokopis Pavloupoulos (domenica) afferma che «i violenti sono stati isolati. La situazione sta tornando alla normalità».
Mentre le fonti ufficiali attendono ad esprimersi sulla morte di Grigoropoulos, l’analisi balistica (agita dalla difesa dell’agente accusato) sembra aprire alcune possibilità di accidentalità. Il colpo, se confermato, avrebbe subito una traiettoria dall’alto al basso, come di rimbalzo su un palo o una casa.
Pasok (leader socialista) fa retromarcia sulle elezioni immediate, aspettando che la situazione indebolisca ancora Karamanlis. Come giocare logiche elettorali sulla morte.

Rughe

11.12.08

CINEFORUM. I film in aula 1.6

Si chiama Derive e Derivati il CineForum che ha avuto inizio ieri pomeriggio in Aula 1.6. Due sono ancora gli incontri didattici prima della chiusura invernale dell’Università. Essere e avere di Nicholas Philibert (lunedì 15) e La scuola di Daniele Lucchetti. Le proiezioni sono alle 15:40.
Questo CineForum si caratterizza nell’idea di un Ciclo Scuola mirato alla discussione di questioni legate alla situazione nazionale attuale. Si tratta di spunti importanti per un confronto tra idee diverse di isrtuzione e possibilità.
L’iniziativa inoltre è inserita in un piano più ampio. L’altissima possibilità (tale da divenire certezza) che l’Aula 1.6 venga sottratta agi studenti a partire da gennaio è questione di alta importanza.
Nel momento in cui questo spazio di formazione-errore-conoscenza-dialogo viene azzerato dall’Amministrazione Università, la perdita degli studenti si compie nel loro asfissiamento in quanto creativi.

Rughe

11.12.08



Ale,6

10.12.08

Lo scacciapensieri

Ieri si è ritornato a parlare prepotentemente di federalismo grazie alle dichiarazioni del segretario della Lega Umberto Bossi.
Lasciamo stare la frase di dubbio gusto di Bossi che sosteneva che se il Premier Berlusconi non manterrà le promesse sul federalismo gli sparerà che, anche se fatta nella massima serenità tra le parti, sono dichiarazioni che un politico, almeno in pubblico potrebbe evitare.
Focalizziamoci sul problema del federalismo. Certo, se fatto in maniera accorta e tenendo conto delle varie situazioni regionali potrebbe portare numerosi vantaggi. Infatti se uno va a vedere la situazione delle cinque regioni a statuto autonomo, alle quali il federalismo si dovrebbe ispirare, scoprirà che queste isole felici sono notevolmente avvantaggiate rispetto alle altre e non solo per quanto riguarda il lato economico anche se potrebbe benissimo bastare solo questo punto.
Il problema è che le cinque regioni speciali non sono del tutto d'accordo sul federalismo, anzi, in quanto andrebbero a perdere tutti quei privilegi di cui godono, privilegi che non hanno poi tutta questa ragione d'esistere e quindi diventerebbero pari alle altre, se non addirittura più povere.
Il federalismo se fatto nella maniera giusta, oltre ad eliminare le regioni a statuto autonomo, tanto odiate dalle altre realtà italiane, potrebbe portare dei miglioramenti andando a cancellare quella disparità tra nord e sud.
Sapendo però da chi è proposta questa riforma, i quali hanno sempre professato la superiorità del nord sul sud, ho dei seri dubbi però che questa riforma venga fatta per questi motivi.
Matte

10.12.08

Venerdì 12 dicembre: corteo

"L'unico Generale che ci piace si chiama Sciopero!"
Venerdì parla di corteo. Si tratta di un ulteriore momento di protesta alla legge133 ed al successivo programma legislativo sull’Università. Verona si organizza per una giornata di sciopero che accade in parallelo alla manifestazione regionale di Mestre. Mentre a Mestre si parla prevalentemente di organizzazione sindacale (che non esclude ovviamente l’apporto studentesco) a Verona la gestione del corteo è nelle mani dell’Onda Anomala.

Manifesto Corteo Verona
Dopo due mesi di mobilitazione l’onda anomala dilaga:
Pagatela voi la vostra crisi!
Facciamo appello a cittadin*, precar*, lavorat*, migranti, student*, docenti, pensionat*, genitori, maestr*, ricercat*, dottorand*, disoccupat* e tutt* coloro su cui questo governo e questo sistema di potere stanno scaricando gli effetti della crisi economica globale, affinché scendano in piazza assieme a noi universitar* nella giornata dello Sciopero Generale del 12 dicembre 2008.
Tanti sono i motivi per cui riteniamo indispensabile creare una connessione tra i movimenti in lotta dell'Università e della Scuola, e le lotte del mondo del lavoro, dei migranti e per i territori: 1) perché trovano nell'auto-organizzazione e nell'auto-rappresentanza il loro modo d'essere più efficace: ciò che ci ha consentito in questi primi mesi di essere un movimento trasversale ed eterogeneo, ma unito, deciso e determinato;
2) per costruire dal basso l'opposizione sociale alle politiche neoliberiste e allo smantellamento dello stato sociale e di diritto operato dal presente governo in linea con quelli che lo hanno preceduto; questa crisi non può essere una grossa giustificazione sociale, esperimenti come la Social Card non sono altro che specchietti per le allodole;
3) per sottolineare che la sicurezza di cui si dovrebbe parlare non è quella ipocrita garanzia perbenista per la quale si è deciso di presidiare
militarmente varie città italiane, ma è la sicurezza sul lavoro e del lavoro, la sicurezza di un futuro, la sicurezza di un reddito e di una cittadinanza garantiti per tutte e tutti, e soprattutto la sicurezza di non morire dentro le scuole!
Sulla base di questa piattaforma proponiamo un corteo aperto, pacifico, colorato, senza bandiere di sorta, che sia percorribile da tutte le lotte e le rivendicazioni del nostro territorio e che sappia attraversare la giornata dello Sciopero Generale caratterizzandolo con le nostre voci, le nostre richieste e le nostre necessità.
Da: studiareconlentezza.noblogs.org

10.12.08

Letta: "Qualcuno vi ha suggerito"

Nella contestazione di Siena al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta (7dicembre) si ritrova un modo governativo di agire che non risponde. Letta accusa i protestanti, «evidentemente non conoscono la legge 133 e ne danno una interpretazione che è quella che corre su tutti o certi giornali». Il problema rimane quello dell’informazione. La critica si muove sulle pagine dei giornali e nei programmi televisi- vi che mistificano la bontà della 133. Il movimento parte dal Governo che non specifica le scelte legislative; l’informazione a questo punto mistifica oppure approfondisce. Nel momento in cui si arriva all’approfondimento, questo è negato oppure fazioso.
Gli studenti si trovano nella doppia posizione del non-studio e del non-approfondimento. Il Governo li spiega così. Quando qualcuno interpella sulle scelte, è stato “suggerito”.
Rughe

10.12.08

10.12.08

La Costituzione che si consuma

Ci sono delle scritte al cimitero Monumentale. Si tratta delle parole dell’articolo 33 della Costituzione. «L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento». Il problema che viene sollevato non è tanto legato a ciò che la Costituzione permette e garantisce, bensì quanto questa “libertà” venga rispettata. «La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi».
Nella comunicazione “unilaterale”, scritta in strada, è inscritto un tentativo di fuoriuscita dalle strutture modellate dalla comunicazione contemporanea. Si tratta di uno spazio pubblico (la strada appunto) occupato da parole (comunicazione) esposte al consumo del tempo.
Le persone infatti camminano sull’asfalto tracciato del testo della Costituzione; in questo passaggio è recluso l’approccio indifferente delle persone che odono lontane le voci della protesta no133, stigmatizzandola e quindi banalizzandola.
La scrittura sullo spazio pubblico è atto illegale. All’interno di questa illegalità (che ha l’arroganza di ridurre a mutismo ogni forma di espressione contraria) tuttavia muove l’agire creativo del protestante. La condanna è “unilaterale”, senza replica.
Rughe

9.12.08

Lo scacciapensieri

In un periodo in cui sembra difficile vedere la luce alla fine di questo tunnel di crisi, per vedere un po' di luce qui a Verona basta andare in piazza Bra.
Grande novità di quest'anno infatti è stato ritrovarsi il centro della città di Romeo e Giulietta
illuminato a giorno grazie alla miriade di luminarie che addobbano la provincia.
L'inaugurazione delle luci di natale è avvenuta il 27 novembre sulla scalinata di Palazzo Barbieri, alla presenza del Sindaco di Verona Flavio Tosi e degli assessori al Commercio Enrico Corsi, allʼEdilizia pubblica Vittorio di Dio e allʼEconomato Alessandro Montagna.
Il sindaco ha commentato l'evento come “un'iniziativa che assume unʼimportanza ancora maggiore in tempi di crisi come questi, la speranza è che queste luminarie, oltre a ricordare a tutti il Natale e ad abbellire la nostra città, possano anche contribuire a risollevare lʼindotto lʼeconomia cittadina”.
Ora proprio perché in un momento di difficoltà dovuto alla crisi come sottolineato dal Sindaco Tosi, anziché sprecare così tanti soldi per le luminarie, si sarebbe potuto, non dico non illuminare la città ma, quantomeno scegliere delle luci meno dispendiose.
In questo modo si sarebbe dato un maggior segnale di consapevolezza del momento di
crisi e di intelligenza nel non adeguarsi agli usi e costumi imposti dalla società consumistica che, visto il momento di difficoltà, non possiamo di certo permetterci.
A discapito dell'incitamento di ottimismo da parte di qualcuno, forse sarebbe giusto fermarsi a
riflettere e la scelta delle luminarie di Tosi, non sembra essere una scelta oculata che tiene conto della situazione momentaea.
Matte

9.12.08

9.12.08

Spagnoli-Obbiettori=2(erasmus)

So che non c’entra ma OGGI ASSEMBLEA IN T4 ORE 19:33
Qualche giorno fa,
leggendo uno dei giornali universitari di Salamanca, ho trovato l'annuncio pubblicitario di una clinica ginecologica privata. A caratteri cubitali leggo: “interrupción hasta 22 semanas del embarazo” (interruzioni di gravidanza fino alla 22 settimana) e poi sotto in piccolo il nome della clinica e il numero di telefono. Sono rimasta allibita; l'annuncio stava lì, in mezzo tra la pubblicità di un'autoscuola e di un bar...
La prima cosa che ho fatto è stato chiedere a dei miei amici spagnoli cosa ne pensavano. Non ci avevano nemmeno fatto caso perchè, data la legge sull'aborto spagnola e l'altissimo numero di medici obiettori di coscienza, abortire in una clinica privata o all'estero è pressochè l'unica soluzione e di conseguenza è normale trovare annunci pubblicitari di questo tipo.
Dal 1985 in Spagna esiste una legge che depenalizza l'aborto, ma solo in tre casi: violenza, malformazione del feto e per evitare un grave pericolo per la salute fisica e psichica della madre. Si tratta di una legge restrittiva, ma anche assai ambigua. L'aborto viene praticato con una certa facilità nelle cliniche private (basta avere i soldi....) mentre è praticamente impossibile realizzarlo negli ospedali pubblici: solo il 2% viene realizzato nelle strutture
pubbliche per l'altissimo numero di medici obiettori di coscienza. Non si sa la percentuale esatta dei medici obiettori perchè non esiste un registro obbligatorio, però si sa che in generale è molto alta, fino ad arrivare a casi come quello della regione Navarra, dove non c'è neanche un medico disposto a praticare un aborto.
Insomma, un quadro a mio avviso penoso.
Si tratta di una legge innanzitutto ingiusta nei confronti della libertà della donna di poter decidere del suo corpo e inoltre molto complicata e di difficile applicazione.
Il governo socialista di Zapatero vuole cambiare questa legge entro il 2010 (almeno stando alle ultime discussioni su questo tema che risalgono a circa sei mesi fa). L'idea è quella di consentire alle donne di abortire senza essere obbligate a dare alcuna giustificazione entro le prime 14 o 16 settimane di gravidanza. Abortire alla ventunesima o ventiduesima settimana sarà invece più difficile e si potrà praticare solo in conseguenza di gravi rischi per la salute della donna.
Il partido popular e la Chiesa si
oppongono a questa modifica della legge.
Da quando sono qui a Salamanca (2 mesi e mezzo) non ho mai sentito un politico ai telegiornali parlare della questione “aborto”: impegnati come sono a fronteggiare la famosa crisi economica hanno abbandonato quasi tutti gli altri problemi...come neanche
esistessero. Bah...staremo a vedere...

Marti

9.12.08

L'European Anomalous Wave scrive all'Onda

Siamo gli studenti e le studentesse, i ricercatori e le ricercatrici, i docenti e le docenti di Madrid, Copenhagen, Amsterdam, Berlino, Parigi, Londra, Lione, Bruxelles, Barcellona, Lisbona, Granada, Murcia, Siviglia, Valencia, Stoccarda, Istanbul, Aarhus. Siamo quegli italiani all’estero per studio o per lavoro, che non hanno saputo resistere al richiamo di un’Italia in mobilitazione da due mesi, e in poco tempo e con poche risorse hanno dato vita a presidi, cortei e azioni di ogni tipo negli ultimi giorni e particolarmente il 14 novembre.
Ci siamo riunit* sotto la pioggia e sotto il sole, davanti ad ambasciate, consolati ed istituti di cultura, abbiamo scritto volantini in un sacco di lingue diverse, e scandito slogan sempre con lo stesso accento.
Essere lontano da Roma e dall’Italia mentre tutto questo succede ci riempie di invidia e di orgoglio, ma ci permette anche di vedere quello che accade sotto una prospettiva diversa.
Essere all’estero ci ha permesso infatti di vedere come il resto d’Europa viva la grande Onda italiana. Interesse, solidarietà e supporto sono forti, importanti, ma non gli unici sentimenti che abbiamo raccolto durante queste giornate. Ciò che ci ha fatto riflettere prima, e sperare poi, è che ciò che accade in Italia sia visto ovunque come una lotta continentale. Se la Gelmini è una disgrazia italiana, il trend che essa rappresenta è un problema comune a molti. Per decenni, in Italia e in tutta Europa abbiamo visto governi di ogni colore tagliare sul sociale, provatizzare servizi e beni comuni, come risposta ad ogni crisi, come benzina per ogni futuro fantomatico sviluppo.
Ciò che prima veniva fatto in nome della grande dottrina neoliberista, è invece ora soluzione ai problemi creati da quella stessa dottrina.
«Non pagheremo noi la vostra crisi» è uno slogan che ha unificato questo sentimeno, comune in tutta Europa. Ovunque, presto o tardi, la crisi finanziaria colpirà, e ovunque ci sarà da difendere ciò che ci vorranno togliere, e chiedere di più.
Gli studenti e le studentesse di mezza Europa seguono oggi le vicende italiane, chiedendoci di non fermarci, di arrivare fino in fondo, di dimostrare che ce la si può fare. E questo è quello che chiediamo anche noi, dall’estero, ai compagni e alle compagne d’Onda in Italia.
Tanta è la paura che la situazione si normalizzi, che col tempo si ritorni in classe, che a colpi di piccole e insignificanti concessioni del Ministro, pezzi di questo meraviglioso movimento si sfilino, e che, come altre volte, ciò che sembrava poter cambiare tutto, finisca col cambiare molto poco.
Nel 2005, dopo il fantastico corteo del 25 ottobre, l’assemblea della Sapienza fu un rompete le righe. Ci si disse che non lo era, ma crediamo tutti si ricordi come, a parte pochi eventi, quella data fu l’inizio della fine di quel movimento.
Oggi non può andare così. Troppo grande la posta in gioco, troppa la gente coinvolta, troppo grave sarebbe la sconfitta.
Abbiamo bisogno di un’università e di una scuola diversa, dove la ricerca sia libera e liberi dalla precarietà i ricercatori, dove gli studenti non siano clienti del grande mercato della conoscenza, ma soggetti attivi nella produzione di sapere. Un sapere riconosciuto come bene collettivo, pubblico e pertanto di tutt* e da tutt* creato. Abbiamo bisogno di autoriformare l’università.
Abbiamo cominciato ad autoriformare l’università. Abbiamo bisogno di una moltitudine di cospiratori che riparta da Roma e dalle assemblee della Sapienza per invadere il paese, decise e decisi ad arrivare fino in fondo. Fino alla fine. Fino alla vittoria.
Noi saremo qui, spars* per l’Europa, pront* a scendere in piazza con voi.
E, statene cert*, sarà una mareggiata che li seppellirà!
European Anomalous Wave

Onde di: Copenhagen, Parigi, Bruxelles, Madrid, Amsterdam, Londra,
Barcellona, Berlino, Lione, Baden-Wuttemberg, Siviglia, Aarhus,
Murcia, Utrecht ,Almerìa, Granada, Comitato ScuolAperta di Atene
contro la controriforma Gelmini, Ateneu Candela – Barcellona,
Colletivo Exit – Barcellona.

(Fonte: reto - 20 novembre 2008)

3.12.08

Lo scacciapensieri

Ieri ho trattato un argomento già affrontato in precedenza. Mi spiace ripetermi, ma oggi sono costretto a farlo di nuovo.
Con grande stupore ieri sera ho scoperto che la mensa universitaria ha compiuto un ulteriore passo indietro. Mi ero già soffermato sull'aumento del costo per un pranzo completo; ci si era appena abituati a questo shock ed ecco che il servizio di ristorazione ha introdotto una nuova regola: chi prende la pizza non ha più il diritto ai grissini e al pane. Interpellato sulla questione, il personale si è semplicemente limitato a fare da scaricabarile sostenendo che la scelta è stata imposta come sempre dall'alto senza fornire nessun altro tipo di informazione, tranne quella di restituire i prodotti sopra citati.
Ipotizzando che il più delle volte a fine giornata avanza un bel po' di pane, quest'ultimo abitualmente viene riciclato per il giorno a seguire se non oltre, perdendo le sue qualità. Prima di introdurre questa nuova regola, visti i lunghi tempi di attesa per la pizza, uno aveva quanto meno la possibilità di placare la propria fame con pane e grissini, ora ciò è negato.
Già il prezzo è aumentato e il servizio peggiorato (posate e tavoli sporchi, cibi di scarsa qualità, ecc.), ora con queste limitazioni si spera che il prossimo passo non sia quello di toglierci anche il dessert o addirittura le posate.
Matte&Patrik

3.12.08

3.12.08

Vaticano: libertà cristiana e discriminazione

Mentre papa Ratzinger invoca una “libertà cristiana” nell’Università, il monsignore Celestino Migliore (rappresentante della Santa Sede alle Nazioni Unite, New York) si esprime contrario alla depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo. E’ così che dal Vaticano si riesce in un giorno solo a parlare insieme di liberazione e discriminazione.
“La validità di una riforma universitaria non può che avere come riscontro la sua libertà”, afferma il santo padre nell’incontro con alcuni studenti e docenti di Parma. E ancora: “Questo non significa isolamento dell’Università dalla società, né autoreferenzialità, né tanto meno perseguimento di interessi privati approfittando di risorse pubbliche. Non è certo questa la libertà cristiana!” Dispiace osservare che queste frasi non spostino di un millimetro il baricentro della questione politica. Tra baroni e diritto di studio-ricerca, tutto è compreso. Ciò che rimane è l’imbarazzante constatazione di avere ascoltato una tautologica retorica priva di argomentazione.
Di tale assenza esplicativa è tuttavia ulteriore contenitore il discorso di Migliore. “Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni.”
La proposta di depenalizzare l’omosessualità nel mondo, agita dalla Francia, verrà (con molta probabilità) intavolata il 10 dicembre prossimo. Quel giorno verranno celebrati i 60 anni della dichiarazione dei diritti umani. Le parole del rappresentante ecclesiastico alle Nazioni Unite a questo punto (qualora non risultassero gravi di per sé) raggiungono l’apice della malsanità nel tentivo successivo di argomentarle.
“Per esempio gli Stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come 'matrimonio' verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni.”
Comandamento n.6: non commettere atti impuri.
Rughe

3.12.08

3.12.08

3.12.08

3.12.08

Difesa Umana

Oltre la sicurezza: persone manipolate

Nella “marmaglia clandestina” ostile al Fronte Separatista emerge una grave banalizzazione. La riduzione dell’Altro a elemento di disordine, illegalmente in vita, paranoicamente padrone. L’Altro diviene clandestino; il clandestino diviene massa informe (quindi spersonalizzato). Il particolare dell’Altro che è corpo, carne, voce, sguardo, è capovolto in un qualsiasi indeterminato, membro indistinto di una “marmaglia” senza legge. Il peggio tuttavia accade oltre. “Immigrati che sono diventati padroni” è passaggio carico di una profonda ombra storica. Dall’ebreo affarista, padrone dell’economia si arriva alla Shoa. Colpevolizzazione che giunge allo sterminio. Sollevare (senza argomentare) certezze sopra l’Altro (che già non ha più volto nel considerarlo “marmaglia”) è pericoloso.
Ciò che si afferma è che la retorica violenta utilizzata dal PAB è grave, lesiva della realtà, fondamento di una ideologia regionale che nasconde la sua sola natura economica.
Rughe

1.12.08

Lo scacciapensieri

Nel quarto numero di Pagina/13 avevo accennato del problema della riduzione della sessione di esami di gennaio, ora che circolano le date degli esami da un paio di settimana mi vorrei soffermare di più sulla situazione. Ora va bene che la sessione è stata ridotta a un mese e che quindi le date per spalmare meglio gli esami si son ridotte ma, c'è gente che si è ritrovata tutti gli esami in due soli giorni. Si perché nella lettura del Pdf con su scritte le date degli esami è stato grande lo stupore ai più che si son ritrovati tutti gli esami concentrati in due soli giorni, uno in gennaio e un altro in febbraio.
Certo fa piacere sapere che qualcuno crede talmente nelle nostre potenzialità da ritenere che siamo in grado di riuscire a sostenere più esami in un solo giorno ma, c'è qualcuno che crede talmente tanto nelle nostre potenzialità che ci ha sopravvalutato al punto tale da pensare che tra le nostre capacità abbiamo anche quella dell'ubiquità. Se qualcuno si leggerà attentamente il Pdf con le date degli esami infatti, scoprirà non solo che molti esami sono raggruppati nello stesso giorno ma, anche alla stessa ora!
Va bene che la Gelmini sostenga che l'università non dev'essere un parcheggio ma, in questo modo rischia di diventarlo perché, riuscendo anche a preparare più esami per lo stesso giorno, quanti di noi a distanza di tempo saprebbero ricordare le cose studiate in questo modo?
Matte

1.12.08

1.12.08

Cacca al diavolo e fiori a Gesù

Mangia Bene, Cresci Meglio e FOOD 4U sono due campagne avviate dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali sul tema dell'importanza delle scelte alimentari. La prima, dedicata agli studenti e ai docenti delle scuole secondarie di 1° grado, concerne la realizzazione di “un annuncio pubblicitario per la stampa e il relativo video backstage sulle fasi dello sviluppo del lavoro”. La seconda prevede “un concorso per la realizzazione di spot video ad uso televisivo sul tema 'I giovani ed una alimentazione consapevole', ed è dedicata ai giovani e agli insegnanti delle scuole superiori di ben 16 paesi europei”.
Iniziative come queste, oltre ad essere simpatici passatempo, sono senza dubbio mosse pensate con una certa acutezza mentale all'interno di un saggio progetto strategico che di certo tiene conto delle strette connessioni tra i problemi di una società.
Altra partenza: i GAS. Gruppi di persone - Gruppi di Acquisto Solidale - si organizzano da circa 14 anni qui in Italia per "acquistare all'ingrosso prodotti alimentari o di uso comune da, ridistribuire tra loro". Tali gruppi "cercano prodotti provenienti da piccoli produttori locali per avere la possibilita' di conoscerli direttamente e per ridurre l’inquinamento e lo spreco di energia derivanti dal trasporto". Pratiche come questa sono vere e proprie scosse allo stesso sitema che per vie traverse arriva a creare problemi sanitari - gli stessi che il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali vuole risolvere con annuncini pubblicitari, ripresine backstage e spot video consapevoli.
http://www.politicheagricole.it
http://www.retegas.org
Ale,6

1.12.08

Quando la protesta diventa troppo

In questi tempi di mobilitazione studentesca, di manifestazioni e di occupazioni, interamente mirate a destituire la classe dirigente che ha partorito la legge ammazza università, c’è un caso in cui quello che viene visto come inevitabile si dimostra sbagliato almeno quanto ciò che lo ha creato. In Thailandia si sta protestando contro il primo ministro da ormai quasi 3 anni. Martedì 25 novembre, l’ultima mossa dei dimostranti è stato il blocco, praticamente totale, del nuovo aeroporto di Bangkok. Quest’evento a seguìto di un periodo di distensione, in cui il governo aveva cercato di placare gli animi e di intavolare un dialogo con i “ribelli”, porta la firma del People’s Alliance for Democracy, gruppo di spicco della protesta, aveva l’intento di bloccare qualsiasi attività degli uffici governativi, temporaneamente sistemati nell’aeroporto.
La giornata di martedì, seguiva quella di lunedì (ovviamente), nella quale i protestanti tagliarono l’elettricità e impedirono una seduta del parlamento. Secondo alcuni portavoce della protesta, le azioni di questi due giorni, sarebbero il colpo di grazia al governo guidato da Somchai Wongsawat.
Quello che dà a pensare è che persino la popolazione sente ormai questa protesta come fuori luogo, qualcosa che potrebbe portare a una guerra civile. Un giornalista di un quotidiano Thailandese definisce queste lotte come “una saga senza fine, futile e che svuota la società”. Cosa dire con questo?Niente, solo che il troppo stroppia!Evviva i luoghi comuni!
π

1.12.08

Il tradimento del consumo

Nel momento in cui la recessione economica sembra spingere verse un uleriore taglio dei tassi di prestito, il consumo arranca nella sfiducia ai mercati globali. Giovedì 4 dicembre a Bruxelles il consiglio direttivo della Banca Centrale Europea. Ciò che potrebbe fuoriuscire dai banchi bancari è proprio un’economica di ribasso alla quota d’interesse (3,75% attuale). Cosa comporta tutto questo?
Al calare dei tassi corrisponde un incremento di liquidità; devalutazione del denaro; maggiore circolazione ed aumento del consumo. Ci si trova davanti ad un movimento economico che facilita l’indebitamento del consumatore, favorito proprio dal calo dei tassi. Il problema per i prestatori è invece legato al puro calcolo della riduzione delle entrate derivanti dagli interessi sul prestito. Da qui emergono nuovi strumenti per il rendimento; spazio alla Finanza Creativa.
Il palcoscenico in cui i consumatori-cittadini-viventi (noi) si trovano a respirare, si tesse degli stessi colori della crisi che si vuole affrontare. I subprime (prestiti concessi a soggetti che non possono accedere ai tassi di interesse di mercato), fondanti questo crollo economico, nascono dall’esigenza di estendere l’accesso al credito. A complemento di questa estensione si compie una spesa eccedente le possibilità reali della sua realizzazione. Aumenta nuovamente l’indebitamento.
E’ chiaro a questo punto che ogni scelta da parte degli economisti di Bruxelles sarà centrale nell’andamento economico del periodo a venire. Centrale è ancora una volta il consumo.
Se di un tradimento si parla è ora di un agire umano che priva il sistema economico del suo alimento, l’umano stesso. E se i bar di Veronetta oggi restassero vuoti?
Rughe

1.12.08

Feelings: Elettriche albe oniriche e paure quotidiane

“Stephen si svegliò col brusco suono elettronico della sveglia sul telefonino. Aprì lo sportelletto e, senza guardare, schiacciò il bottone che come ogni mattina segnava il passaggio dal mondo del sogno alla realtà.
Ancora qualche istante di esitazione. Poi i piedi per terra, sul pavimento intiepidito dal riscaldamento centralizzato, che insieme a tutti gli altri comfort di una vita moderna garantiva un risveglio accessibile, permettendogli di rimanere anestetizzato ancora per un po’, in quel limbo dorato che è la prima mezz’ora del mattino. Si diresse verso la finestra nel buio, evitando con cura automatica gli oggetti che sapeva di aver lasciato sparsi nella stanza la sera prima, consapevole di poter fare affidamento su una conoscenza precisa, millimetrica, dello spazio in cui si stava muovendo. Allungò la mano e sollevò di qualche centimetro la tapparella. A Stephen non piaceva l’idea di venire abbagliato dalla freddezza e dalla precisa luminosità della luce elettrica, non subito almeno, non appena sveglio. Preferiva prendere confidenza con la vita reale a poco a poco, vestendosi nella penombra del mattino.
Un breve sguardo attraverso le tende parve dargli, concentrata in poco più di un secondo sfuggente, una visione d’insieme, quasi una premonizione, di quella che sarebbe stata la sua giornata, delle sensazioni che l’avrebbero accompagnato. Era una di quelle giornate intrise di malinconia, era ovunque, nell’aria, in lui. Una di quelle giornate in cui il paesaggio e la natura sembrano piangere. Un opaco sole autunnale faceva la sua timida comparsa tra i palazzi, lasciando attraverso i vetri un tepore in grado di fare accennare un sorriso. Un misto di tristezza e ammirazione.
La chiave entrò nella toppa. Si infilò la giacca, controllò di aver preso tutto toccandosi le tasche, si abbottonò stringendosi nel colletto di lana, sospirò e aprì la porta.
Il freddo del mattino lo sommerse, inondandolo con un mare di sensazioni. Per un istante, quando fece il primo passo fuori da quello che era il calore della sua abitazione, gli parve di poter vedere il confine in cui le sue cose, la tranquillità del suo spazio di vita personale, l’odore del caffè alla mattina e il silenzio in cui erano immersi gli oggetti, si mescolavano con il mondo esterno. Li vedeva scontrarsi, infrangersi su una barriera invisibile, li immaginava scuotersi, ancora intorpiditi, sotto il morso dell’aria gelida che entrava irriverente, senza rispetto per il sonno rassicurante a cui erano da sempre abituati. Uscì sulla soglia, chiuse a doppia mandata alle sue spalle, alzò la testa, lanciò un’occhiata al cielo e inspirò con forza allargando le narici. Mentre lo faceva chiuse gli occhi, quasi a voler assaporare con maggiore intensità quello che l’aria aveva da offrirgli. Una visione rapida, come una scarica di elettricità fulminea e paralizzante gli attraversò il cervello. Si sentiva appeso al suolo, a testa in giù, ma con i piedi attaccati al terreno, ben saldi sull’asfalto, mentre un limpido cielo azzurro, in posizione verticale, si ergeva puro come non mai davanti ai suoi occhi. Aveva una visione in terza persona della scena, ma sentiva sulla sua pelle quello che vedeva, regista, attore e spettatore di sé stesso. Gli parve di vivere un ritorno alle origini, alla semplice sensibilità, ad un vivere innocente, ad una conoscenza primordiale basata sulla sensazione, una maggiore vicinanza al cuore fisico della realtà. Il gusto semplice della vita. Sentì la sua mente accarezzata da quell’odore di asfalto che penetrava fino al centro dei ricordi della sua infanzia, quell’odore che solo il vento caldo del posto in cui sei nato ti restituisce nella calma monotona dei giorni d’estate. Quell’odore di attesa nei pomeriggi assolati, l’odore del fresco della sera; l’odore di una gelida mattinata invernale, che scende nei polmoni e apre una finestra sulla vita”.

«Brian», disse una voce ancora non ben identificata. Seguì, poco dopo, il suono elettronico della sveglia sul telefonino. Superò il momento di confusione, aprì lo sportelletto e fermò quel fastidiosissimo rumore, poi si fregò gli occhi e si girò verso Tina, che era vicino a lui, nel letto.
«E successo di nuovo», disse sottovoce, ancora inebetito e confuso nel dormiveglia.
«Ehi Brian…Non volevo svegliarti. Dormivi agitato».
«Non è niente. Sognavo», disse dopo aver capito dove si trovava. Fissò un secondo il soffitto bianco, con il lampadario che oscillava roteando di qualche millimetro. Rimase immobile per un istante, piatto sulla schiena con le mani dietro la testa e lo sguardo nel vuoto, tentando di ricordare i dettagli di qualcosa. Poi prese lo slancio, lasciò andare i pensieri e si girò sul fianco, verso di lei. Gli parve così bella e piccola, con gli occhi socchiusi e la faccia immersa nel cuscino, nella tenue luce arancione del mattino. Le diede un bacio sulla fronte e si alzò.
Si vestì nella penombra, guardò Tina che dormiva di nuovo e si preparò per andare. Per non svegliarla decise di lasciare un biglietto sul comodino: «Vado al lavoro. Stephen mi aspetta, forse finalmente ho qualcosa per lui. Quando ti svegli chiamami, sono in studio. A stasera. Un bacio. Brian». Posò carta e penna accanto al letto e scese al piano di sotto.
Si abbottonò stringendosi nel colletto di lana e uscì nel freddo del mattino. Una volta salito in macchina accese una sigaretta e cercò di dare un filo logico ai suoi pensieri, ma troppe erano le idee ed era ancora troppo presto per avere una conferma. Una volta arrivato nel suo studio lanciò un’occhiata alla scrivania. Un mucchio di fogli disordinati occupava gran parte dello spazio. Alcuni erano appallottolati, altri scarabocchiati con disegni senza senso, che faceva senza pensare quando l’incubo del foglio bianco si impadroniva di lui. Era da qualche mese ormai che cercava uno spunto per il suo nuovo lavoro. La casa editrice non gli avrebbe lasciato scampo ancora per molto. Le prime richieste per avere un’anteprima erano già arrivate e Tom, che aveva visto in lui le caratteristiche del grande scrittore convincendo l’editore da cui lavorava a pubblicare la sua prima opera e proponendogli un contratto valido per un principiante, iniziava a farsi sempre più insistente. Finora se l’era cavata egregiamente, improvvisando qualche spiegazione qua e la, inventandosi le linee generali di un soggetto di cui in realtà non aveva neanche la più pallida idea e, cosa più importante di tutte in una società in cui la scatola vale molto più del contenuto, dimostrando di avere la situazione in pugno e le idee chiare. Tom era un suo grande amico ma da quando lavorava per lui le cose non erano più le stesse. A prima vista il rapporto tra loro era rimasto lo stesso, ma nel profondo c’era qualcosa che non andava. Non erano più i due ragazzi che avevano fatto insieme le superiori né tanto meno gli amici dei tempi dell’università. Tom aveva delle aspettative nei suoi confronti e lui sentiva che se fosse stato necessario rovinare quel che c’era e soprattutto quel che c’era stato tra loro per far fronte ai suoi impegni l’avrebbe fatto. Con qualche esitazione, ma l’avrebbe fatto. Doveva farlo del resto. E lui non aveva più nessun diritto di rinfacciargli qualcosa perché la vita, ora, era un’altra. C’erano in ballo responsabilità, obblighi e doveri. Era un tacito accordo che da entrambi veniva dato per scontato e Brian era sempre stato ferito nel profondo da questa sensazione. Non poteva sopportare di rivedere persone con cui aveva condiviso momenti fantastici e realizzare che niente era più come allora, che quei momenti non li avrebbe ritrovati mai più. Si sentiva come estraniato dal mondo quando vedeva che non c’era nemmeno più niente da dire, che il discorso faticava ad andare oltre un livello di disgustosa superficialità, di pacifica e scontata educazione. Si era sempre chiesto come fosse possibile che due persone che erano state estremamente vicine per un certo periodo di tempo diventassero totalmente indifferenti. L’unica spiegazione che riusciva a trovare era pensare che la causa fosse proprio la paura di sentire sulla pelle quella stessa sensazione che lui adesso provava. Era per il timore di rendersi conto che tutto era morto che si fingeva di tenere in vita un qualcosa che non esisteva più da tanto ormai, per la difficoltà di accettare che il tempo avesse srotolato le fila di quelle due vite prima così inestricabilmente legate e diventate invece ora due binari paralleli, che difficilmente sarebbero tornati ad incontrarsi di nuovo.
Da qualche giorno a questa parte però le cose erano cambiate e Brian sentiva che la soluzione per il suo lavoro si stava avvicinando. Questa sensazione lo accompagnava costantemente, e il fatto di non poter capire il perché lo rendeva ancora più nervoso del solito. Quel che più lo irritava era l’incapacità di capire perché si sentisse così. Si sedette sulla sua poltrona, lasciandosi cadere a peso morto e appoggiando la testa sullo schienale, con lo sguardo fisso sul soffitto. Restò così qualche secondo e poi si tirò su, scansando con un braccio tutto quello che c’era sul tavolo nel tentativo di farsi un po’ di spazio tra quel mare di bozze senza capo né coda. Nello spostare i fogli una pila di materiale cadde a terra, spargendosi disordinatamente sul tappeto. Preso da un impeto d’ira buttò a terra anche tutto ciò che aveva davanti, tornando a vedere così il color legno del suo banco di lavoro, da tempo sepolto sotto il magro frutto delle sue capacità intellettuali.
Allungò una mano nella tasca della giacca appesa alla sedia e prese il pacchetto. Tirò fuori una sigaretta, se la mise in bocca e gettò il piccolo contenitore di cartone sulla scrivania. Poi frugò in tasca, trovò l’accendino, lo guardò un attimo e sorrise. Era quello di Tom. Glielo aveva fregato di nuovo e lui ci era cascato un’altra volta, come ai tempi del liceo. Accese e soffiò il fumo verso l’alto, mentre sentiva la stanza riempirsi di quell’odore famigliare, che in fondo poi non gli piaceva, ma a cui era talmente abituato da poterlo considerare l’equivalente di un compagno di avventure. Mentre spingeva la sedia leggermente più indietro per distendere le gambe gli cadde l’occhio su uno dei tanti fogli che riempivano il pavimento. In un riquadro di forma rettangolare, disegnato a penna nera e più volte evidenziato malamente, era scritto un nome: «Stephen». Lo raccolse e si mise a fissarlo con più attenzione. Quelle sette lettere erano la sua unica certezza. L’unico punto fermo del suo lavoro che ancora non esisteva, nemmeno mentalmente. Il suo personaggio si sarebbe chiamato così, indipendentemente da tutto quello che il suo libro avrebbe raccontato, o dal ruolo che gli sarebbe stato affidato Avrebbe potuto essere un avvocato, un vecchio, un disoccupato, un poliziotto, un magazziniere, un assassino, un bambino, o anche lui stesso. Poco importava. Si sarebbe chiamato Stephen. Senza un perché e senza una spiegazione. Mentre ragionava su quel nome ancora vuoto, senza volto e senza storia, il telefono suonò. Brian fece l’ultimo tiro con faccia un po’ schifata, come faceva sempre, sputò il fumo di lato e tirò a sé il portacenere per spegnere la sigaretta. Mentre con una mano schiacciava il mozzicone a fondo curandosi di spegnere tutte le piccole braci incandescenti con il braccio sinistro alzò la cornetta e rispose.
« Buongiorno scrittore…sono io. Allora, come stai? Ci sono novità con Stephen?»
La domanda lo lasciò di sasso. Aspettò qualche secondo prima di rispondere nel tentativo di capire come fosse possibile che lei conoscesse alla perfezione i pensieri che in quel preciso istante affollavano la sua mente. Poi rispose. «Forse. Ci sto pensando. Ma tu come fai a saperlo?»
«Ho letto il biglietto che mi hai lasciato sul comodino questa mattina».
Il bigliettino. Il risveglio confuso di poche ore prima. Il sogno.
«Ma certo, che stupido. Ti voglio bene Tina. Ma ti devo richiamare dopo,ok?».
«Anzi, aspetta. Rileggimelo per favore. Ce l’hai ancora vero?».
«Si, ce l’ho qui. Dice così: vado al lavoro. Stephen mi aspetta, forse finalmente ho qualcosa per lui. Quando ti svegli chiamami, sono in studio. A stasera. Un bacio. Brian. Mi sembrava che quello di oggi fosse stato un risveglio più traumatico del solito, ma non credevo così tanto Brian. Dormivi male e ti ho svegliato. Evidentemente non è bastato. Mi sa che hai continuato a dormire ancora per un bel po’. Hai anche detto qualcosa di insensato del tipo “è successo di nuovo” o una frase simile. Che c’è che ti tormenta?».
«Grazie Tina. Non lo so cosa ho sognato, per adesso. Ti chiamo dopo, ok?»
«Ok Brian».
«Ah, Tina…».
«Che c’è Brian?».
«Buongiorno comunque…ti ho lasciato il caffè pronto da accendere sul fuoco. Fatto come piace a te.».
«Tu sei pazzo Brian. Hai dei seri problemi, dico davvero».
«Già…non ci scherzare troppo però, potrebbe essere vero».
«Lo so. A stasera».
«A stasera».
Con un accenno di sorriso posò la cornetta e tornò alle sue cose. Provò a ripensare con insistenza al sogno che aveva fatto e di cui evidentemente non ricordava più nulla, fatta eccezione per alcuni istanti, nei quali non riusciva comunque a trovare niente di straordinario.
«E successo di nuovo». Pensò alle parole di Tina. Che significato potevano avere? Era stato lui del resto a pronunciarle. E cosa c’entrava Stephen? Il personaggio del suo racconto era stato nei suoi sogni, nel suo inconscio aveva fatto qualcosa, qualcosa di importante a giudicare da quello che aveva scritto sul bigliettino poche ore prima. Ripensò intensamente e con attenzione a tutto quel che era successo dal momento in cui si era svegliato a quando era arrivato in studio. Non era successo niente, era stato un semplice risveglio quotidiano, una normalissima mattinata fatta di azioni meccaniche, come ce ne erano state a migliaia nella sua vita. Eppure sentiva che l’anello mancante era vicino e nel suo sogno c’era qualcosa di importante. Ci aveva già provato appena sveglio a ricordare, ma la confusione in cui si trovava poco dopo aver aperto gli occhi l’aveva indotto a lasciar perdere, a rimandare a dopo e adesso era il momento di riflettere.
Si alzò dalla sedia, diede un’occhiata alla stanza, agli oggetti sulle mensole, alle fotografie appese ai muri, ai libri sugli scaffali, toccò con mano la stoffa delle tende camminando per la stanza alla disperata ricerca di una sensazione, di un input che lo aiutasse a ricordare. Decise di mettere un po’ di musica per riempire la staticità dello studio e supplicarlo di mettersi in movimento, di aiutarlo a dare il via al flusso dei suoi pensieri, nel disperato tentativo di ricordare un qualcosa che forse nemmeno esisteva o che magari non aveva la minima importanza. Le note iniziarono ad uscire dalle casse, una dopo l’altra, dolci, leggere, familiari. Gli sembrò di vederle, mentre andavano a posarsi sulle cose e rimbalzavano sulle pareti, solleticando i ricordi. Riconobbe il calore che una giusta canzone di primo mattino riesce a dare, si sentì nella sua vita, con la sua colonna sonora, circondato dalle sue cose e dalle sue emozioni. Ad un tratto gli parve di ricordare qualcosa di importante. Ripercorrendo per la millesima volta le azioni che aveva fatto dal momento del risveglio cominciò a farsi strada nella sua mente un’idea che sembrava acquistare sempre più forza man mano che ripensava a ciò che era stato. Aveva sognato la sua vita quotidiana, un normalissimo risveglio di una qualsiasi giornata. Aveva davanti a sé tutte le azioni e gli pareva di riconoscerle una ad una. Se le immaginava scritte su una sorta di lista o di promemoria, ben ordinate e in successione. Mentre seguiva il filo logico dei suoi pensieri si immaginava di spuntarle con una matita, quasi fosse al supermercato, con tanto di carrello, a fare spesa di azioni quotidiane.
Il sogno si svelò poco alla volta e Brian riuscì ad avere un’idea abbastanza esaustiva dei suoi contenuti. Tuttavia, gli sembrava che mancasse qualcosa, c’era qualcosa di diverso nelle sensazioni che aveva provato.
Si sentì un po’ disgustato per aver fatto tutta quella fatica nel tentativo di riportare alla luce quello che doveva essere una sorta di tesoro sepolto nel suo inconscio e che si era rivelato invece essere niente più che un’anticipazione di ciò che sarebbe accaduto pochi minuti dopo. Capì il significato delle parole che aveva pronunciato. Non era la prima volta che gli succedeva. Era arrivato al punto che perfino i sogni ricalcavano la sua vita. Non aveva neanche più la capacità di immaginare qualcosa di diverso dalla routine in cui era immerso fino al collo. Il passo successivo sarebbe stato probabilmente quello di sognare cosa avrebbe mangiato a pranzo. Si sarebbe visto bloccato in un ingorgo, in mezzo al traffico, o ancora in coda all’ufficio postale, avrebbe sognato le bollette da pagare, le scadenze da rispettare, le responsabilità a cui doveva far fronte, gli obblighi, i doveri, fino a quando non avrebbe iniziato a sentire anche gli stessi odori e a vedere con gli stessi colori. L’odore dello smog, dei rifiuti bruciati all’inceneritore in periferia, l’aria pesante e l’afa della città, le cartacce e le bottiglie vuote che vedeva sparse nel parco vicino alla stazione, i tramonti metallici e il grigio dei pomeriggi piovosi, questi sarebbero stati i suoi compagni di sonno. Era quello che il suo inconscio voleva dirgli? Che non ci sarebbe più stato scampo, nemmeno quando avrebbe tentato di chiudere gli occhi, immerso nelle sue coperte, tra i suoi profumi, in cerca di un disperato momento di abbandono e di sollievo, anche fittizio ? No. Nonostante tutto, sapeva che quella non era la chiave di lettura giusta. Sentiva quelle sensazioni come proprie, almeno in parte, ma mancavano dei dettagli essenziali. Si sforzò di ricordare. Il sacrificio di tornare indietro, di scavare in profondità era tale da fargli quasi socchiudere gli occhi. Sentiva il desiderio di accendersi un’altra sigaretta, ma sarebbe stata già la terza della giornata, e così lasciò perdere. Si ricordò che c’era qualcosa di diverso tra il risveglio del sogno e il risveglio reale. Quello che mancava gli balenò di colpo in testa, gli parve di sentirlo, come il primo rintocco della campana nel cuore della notte, quando l’ora dei dannati è ormai alle spalle e la lancetta scatta in avanti di un balzo. Si ricordò della visione che aveva avuto nel sogno, delle immagini che aveva visto. Poco a poco gli venne in mente del cielo verticale, del mondo all’ingiù, dei ricordi che gli avevano attraversato la mente di colpo, pur non riuscendo a ricostruire e a descrivere le sensazioni che aveva sentito e provato sulla sua pelle, mentre dormiva.
Stephen. Fu allora che quelle sette lettere vennero in suo soccorso. Non era lui il protagonista del suo sogno, non del tutto almeno. Il nome del suo futuro personaggio aveva popolato le sue visioni, mescolando alla sua vita di tutti i giorni aspetti nuovi. Da tempo ormai si era dimenticato delle piccole cose, non riuscendo più a cogliere i misteriosi e silenziosi significati che dietro di esse si celano. Aveva bisogno di vedersi dall’esterno per capire e capirsi, per riuscire a soppesare con attenzione ogni singolo aspetto della situazione che stava vivendo, della sua vita. Brian aveva provato diverse volte questa sensazione ma non era mai riuscito a spiegarla con facilità. C’erano attimi in cui si chiedeva il perché, il perché di tutto. Arrivava ad essere confuso al punto che niente gli sembrava più avere senso, tutto era lento, stupido, forzato, fuori luogo. Avrebbe solo voluto spegnersi in quel momento, lasciare che tutto cadesse, si affievolisse. Avrebbe voluto avere del silenzio e un immenso nero intorno a lui, così da poter capire, da potersi ascoltare, da potersi sentire. Al di fuori di tutto, staccato da chiunque e da qualunque cosa, immerso in sé stesso, per poter sentire sulla pelle solo la sua presenza nel mondo, analizzarne la complessità di tutti i suoi singoli aspetti, per capire di essere vivo, per sentire di esistere, indipendentemente da tutto.
Forse per la prima volta capì che aveva sotto mano la possibilità di vedersi con altri occhi, di riscoprire quello che era, di capire quello che stava perdendo, di analizzare i cambiamenti mentre ci era dentro e non quando tutto era già successo e rimaneva soltanto il peso delle conseguenze. Sapeva quanto fosse difficile essere degli osservatori attenti della propria esistenza. Era come sapere di essere felici. Lo si realizzava per qualche istante, per brevi periodi, sempre dubitando se si potesse realmente affermare di esserlo a gran voce, valutando attentamente tutti i problemi e i dettagli del caso, trovando sempre quei piccoli difetti che in definitiva facevano pensare che forse prima di gridarlo al mondo sarebbe stato meglio aspettare ancora un po’. Individuare un periodo felice della propria vita era un’operazione che avveniva sempre a posteriori, accompagnata dal rimpianto, quando ormai rimaneva solo il gusto amaro del ricordo. Era un procedimento così tipicamente umano, composto in egual misura di solida razionalità e incomprensibile pazzia. Veniva portato a termine in modo quasi matematico, confrontando in un’analisi esaustiva e dettagliata il periodo in corso con quello appena passato, mettendo sul piatto della bilancia avvenimenti positivi e negativi, ricordi, soddisfazioni, delusioni, rimpianti e sorrisi, senza considerare che il passato aveva dalla sua parte il peso della nostalgia e il presente non poteva ancora essere capito, almeno non fino a quando non si fosse cristallizzato in quello che era in realtà solamente un passato più recente. Lo stesso valeva per i cambiamenti. Si potevano intravedere dei nuovi sviluppi, delle svolte, dei cambi di direzione, ma si realizzava la situazione nella sua globalità solo a giochi fatti, quando ormai ci si era immersi nella nuova vita fino al collo, migliore o peggiore che fosse.
Era e sarebbe stata sempre una questione d’istinto.
Ma l’istinto talvolta sembrava non bastare e Brian aveva l’impressione che Stephen fosse lì, adesso, per dargli la possibilità di rendersi conto che qualcosa se ne stava andando, per aiutarlo a ricordare da dentro i suoi sogni, che erano così simili alla realtà.
Quella era la chiave di lettura giusta e, mentre il fumo gli usciva dalla bocca in una nuvola quasi perfettamente circolare, Brian fece un piccolo sorriso. Continuò a seguire il filo dei suoi pensieri ancora per un po’, fumando e guardando fisso nel vuoto. Sentiva che stavano prendendo la strada giusta, aveva su di sè quella leggera e strana pelle d’oca che gli veniva quando l’ispirazione stava per arrivare, quando era vicino a raggiungere una soluzione, quando prendeva in mano la penna e scriveva sentendo che quell’impersonale successione di lettere e parole che finiva sul foglio si stava trasformando, prendendo la forma che lui sapeva di avere sempre voluto dargli, aiutandolo a dire quello che sapeva da sempre, liberandolo da pesi metafisici insormontabili e permettendogli di ordinare e capire più a fondo la propria vita. Era così strano che dei semplici simboli apparentemente inutili e senza senso nella loro individualità potessero esprimere le sensazioni più vere che un individuo conservava nel suo profondo. C’era un qualcosa di mistico in quel procedimento, e Brian sapeva che non gli sarebbe stato sempre possibile riuscire a metterlo in pratica. Era per questo che rispettava la sua ispirazione o la più totale mancanza di essa, senza pretese e senza rancori. C’era un rapporto di rispetto e fiducia reciproci tra il linguaggio e la sua persona, non una pretesa di dominio e di superiorità da parte sua. Le parole non erano un semplice strumento, niente era più distante da quell’idea sbagliata. Sapeva di essere in grado di interpretarle e di servirsene per dare una voce alle parti di sé che non l’avevano, ma avrebbe dovuto riporre in loro le sue speranze, crederci e concedersi. Loro, presto o tardi, non l’avrebbero abbandonato. E così fu.
Brian infatti non solo adesso ricordava nei minimi dettagli il suo sogno, ma si rendeva conto di conoscere alla perfezione le sensazioni che voleva descrivere e il modo in cui doveva farlo: conosceva a memoria le parole, gli aggettivi da usare, le sfumature che avrebbe dato al suo racconto, persino la punteggiatura delle sue frasi.
Prese il primo foglio bianco che trovò, impugnò la penna e con convinzione e sicurezza iniziò a scrivere: “Stephen si svegliò col brusco suono elettronico della sveglia sul telefonino. Aprì lo sportelletto e, senza guardare, schiacciò il bottone che come ogni mattina segnava il passaggio dal mondo del sogno alla realtà”.
Elettriche albe oniriche e paure quotidiane.

Teo.Théo

1.12.08

Corrispondenza con un numero

P Greco:

Ciao a pagina 13.
Eccovi un altro articolo di politica estera, ma gli altri andavano bene?

Grazie



Ale,6:

Ciao p greco,
pensavo di averti risposto agli articoli prima, probabilmente mi sono
confuso con altri.
Si, gli articoli andavano bene. Sono stati già pubblicati entrambi (quello
sul day without gay e quello sulla 194). Lunedì pubblicheremo questo della
thailandia, perchè pagina13 esce dal lunedì al giovedì (se no ci ammazziamo
di volontariato!)
Precisazione personale (e quindi di Alessandro): pagina13 è nato senza una
precisa idea partitica, etica, estetica, filosofica o letteraria. Ciò
significa che ogni articolo che riceviamo da parte di studenti, docenti,
personale amministrativo, eccetera, non passerà di certo da alcun filtro.
Che ci piaccia o meno a noi che impaginiamo, pubblichiamo sul blog,
stampiamo e distribuiamo, non crediamo che avere l'arroganza di accettare o
scartare articoli sia la cosa giusta per un "quotidiano studentesco?".
Questo pensiero contagia un po' tutta pagina13, infatti anche la testata ha
un logo che varia nel tempo a seconda di studenti che propongono il loro.
In buona sostanza, alla domanda "gli articoli andavano bene?" la risposta è
sempre la stessa: si. Piuttosto sta domanda dovresti farla a te stesso/a.

Che poi io personalmente non sia daccordo con ciò che hai scritto, se ne
potrà parlare! Magari con un birrino ;)

un saluto
Ale,6


ps: aggiorniamo il blog ogni giorno, quindi se non riesci a vedere pagina/13
in giornata, puoi consultarla all'url: http//pagina3dici.blogspot.com



P Greco:

Ciao pagina 13 precisamente alessandro.
Sono contento che abbiate scelto questa filosofia nel vostro giornaletto, ma credo che un articolo per "andare bene" abbia un certo tipo di caratteristiche e selezionare quegli articoli che magari per quel giorno sono fuori luogo e tolgono spazio ad altri che sono più inerenti, non credo sia del tutto sbagliato. Non parlo di censura, potete pubblicare tutti gli articoli su internet. E parlo anche dei miei. Se un giorno vi manderò un articolo che magari non c'entra niente o che è fatto male nel senso più tecnico possibile e voi deciderete di non pubblicarlo, di sicuro avrete ragione voi, non mi sentirò ne "tradito" ne censurato. Anzi rimandatemelo con in evidenza le cose che non vanno bene e cercherò di correggierlo. Penso che per migliorare sè stessi uno dei modi sia essere messi di fronte ai propri errori. Senza problemi e senza tragedie. Sono d'accordo sul fatto che un giornale studentesco non debba avere una linea di qualsiasi genere ed è giusto che ognuno abbia la possibilità di vedere il proprio articolo pubblicato e non è certo di arroganza che si sta parlando, ma di scelte ponderate.

Ciao.
Pi Greco.

P.S. Non sei d'accordo su cosa? Il dialogo è alla base dello sviluppo.




Ale,6:

ciao p greco,
ciò che scrivi sarebbe condivisibile se si parlasse di un giornaletto.
mi spiego meglio:
"ma credo che un articolo per "andare bene" abbia un certo tipo di
caratteristiche e selezionare quegli articoli che magari per quel giorno
sono fuori luogo e tolgono spazio ad altri che sono più inerenti, non credo
sia del tutto sbagliato."
Pagina/13 non segue la filosofia del contenitore. Non ha un formato
stabilito. Non è come un qualsiasi periodico che parte con l'idea di un
numero fisso di pagine e tali deve riempire. Se anche solo per un giorno
necessiterà di 2 pagine per pubblicare articoli o altro, pagina13 può farlo.

"E parlo anche dei miei. Se un giorno vi manderò un articolo che magari non
c'entra niente o che è fatto male nel senso più tecnico possibile e voi
deciderete di non pubblicarlo, di sicuro avrete ragione voi, non mi sentirò
ne "tradito" ne censurato."
pagina13 non ha un tema quotidiano al quale deve girare intorno (quindi non
esistono articoli che non c'entrano). Di termini tecnici non ne abbiamo mai
parlato. pagina13 è qualcosa di sperimentale. Qualcosa che vuole anche
andare oltre a ciò che dovrebbe essere un normale quotidiano (questo è il
motivo del punto di domanda alla fine di "quotidiano studentesco"). Se si
tengono strette le regole tecniche difficilmente si riuscirà a fare
pagina13.

"Penso che per migliorare sè stessi uno dei modi sia essere messi di fronte
ai propri errori."
Verissimo. Questo movimento è quello che crea il normale, cioè quella linea
informe che divide il giusto dall'errore. Per creare questa linea-limite,
questa normalità, c'è bisogno di dichiarare qual'è il giusto e qual'è lo
sbagliato sulla base di regole che nel caso di un articolo si chiamano
tecniche - facciamo linguistiche. Pagina13, ovviamente in maniera ingenua,
vuole un po' giocare con questa linea e vedere cosa ne può risultare nel
tirarla da una parte all'altra, spezzarla, ricongiungerla, curvarla e
ricurvarla. E' sull'onda di discussioni simili - ma molto più ampie - che
pagina13 pubblica anche ciò che per pagina13 è errore - tecnico,
linguistico, lessicale, sintattico.

"Non sei d'accordo su cosa?"
Forse non ho ben capito il vero intento dell'articolo circa il riferimento
alla Thailandia.
Sembra un po' una frecciatina a qualcosa che di certo non si può ridurre al
"troppo".
Preferirei poi parlarne piuttosto che scriverne. Ci sei in settimana in
università?

scappo al lavoro!
buon pomeriggio,
Ale,6


P Greco:

Parto dal fondo.
Il "non sei d'accordo su cosa" era una mezza battuta su quello che potevo aver scritto e visto che anch'io odio le faccette, aveva senso solo buttarla lì.Cosa che non ha funzionato, meglio così.
Io purtoppo faccio fatica ad essere all'università vista la mia distanza fisica e logistica, ma credo di aver capito il vostro obiettivo. Non avendo mai visto una copia stampata di pagina13 non posso immaginare come sia, e un po' le voci e un po' di immaginazione mi ero creato l'immagine di un giornaletto nella più classica delle accezioni. Però mi piace questa idea del modellare il confine e temo che non sia neanche tanto facile come sembra. A fare queste cose si corre sempre il rischio di cadere nel caos, non quel bel caos che ringiovanisce ma il caos deleterio che porta confusione e smarrimento per tutti.Quindi tanto di cappello ragazzi, sono contento di provare a contribuire a questo abbattimento della concezione di informazione. Concludo precisando che odio le "cose tecniche" e proprio per questo dubitavo del contenuto dei miei articoli.

grazie delle delucidazioni.
Alla prossima.

Pi Greco
Lasciateci entrare nei CIE