29.5.09

Piazza Dante Mercoledì 27 Maggio 2009

La tempesta nella quiete.

Mercoledì 27 maggio in Piazza Dante, a Verona, si è verificato un fatto vergognoso e inaccettabile.


Sono le 22.00. Come ogni mercoledì da un po' a questa parte, la piazza si riempie di vita. Ragazze e ragazzi, cittadine e cittadini, turisti e passanti si incrociano e spontaneamente si fermano in piazza a bersi una birretta, fare due chiacchere, suonare, cantare. Vuoi per la pioggia del pomeriggio che ha impigrito qualcuno, vuoi per la partita in champions league, c'è un po' meno gente del solito: siamo poco più di un centinaio di persone. Come sempre l'atmosfera è bella rilassata.

Verso le 23.45 si presentano in piazza quattro volanti della polizia municipale per identificare e sanzionare due ragazzi che a quell'ora stavano suonando il tamburo. Dopo qualche minuto di accesa discussione, la situazione torna tranquilla. Parte spontanea una colletta per aiutare i due a coprire la cifra necessaria al pagamento della multa. Qualcuno commenta ironicamente l'intervento degli agenti, altri chiaccherano sereni ignorandone la presenza, altri disegnano con i gessetti colorati. La tensione sfuma velocemente e tutto torna tranquillo. Nonostante questo le quattro volanti rimangono accampate nella piazza per altri quaranta minuti. Motore acceso, fari puntati. Ai lati gli agenti camminano avanti e indietro nervosamente. Con loro a monitorare la situazione, sono presenti vicequestore, vice capo della digos, un numero imprecisato di agenti con ricetrasmittenti e telecamere. Alla crescente curiosità di qualche ragazzo che li interroga sul senso della loro presenza, un vigile si decide a rispondere: "Questi sono gli ordini; nel caso siamo pronti a caricare". La voce rimbalza nella piazza ma pare una semplice provocazione. Nessuno gli da più di tanto peso. E' "normale".

Qualche minuto dopo, succede qualcosa che ha dell'incredibile. Attorno alla 00.30 dalla loro postazione si sganciano, guanti alle mani, 6/7 vigili guidati dal vice comandante. Si dirigono decisi verso un angolo della piazza dove si scopre che un "criminale" sta strimpellando una chitarra in compagnia di un amico. Tanto è il frastuono che nessuno in piazza se ne è praticamente accorto. Ma gli agenti proseguono implacabili e minacciosi accerchiano il ragazzo che accortosi del loro arrivo, sbalordito, prontamente smette di suonare.

Ecco applicata l'ordinanza con la quale il sindaco vieta l'uso di strumenti musicali dopo le 22.00. Davanti a tutte e tutti si concretizza l'assurdità di un provvedimento che in nome della quiete pubblica va a colpire un ragazzo che certo non sta disturbando nessuno, tanto che il suono della sua chitarra è coperto dalle chiacchere della piazza. Spontaneamente, qualche amico gli si avvicina per capire cosa sta succedendo. I vigili si fanno subito minacciosi chiedendo i documenti a chiunque rivolga loro la parola. Molti chiaramente si rifiutano di farlo non ritenendo loro imputabile alcuna infrazione. Non hanno fatto nulla di più che qualche domanda. Di punto in bianco gli agenti, tenendo il musicista stretto in una morsa, iniziano a spintonare per liberarsi dal capannello di amici e curiosi che gli si è creato attorno ed avvicinarsi alle volanti. Qualcuno viene scaraventato a terra tra le proteste dei più. E' il caos.

Questione di un minuto da dietro la prefettura arrivano in Piazza Dante 3/4 camionette della celere e una macchina dei carabinieri, che evidentemente aspettavano il segnale posizionate nelle vicinanze. Dalle camionette scendono con casco e manganello in mano una decina di celerini che subito si lanciano verso i colleghi della municipale menando a casaccio. Nella piazza è il panico, si alzano grida di paura e denuncia. Si cerca di capire se c'è finito di mezzo l'amico, l'amica. Si grida: "vergogna!" Celere e vigili trascinano dietro le volanti due ragazzi, due studenti. Uno di questi viene colpito più volte al costato, al viso, strattonato per i capelli, sbattuto a terra ed infine caricato su una volante per essere accompagnato, insieme all'altro, in questura. Il tutto è testimoniato dalle decine di persone presenti ed è ben documentato nelle foto e nei diversi video che sono stati girati. Sul momento non viene resa nota alcuna imputazione. Una ragazza piange. Uno dei due è il suo ragazzo. Non la lasciano avvicinarsi. Davanti a lei una fila di celerini, vigili ed agenti della digos.

In piazza sono tutti scioccati per quello che hanno visto davanti ai loro occhi. Una cinquantina decidono di partire insieme a piedi e raggiungere la questura. Ad aspettarli è schierata una fila di celere. Sono ormai le 2.00. La situazione è surreale. Arrivano altri ragazzi a portare la loro solidarietà. Voci danno per imminente la liberazione dei due. Sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale con aggravante e rifiuto di fornire i documenti, sempre con aggravante.

Dopo circa una mezzora gli amici possono finalmente riabbracciarli. Uno ha addosso tutti i segni delle percosse: la schiena e il costato segnati dai lividi, un occhio gonfio, un evidente "buco" nella testa causato dallo strappo di qualche ciocca di capelli.

Pensiamo che queste cose non possano accadere in un Paese che si dice libero. Ci sembra chiaro che nella nostra città in particolare ci sia un'emergenza democratica. Non permetteremo che cose simili accadano nuovamente.

Butele e butei in direzione ostinata e contraria.Mercoledì 27 maggio in Piazza Dante, a Verona, si è verificato un fatto vergognoso e inaccettabile.

Sono le 22.00. Come ogni mercoledì da un po' a questa parte, la piazza si riempie di vita. Ragazze e ragazzi, cittadine e cittadini, turisti e passanti si incrociano e spontaneamente si fermano in piazza a bersi una birretta, fare due chiacchere, suonare, cantare. Vuoi per la pioggia del pomeriggio che ha impigrito qualcuno, vuoi per la partita in champions league, c'è un po' meno gente del solito: siamo poco più di un centinaio di persone. Come sempre l'atmosfera è bella rilassata.

Verso le 23.45 si presentano in piazza quattro volanti della polizia municipale per identificare e sanzionare due ragazzi che a quell'ora stavano suonando il tamburo. Dopo qualche minuto di accesa discussione, la situazione torna tranquilla. Parte spontanea una colletta per aiutare i due a coprire la cifra necessaria al pagamento della multa. Qualcuno commenta ironicamente l'intervento degli agenti, altri chiaccherano sereni ignorandone la presenza, altri disegnano con i gessetti colorati. La tensione sfuma velocemente e tutto torna tranquillo. Nonostante questo le quattro volanti rimangono accampate nella piazza per altri quaranta minuti. Motore acceso, fari puntati. Ai lati gli agenti camminano avanti e indietro nervosamente. Con loro a monitorare la situazione, sono presenti vicequestore, vice capo della digos, un numero imprecisato di agenti con ricetrasmittenti e telecamere. Alla crescente curiosità di qualche ragazzo che li interroga sul senso della loro presenza, un vigile si decide a rispondere: "Questi sono gli ordini; nel caso siamo pronti a caricare". La voce rimbalza nella piazza ma pare una semplice provocazione. Nessuno gli da più di tanto peso. E' "normale".

Qualche minuto dopo, succede qualcosa che ha dell'incredibile. Attorno alla 00.30 dalla loro postazione si sganciano, guanti alle mani, 6/7 vigili guidati dal vice comandante. Si dirigono decisi verso un angolo della piazza dove si scopre che un "criminale" sta strimpellando una chitarra in compagnia di un amico. Tanto è il frastuono che nessuno in piazza se ne è praticamente accorto. Ma gli agenti proseguono implacabili e minacciosi accerchiano il ragazzo che accortosi del loro arrivo, sbalordito, prontamente smette di suonare.

Ecco applicata l'ordinanza con la quale il sindaco vieta l'uso di strumenti musicali dopo le 22.00. Davanti a tutte e tutti si concretizza l'assurdità di un provvedimento che in nome della quiete pubblica va a colpire un ragazzo che certo non sta disturbando nessuno, tanto che il suono della sua chitarra è coperto dalle chiacchere della piazza. Spontaneamente, qualche amico gli si avvicina per capire cosa sta succedendo. I vigili si fanno subito minacciosi chiedendo i documenti a chiunque rivolga loro la parola. Molti chiaramente si rifiutano di farlo non ritenendo loro imputabile alcuna infrazione. Non hanno fatto nulla di più che qualche domanda. Di punto in bianco gli agenti, tenendo il musicista stretto in una morsa, iniziano a spintonare per liberarsi dal capannello di amici e curiosi che gli si è creato attorno ed avvicinarsi alle volanti. Qualcuno viene scaraventato a terra tra le proteste dei più. E' il caos.

Questione di un minuto da dietro la prefettura arrivano in Piazza Dante 3/4 camionette della celere e una macchina dei carabinieri, che evidentemente aspettavano il segnale posizionate nelle vicinanze. Dalle camionette scendono con casco e manganello in mano una decina di celerini che subito si lanciano verso i colleghi della municipale menando a casaccio. Nella piazza è il panico, si alzano grida di paura e denuncia. Si cerca di capire se c'è finito di mezzo l'amico, l'amica. Si grida: "vergogna!" Celere e vigili trascinano dietro le volanti due ragazzi, due studenti. Uno di questi viene colpito più volte al costato, al viso, strattonato per i capelli, sbattuto a terra ed infine caricato su una volante per essere accompagnato, insieme all'altro, in questura. Il tutto è testimoniato dalle decine di persone presenti ed è ben documentato nelle foto e nei diversi video che sono stati girati. Sul momento non viene resa nota alcuna imputazione. Una ragazza piange. Uno dei due è il suo ragazzo. Non la lasciano avvicinarsi. Davanti a lei una fila di celerini, vigili ed agenti della digos.

In piazza sono tutti scioccati per quello che hanno visto davanti ai loro occhi. Una cinquantina decidono di partire insieme a piedi e raggiungere la questura. Ad aspettarli è schierata una fila di celere. Sono ormai le 2.00. La situazione è surreale. Arrivano altri ragazzi a portare la loro solidarietà. Voci danno per imminente la liberazione dei due. Sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale con aggravante e rifiuto di fornire i documenti, sempre con aggravante.

Dopo circa una mezzora gli amici possono finalmente riabbracciarli. Uno ha addosso tutti i segni delle percosse: la schiena e il costato segnati dai lividi, un occhio gonfio, un evidente "buco" nella testa causato dallo strappo di qualche ciocca di capelli.

Pensiamo che queste cose non possano accadere in un Paese che si dice libero. Ci sembra chiaro che nella nostra città in particolare ci sia un'emergenza democratica. Non permetteremo che cose simili accadano nuovamente.

Butele e Butei in direzione ostinata e contraria.

"Con il suono delle dita si combatte una battaglia
che ci porta sulle strade della gente che sa amare"
Area

29.5.09

Guerriglia urbana per due accordi di troppo



















Tenute antisommossa, manganellate, due fermi e due multe da 100 euro, più didieci volanti e chissà in quanti tra polizziotti, vigili e carabinieri, e il tutto per cosa? Per due accordi di troppo di chitarra, fatti un po' per scherno, un po' in gogliardia, comunque sia una reazione inconcepibile della polizia!

Non aggiungo altro perchè disgustato da quanto successo e quindi non lucido di testa per poter raccontare i fatti con oggettività!


Matte

29.5.09

GHEDDAFI AMICO MIO

Come la Libia accoglie i migranti che rimandiamo indietro

Il governo italiano e l’Unione europea già dal 2008 si sono pubblicamente dichiarate intenzionate a collaborare con la Libia per contrastare l’immigrazione clandestina.
E’ la Frontex, l’Agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne, che si occupa pattugliare il tratto di mare tra Africa e Italia e dal 2008 il suo budget è stato raddoppiato: 70 milioni di euro (erano 34 milioni nel 2007).
Già nel 2003 la Libia ha ricevuto da Roma 100 gommoni, 6 fuoristrada, 3 pullman, 40 visori notturni, 50 macchine fotografiche subacquee, 500 mute da sub, 150 binocoli, 12.000 coperte, 6.000 materassi e cuscini, 50 navigatori satellitari, 1.000 tende da campo, 500 giubbotti da salvataggio e 1.000 sacchi per cadaveri (dal rapporto “Fuga da Tripoli” di Fortess Europe); il tutto prima che l’Europa togliesse l’embargo a Tripoli, che seguì l’anno dopo, l’11 ottobre 2004.
Inoltre la finanziaria 2005 destina 23 milioni di euro per il 2005 e 20 milioni per il 2006 per “assistenza finanziaria e tecnica in materia di flussi migratori e asilo, nonché per proseguire gli interventi intesi a realizzare nei paesi di accertata provenienza di flussi di immigrazione clandestina apposite strutture” e pagati dall’Italia erano i voli Air Libya Tibesti e Buraq Air usati per il rimpatrio di oltre 5000 migranti tra il 16 agosto 2003 e il dicembre 2004 (sempre dati Fortess Europe).
Non sorprende quindi la decisione presa il mese scorso dal governo Berlusconi di riportare le navi dei migranti intercettate in mare verso le coste libiche.
Le polemiche sollevate dall’Onu, dalle Organizzazioni umanitarie e anche dal Vaticano sono supportate da paure fondate per la sorte delle persone riportate a Tripoli, perché stringere rapporti con la Libia significa consegnare i migranti nelle mani delle autorità di uno Stato che non ha ratificato la Convenzione di Ginevra sui diritti umani.
E non lo ha fatto perché sul suo territorio ci sono state e ci sono tutt’oggi , documentati da testimonianze e da denunce di Ong, pesanti violenze e abusi ai danni dei migranti che arrivano da tutta l’Africa, specie dal Marocco, dall’Egitto e dall’Eritrea, che fanno tappa obbligata in Libia per partire dalle sue coste verso l’Europa.
Chi arriva clandestino in Libia è vessato dalla popolazione locale, minacciato e derubato dai pochi soldi che ancora possiede e chi non può pagare spesso ci rimette la vita; tutto nell’impunità generale e nell’indifferenza-assenso delle forze dell’ordine. Il clima razzista è forte, soprattutto verso chi è nero e cristiano.
A preoccupare i contrari ai respingimenti dei clandestini è principalmente il sistematico uso della forza e della tortura da parte della polizia libica. I migranti clandestini, una volta catturati, vengono o rimpatriati nel proprio paese di origine in aereo (anche se lo Stato in questione è in guerra o è pericoloso per i migranti fare ritorno in questo) o caricati su camion che li scaricano lungo la frontiera libica con il Niger, il Chad, il Sudan e l’Egitto, nel mezzo del deserto del Sahara. Qui la maggior parte muore di sete e di caldo.
Spesso però alla cattura segue un periodo di durata indefinita nelle carceri per migranti. Si pensa ce ne siano circa 20 in tutto il Paese. Di solito sono magazzini adattati a centri di detenzione, sovraffollati, dove sono scarsissime le condizioni igieniche e il cibo, e non viene data assistenza medica a chi si ammala (solitamente di scabbia, dermatiti o tubercolosi).
La noma sono gli stupri delle donne detenute da parte della polizia (molte rimangono in cinte) e i pestaggi verso i detenuti maschi, “senza ragione”, come raccontano i testimoni ex-prigionieri.
In dotazione della polizia ci sono dei particolare manganelli che danno la scossa elettrica, usati per sedare le sommosse in queste carceri, che gonfiano il viso e causano cecità temporanea.
Chi ha qualche soldo con sé riesce a comprarsi la libertà, gli altri rimangono in balia dei loro aguzzini.
Non si ha notizia di nessuno che sia stato interrogato al fine di risalire ai trafficanti di uomini che organizzano i viaggi.
Ste

Piccolo contributo alla lettura dell'articolo: servizio su Lampedusa

29.5.09

Silenzio e Marca

Guardiani del silenzio come esecutori commerciali.

L'ordinanza comunale, l'imposizione al «rispetto della libertà (dormiente) dell'altro», si svela dell'involucro retorico, mostrando i nervi del proprio funzionalismo.

C'è qualcosa che eccede il particolare interesse al benessere (acustico, in questo caso) nascosto nei balconi chiusi della città. Oltre esso, una macchina artificiale ed arbitraria, competitiva - in quanto inserita nel mercato ad alta velocità delle marche.

Marca Verona. Si muove al di sopra dei viventi (in Verona) che tuttavia la abitano ed alimentano.

Il sudore e le urla, nell'agitarsi per una squadra (Chievo Verona) che nel calcio rimane in serie A, alimentano il marchio.

Il muoversi a motore nelle infrastrutture urbane, alimenta il marchio.

Il sonno, in funzione del tempo lavoro cittadino, alimenta il marchio.

Lo stesso vale per ogni nuovo lucchetto d'amore al cancello di Giulietta, ogni ulteriore fotografia scattata in piazza Brà, le manifestazioni sportive e tradizionali in città - per la città.

Piazza Dante, il mercoledì sera, non è funzionale (è esposta all'attentato di morte sociale). All'incremento del fabbisogno nutrizionale del marchio, non è necessario esserne indigesto (opposizione esplicita) per esserne bersaglio-nemico.

La condizione sufficiente è l'inutilità. La soluzione, l'eliminazione.

Tuttavia l'armamento di neutralizzazione deve mascherarsi, per eccedere occasionalmente. Così accade due notti fa a piazza Dante. L'occasionale ha luogo.

La marca Barcellona, nelle proteste studentesche di marzo, ha messo in scena l'atto di violenza sul cemento de la Rambla. Studenti picchiati dalle forze dell'ordine. Il preambolo è la Rambla stessa. Cuore della città. Epicentro della marca nella specifica Turismo. Il corteo studentesco (protesta al piano Bologna) si muove in quel punto della città, affollato di turisti e quindi materiale fotografico attivo. La reazione è immediata. La giustificazione politica arriva poco dopo: «contrastavano la sensibilità» dei presenti.

Nelle plurime 'feste popolari' del mese di maggio per l'F.C. Barcelona, i manifestanti celebrano la squadra ne la Rambla. E' concesso. Petardi, fuochi artificiali, fumogeni. In qualche angolo si animano teatri di aggressioni. Orgoglio ultras. Il connubio tra questa gente e la sicurezza in divisa è tuttavia forte. Tutto questo spettacolo di massa alimenta la marca Barcellona, e quindi la «sensibilità».

(Nei festeggiamenti del 27 maggio in particolare, i forti disordini tra manifestanti e forze dell'ordine sono successivi alla presenza della massa nel centro cittadino, il quale, non è la causa motrice).

Nelle sirene di piazza Dante, mercoledì sera, è compressa la forza che esegue la neutralizzazione dei corpi presenti (e per questo punibili). Ora - seguendo la logica Barcellona - la subdola giustificazione. O forse, per il perverso rapporto carnale tra uomo e marca, a Verona, non sarà richiesta. La «sensibilità» è salva, perché unica.

Rughe

29.5.09

Strutture di regime

Ci sono periodi storici particolarmente tetri. Periodi in cui la civiltà pare rinchiudersi su se stessa, nelle proprie più intime paure. Da queste paure - anzichè cercare di fuggire con l'educazione, la cultura, la socialità - viene controllata, ne subisce il profondo diabolico fascino e si fa trascinare in spirali violente di odio, razzismo, terrore del diverso. Nascosta sotto il nome di Sicurezza, la paura si insinua così nell'ordinarietà delle vite, ne condiziona i gesti e le abitudini. Presto la società si ritrova governata dal timore; coloro che, con intenti malevoli riescono a prendere il potere, possono giocare con le emozioni dei propri concittadini per spingerli ad apprezzare, appoggiare o quantomeno chiudere gli occhi davanti alle più bieche manovre, ai più tristi e soffocanti provvedimenti. Operando in nome del Popolo e della Sicurezza.

La nostra piccola Italia è oggi bloccata in uno di questi momenti. L'inisieme delle ordinanze e delle leggi varate da comuni, regioni, stato ne è la dimostrazione più evidente. Divieti di bivacco - ricordate i pic-nic al parco da bambini? o il pranzo al sacco durante le gite scolastiche? -, divieto di bere alcolici fuori dalle idionee attività commerciali - ricordate le serate al parco da adolescenti? -, coprifuoco nascosti, divieti di aggregazione e migliaia di altre piccole e apparentemente insignificanti ordinanze - se viste una a una senza uno sguardo globale.

Stiamo creando strutture di regime. Telecamere nei centri cittadini, zone costantemente controllate che tendono ad allargarsi come un tumore; decine di volanti impiegate nel controllo sistematico del territorio - e dunque dei suoi abitanti - che non vengono pertanto sfruttate per perseguire le lotte alla criminalità organizzata; leggi prese in nome della Sicurezza che prevedono processi abbreviati e condanne molto alte, leggi che rischiano di essere usate, sfruttando qualche cavillo, per sedare ogni tentativo di dissenso civile.

Strutture di regime. Non un vero e proprio tentativo di regime, per ora. Solo strutture. Il problema si porrà nel prossimo futuro: le strutture vengono installate con il benestare del popolo della paura, che così crede che potrà dormire serenamente, senza frastuono, sporcizia, lerciume. Dormire con decoro, pare il motto di questo popolo. Ma le strutture crescono, si moltiplicano, e sono utilizzabili da chiunque si trovi nella posizione politica per poterlo fare. Il problema si porrà quando un folle, più folle di queste piccole menti che ora ci governano, riuscirà a sfruttare l'ordinamento democratico per prendere il potere; questo folle avrà queste strutture in eredità dai governanti del popolo della paura; a quel punto sarà difficile tornare indietro.

Oggi, forse, c'è ancora la possibilità di infrangere questo fato a cui pare avviata la nostra piccola Italia. Oggi, forse, un movimento di cittadini può ancora invertire il processo, decostruire le strutture di regime, ricostruire la civiltà.

Riuscite ancora a ricordare quando correvate al parco, da bambini, inseguendo un pallone? quando suonavate la chitarra in cerchio, sorseggiando birra sotto le stelle? quando dopo il cinema andavate a mangiare il gelato, nel centro della vostra città, camminando per strade affollate anche di sera tardi?

Se sì, forse potete salvarvi.

Resho

26.5.09

Le sirene che non ti aspetti

Nelle fabbriche il suono delle sirena significa la fine della giornata di lavoro e il ritorno a casa degli operai. In tempi di guerra invece il suono assordante della sirena annunciava il coprifuoco a causa dell’attacco del nemico con il risultato che tutti scappavano alla ricerca di un rifugio. Anche Piazza Dante ha la sua sirena. È il segnale che la musica deve cessare immediatamente. Nonostante sia collocata in contesti diversi il suono della sirena ha sempre lo stesso risultato: la desertificazione di un’area!
Quello che è assurdo è che uno strumento simile sia utilizzato in Piazza Dante. Ancora più assurdo è che la sirena si possa già udire alle dieci di sera!
In molti non vedevano l’ora dell’arrivo della bella stagione per poter ritornare ad aggregarsi con canti, balli, giocoleria o semplicemente scambiando due parole sotto l’Alighiero mentre ora, grazie all’ordinanza del tosinoff ciò rischia di morire.
No music no party! Sembrerebbe essere questo il risultato visto che dopo l’ultima nota la piazza inizia inesorabilmente a svuotarsi.
Visto che Verona è ricolma di locali e luoghi di aggregazione tanto da sembrare una città fantasma nelle ore notturne, i nuovi provvedimenti, mi riferisco anche alle ordinanze su bar e locali, incitano i giovani e non solo, a doversi rinchiudere in casa visto che pian piano non avremo più la possibilità di fare la minima cosa.
Anche i turisti saranno felici di questi provvedimenti, convinti di venire a Verona e trovare una città “viva”, si dovranno per forza di cose accontentare di passeggiare tra le vie deserte della di Romeo&Giulietta città. Senz’altro un’ottima pubblicità per il turismo.


Matte

26.5.09

IL REGIME DEL TRAFORO...

... finzione, tempo e case di commercio.

Verona. Giovedì alle 12, udienza in tribunale per la discussione sopra la richiesta di provvedimento d'urgenza nei confronti del comune. Si tratta di un procedimento giudiziario, richiesto dai promotori del referendum traforo delle Torricelle, che risponde alla posizione comunale secondo la quale ogni attività referendaria deve essere sospesa (sei mesi) a ridosso delle elezioni.

Verona. Venerdì la giunta comunale delibererà sul progetto traforo. Alla riunione, che ufficializzerà il promotore (Technital-Girpa-Veronainfrastrutture), verrà stabilità inoltre la pubblica utilità dell’opera e quindi l'irreversibilità della scelta (costo 330 milioni).

Verona. Spettatori.

Uno, finzione. Tra i documenti ufficiali relativi al progetto traforo, emerge uno Studio di fattibilità relativo all'analisi del traffico per il completamento dell'anello circonvallatorio a nord (traforo delle Torricelle) a firma C.D.R. Mobilità e Traffico del Comune di Verona. Si legge, a proposito del nuovo sistema di viabilità, come sia «poco efficace rispetto alle penetrazioni dal settore meridionale della città e nei confronti della mobilità nell’ area urbana più centrale.» Pubblica utilità(?).

E di seguito, «risultano necessari contestuali interventi a più ampio livello di sistema, che orientino l’utenza sul trasporto pubblico e una limitazione crescente del traffico nelle aree centrali.»

(I riferimenti riportati sono tratti dal sito www.traforo.it)

Due, tempo. L'imperativo è quello di una «realizzazione rapida». Non c'è tempo ed insieme non se ne può sprecare. L'opera va realizzata, nella rimozione degli inciampi, nell'ostilità ad ogni evento ritardante. Fermare il procedimento. Aprirlo alla gente. Sono costi eccessivi in una macchinazione che già sopporta a fatica gli inceppi interni alla giunta.

La questione temporale, tracciata dal segno del mercato (compravendita di progetto; compravendita di opera; compravendita di servizio), è doppiamente avvolta dal perverso gioco politico delle prossime elezioni.

All'utente dell'opera il voto regionale, ma non il voto sull'opera. Inaccettabile perdita di tempo.

Un riferimento sono le parole di Mauro Pasquotti, presidente del comitato per traforo Torricelle. «Auspico che cessino immediatamente le proposte referendarie formulate in questi giorni, utili solo a posticipare alle calende greche la conclusione dell’iter amministrativo necessario per l’inizio dei lavori.» (17 aprile 2009).

Tre, case di commercio. Sembra sfumare, in previsione alla delibera di venerdì, la possibilità di nuove costruzioni-compensazioni: alberghi e centri commerciali. Al loro posto, parcheggi (zona zona Ca’ di Cozzi - 600 posti auto) e stazioni di servizio.

Giustificazioni, tempi e spazi per il traffico.

Il marchio Verona si qualifica nel mercato urbano attraverso la possibilità di connettersi, nel più rapido dei modi possibili, ai nuclei logistici del trasporto umano e della merce. La vulnerabilità logistica orientale (ammorbata dalle forme collinari) deve essere anestetizzata per completare il piano di una città connessa alla rete dello scambio. Questa esigenza impone il veto ad ogni forma di rigurgito referendario o d'opposizione alla propria auto-realizzazione. Questione privata.

Rughe

26.5.09

PER UNA GATTA...

Ogni lungo viaggio costringe chi lo vive a confrontarsi con la constatazione che, nonostante la sua assenza, tutto si muove, tutto scorre. Puerile speranza quella di ritrovare al proprio ritorno la stessa situazione lasciata alla partenza, congelata nel momento del nostro assentarci. A fronte del desiderio di essere padroni di ogni evento, ecco che scopriamo, più o meno brutalmente, che già da tempo, che già da sempre le cose si muovevano da sole - e noi con loro. Ma che tutto scorra non significa semplicemente che tutto passi, senza lasciare la benché minima traccia: ogni evento si incide sulla nostra pelle, attraversa la nostra carne. Esattamente il contrario di ciò che capita, ad esempio, su una qualunque strada, dove il passare delle auto non segna il benché minimo evento, e resta solo funzionale all'arrivo: un passare come puro mezzo negato nella sua consistenza, nella sua materialità e nella sua temporalità.

***

E' stata proprio un'auto a investire la gatta che per un anno ha vissuto accanto a me. Non la mia gatta, beninteso, ma comunque quella che ho aiutato a nascere, con cui a volte ho dovuto, assieme a Silvia, spartire il letto e -perché no? - la mia stessa esistenza. Gatta strega che a nostre spese ha voluto insegnarci come, nascosto tra le pieghe di ogni uomo, esista in agguato un divenire-gatto irrefrenabile, qualcosa di isterico idiota ed esilarante. Avrei davvero desiderato lasciarmi stregare ancora al mio ritorno, ma le cose, appunto, si agitano troppo velocemente rispetto ai nostri pigri desideri.
Non venite a dirmi che tutto ciò è soltanto normale, che rientra nelle possibilità del quotidiano, in particolare nelle possibilità inerenti all'ordine della strada. Non capireste affatto ciò che è accaduto, quell'evento che nella sua singolarità è tutt'altro che una mera possibilità. Non capireste, infine, ciò che quella gatta aveva di così singolare: essa ha vissuto proprio laddove gli altri si sono sempre accontentati di passare.

Marco

26.5.09

Del reclutamento universitario a Verona

Sentenza del TAR Veneto sulla “cooptazione” nel reclutamento universitario

Il 14 Gennaio 2009, mentre su pagina/13 si scrive qualcosa sull'aula 1.6 e sulla censura, sull'essere tenuti all'oscuro, l’Università degli studi di Verona era rappresentata e difesa a Venezia dall'Avvocatura distrettuale. Si trattava di un ricorso al TAR avanzato da "B.D.", "P. F." e "D.B. M." contro appunto l'Università di Verona, il Ministro dell'Istruzione e un certo "P.D." per l'annullamento di un concorso circa il reclutamento universitario. La sentenza è stata pubblicata il 10 Marzo su http://www.costituzionalismo.it/aggiornamento.asp?id=457 e, insieme ad un altro sito che rende disponibile la sentenza in formato .doc, non ha avuto altro canale. Nemmeno sul portale dell'Ateneo.
Trascrivo fedelmente, in quanto questa sentenza informa più di qualsiasi possibile articolo che si possa derivare [mio tra le quadre]:
"I ricorsi in epigrafe vanno riuniti [perché son stati 3 diversi ricorsi per lo stesso concorso], in quanto recanti una richiesta di annullamento degli stessi atti.
Tali impugnative vanno accolte avuto riguardo - in via del tutto assorbente – alla dedotta violazione dell’art. 4 del D.P.R. 23 marzo 2000 n. 117 [pagina 7: http://www.unipg.it/ugrl/wwwnew/concdoc/doc/DPR-117-2000.pdf], invero citato nei verbali della Commissione d’esame e ivi riprodotto, ma materialmente mai applicato, non essendo stati dalla Commissione medesima elaborati criteri contemplanti attribuzioni di punteggi ovvero giudizi graduati che consentissero una puntuale comparazione tra i diversi titoli posseduti dai ricorrenti.
Peraltro, neppure va sottaciuto – anche al di là della sin qui riscontrata assenza nella giurisprudenza di puntuali applicazioni dei principi discendenti dall’art. 51 c.p.c. alle commissioni concorsuali universitarie – l’indubbio vizio per l’imparzialità del giudizio della Commissione costituito, nella specie, dall’assunzione della presidenza di tale organo da parte del docente sia relatore della tesi di dottorato svolta dal vincitore del concorso, sia curatore di pubblicazioni da quest’ultimo presentate quale titolo di valutazione del concorso per cui è causa.
Il Collegio reputa che, ove si seguitasse a legittimare tale circostanza, risulterebbe di fatto operante nel nostro ordinamento un sistema di accesso alla carriera universitaria non già fondato sull’obbligo del pubblico concorso, a’ sensi dell’art. 97, terzo comma Cost., ma sulla mera cooptazione del candidato da parte della c.d. “comunità scientifica”."

Credo ci sia poco da aggiungere. Ah! Dimenticavo, la condanna:
"Il Tribunale amministrativo regionale per il Veneto, prima Sezione, definitivamente pronunciando sui ricorsi in epigrafe, previa riunione, li accoglie e, per l’effetto, annulla gli atti impugnati.
Condanna l’Università di Verona alla rifusione delle spese di causa a favore dei ricorrenti, liquidandole in complessivi € 3.000,00 (eurotremila), oltre a i.v.a. e c.p.a., nel mentre compensa integralmente ogni ragione di lite tra i ricorrenti medesimi e il controinteressato."

ale,6

26.5.09

Il Cavalier Mascarato alla seconda

...Oltre oceano sul trono dell'Ameringa si è insidiato il Cavaliere Abbromzato, portando una ventata d'aria fresca per il suo popolo. Alla cerimonia ufficiale per il suo incoronamento erano più o mono presenti tutti i regnanti del Globo. Mancava il nostro eroe, il Cavaliere Mascarato. Il quale non essendo stato invitato, con grande classe, per giustificare la sua assenza si è giustificato dicendo che non sarebbe andato per non fare la comparsa. Giustamente, in quanto eroe vuole tutti i riflettori su di se. Un colpo di genio che ha fatto passare inosservato il fatto di essere ritenuto ospite non gradito.
Non essersi allontanato dalla contea per lui è stato un bene. Infatti egli ha così potuto personalmente resistere al tentativo di un conte bretone di impossessarsi si un uomo della sua squadra di cavalieri comandata da Sir Lancellotto.
La Contea dello stivale è abita da una miriade di belle donzelle. Evitare che le fanciulle vengano stuprate è un problema di difficile risoluzione ma, il nostro eroe non si scoraggia davanti a niente ed ha già trovato la soluzione! Il Cavaliere Mascarato è alla ricerca di mercenari da assoldare come guardie del corpo per ogni singola pulzella. Se il numero di uomini non sarà sufficiente le donne che non sono di gradevole aspetto dovranno seguire dei corsi di autodifesa. Chi giudicherà l'aspetto fisico delle donzelle? Ma ovviamente l'unico inconfondibile e onnisciente, il Cavaliere Mascarato che di belle donne se ne intende. Egli infatti per scegliere le sue consigliere non guarda le loro capacità ma, il loro aspetto estetico...


Matte

22.5.09

HO VISTO L’AQUILA

Ci sono due tipi di storia, o due modi di fare e raccontare la storia. C'è la storia ufficiale, quella dei grandi fatti, dei grandi eventi così come ce li raccontano i libri di storia o le istituzioni. E poi c'è la storia, o meglio le storie, che si formano dalle singole vite degli uomini e delle donne che s'intrecciano, che si relazionano, che si contagiano. Le due storie molto spesso non coincidono, o coincidono solo in parte.
Spesso quando si parla di storia ci si riferisce solo al primo tipo. E dall'ignorare una parte della storia al farla cadere nell'oblio il passo è breve. Prendiamo il recentissimo caso del terremoto in Abruzzo: la realtà è quella che ci raccontano il presidente del consiglio, le istituzioni e la maggioranza dei media – ovvero che le misure prese dallo stato per far fronte alla tragedia sono adeguate, che sta procedendo tutto per il meglio e che non abbiamo bisogno dell'aiuto di nessuno stato straniero perchè è tutto sotto controllo e ben gestito – oppure c'è qualcos'altro?
Andrea Gattinoni, un attore che si trovava a L'Aquila per presentare un suo film, si è trovato in mezzo ad una situazione a dir poco terribile. Andrea ci racconta una parte della storia ignorata e volutamente non detta.
martina

Lettera a mia moglie scritta ieri notte
Ho visto l’Aquila.
Un silenzio spettrale, una pace irreale, le case distrutte, il gelo fra le rovine.
Cani randagi abbandonati al loro destino.
Un militare a fare da guardia aciascuno agli accessi alla zona rossa, quella off limits.
Camionette, ruspe, case sventrate.
Tendopoli.
Ho mangiato nell’unico posto aperto, dove vanno tutti, la gente, dai militari alla protezione civile.
Bellissimo.
Ho mangiato gli arrosticini e la mozzarella e i pomodori e gli affettati.
Siamo andati mentre in una tenda duecento persone stavano guardando “Si Può Fare” .
Eravamo io, Pietro, Michele, Natasha, Cecilia, AnnaMaria, Franco e la sua donna.
Poi siamo tornati quando il film stava per finire.
La gente piangeva.
Avevo il microfono e mi hanno chiesto come si fa a non impazzire, cosa ho imparato da Robby e dalla follia di Robby, se non avevo paura di diventare pazzo quando recitavo.
Ho parlato con i ragazzi, tutti trentenni, da fitta al cuore.
Chi ha perso la fidanzata, chi i genitori, chi il vicino di casa.
Francesca, stanno malissimo.
Sono riusciti ad ottenere solo ieri che quelli della protezione civile non potessero piombargli nelle tende all’improvviso, anche nel cuore della notte, per CONTROLLARE.
Gli anziani stanno impazzendo.
Hanno vietato internet nelle tendopoli perché dicono che non gli serve.
Gli hanno vietato persino di distribuire volantini nei campi, con la scusa che nel testo di quello che avevano scritto c’era la parola ‘cazzeggio’.
A venti chilometri dall’Aquila il tom tom è oscurato.
La città è completamente militarizzata.
Sono schiacciati da tutto, nelle tendopoli ogni giorno dilagano episodi di follia e di violenza inauditi, ieri hanno accoltellato uno.
Nel frattempo tutte le zone e i boschi sopra la città sono sempre più gremiti di militari, che controllano ogni albero e ogni roccia in previsione del G8.
Ti rendi conto di cosa succederà a questa gente quando quei pezzi di ***** arriveranno coi loro elicotteri e le loro auto blindate?
Lì????
Per entrare in ciascuna delle tendopoli bisogna subire una serie di perquisizioni umilianti, un terzo grado sconcertante, manco fossero delinquenti, anche solo per poter salutare un amico o un parente.
Non hanno niente, gli serve tutto.
(Hanno) rifiutato ogni aiuto internazionale e loro hanno bisogno anche solo di tute, di scarpe da ginnastica.
Per far fare la messa a Ratzinger, il governo ha speso duecentomila euro per trasportare una chiesa di legno da Cinecittà a L’Aquila.
Poi c’è il tempo che non passa mai, gli anziani che impazziscono.
Le tendopoli sono imbottite di droga.
I militari hanno fatto entrare qualunque cosa, eroina, ecstasy, cannabis, tutto.
E’ come se avessero voluto isolarli da tutto e da tutti, e preferiscano lasciarli a stordirsi di qualunque cosa, l’importante è che all’esterno non trapeli nulla.
Berlusconi si è presentato, GIURO, con il banchetto della Presidenza del Consiglio.
Il ragazzo che me l’ha raccontato mi ha detto che sembrava un venditore di pentole.
Qua i media dicono che lì va tutto benissimo.
Quel ragazzo che mi ha raccontato le cose che ti ho detto, insieme ad altri ragazzi adulti, a qualche anziano, mi ha detto che "quello che il Governo sta facendo sulla loro pelle è un gigantesco banco di prova per vedere come si fa a tenere prigioniera l’intera popolazione di una città, senza che al di fuori possa trapelare niente".
Mi ha anche spiegato che la lotta più grande per tutti lì è proprio non impazzire.
In tutto questo ci sono i lutti, le case che non ci sono più, il lavoro che non c’è più, tutto perduto.
Prima di mangiare in quel posto abbiamo fatto a piedi più di tre chilometri in cerca di un ristorante, ma erano tutti già chiusi perché i proprietari devono rientrare nelle tendopoli per la sera.
C’era un silenzio terrificante, sembrava una città di zombie in un film di zombie.
E poi quest’umanità all’improvviso di cuori palpitanti e di persone non dignitose, di più, che ti ringraziano piangendo per essere andato lì.
Ci voglio tornare.
Con quella luna gigantesca che mi guardava nella notte in fondo alla strada quando siamo partiti e io pensavo a te e a quanto avrei voluto buttarmi al tuo collo per dirti che non ti lascerò mai, mai, mai.
Dentro al ristoro privato (una specie di rosticceria) in cui abbiamo mangiato, mentre ci preparavano la roba e ci facevano lo scontrino e fuori c’erano i tavoli nel vento della sera, un commesso dietro al bancone ha porto un arrosticino a Michele, dicendogli ‘Assaggi, assaggi’.
Michele gli ha detto di no, che li stavamo già comprando insieme alle altre cose, ma quello ha insistito finché Michele non l’ha preso, e quello gli ha detto sorridendogli: "Non bisogna perdere le buone abitudini".
Domani scriverò cose su internet a proposito di questo, la gente deve sapere.
Anzi metto in rete questa mia lettera per te.

Andrea Gattinoni, 11 maggio notte.

22.5.09

G8 Capitolo primo: TORINO




Martedì scorso, a Torino, il G8 delle Università. Si è trattato di un incontro dei rettori di 19 paesi del mondo. Al termine dell'incontro vengono dichiarati 4 principi guida per il lavoro delle università. 1) nuovo modello di sviluppo socio-economico (uso efficiente risorse - sostenibilità). 2) proposta nuovi approcci allo sviluppo sostenibile (riconoscimento ruolo etica). 3) modello politica energetica (utilizzo fonti rinnovabili - tecniche risparmio energetico). 4) rinnovata consapevolezza dell'interdipendenza attività umane - ecosistema naturale.

«Non ci siamo barricati», commentano Francesco Profumo (rettore Politecnico Torino), Enrico Decleva (presidente CRUI - Conferenza dei Rettori delle Università italiane) e Giovanni Puglisi (rappresentante UNESCO-Italia), «siamo sempre stati e rimaniamo aperti al dialogo con gli studenti.» E di seguito «In quello che è successo ieri e oggi c'è stato un difetto di comunicazione.»

Problemi di mezzo e non di contenuto. Non si tratta di diversità di intenti (rettori-studenti), ma di ricezione reciproca (comunicazione appunto). In questa parafrasi di disponibilità dell'amministrazione universitaria si è affetti tuttavia dell'eco dell'agire-Mazzucco (rettore dell'Università di Verona e membro CRUI). Problemi di mezzi. «Rettorato: rotta la serratura dell'aula 1.6», per evitare l'incremento di tensione tra gli studenti (9 gennaio 2009). Di cosa si tratta? «aperti al dialogo con gli studenti?» «difetto di comunicazione?»

C'è il muoversi dell'Onda a Torino. C'è il muoversi di una lama sulla ferrovia Napoli-Torino. C'è la scala appiccicosa delle identificazioni ordinate.

Primo gradino: ministro interni Maroni. «Un gruppo di violenti ha attaccato le forze di Polizia con premeditazione: non sono studenti o giovani in cerca di giustizia, sono violenti.»

Secondo gradino, capogruppo PDL alla camera, Cicchitto. «Segno che nella società italiana esiste ancora il brodo della cultura terroristica costituito da diverse realtà della sinistra radicale.»

Pianerottolo, ministro istruzione Gelmini. «Non erano studenti

Terzo gradino, segretario PD Franceschini. «Mi pare chiaro che a Torino c'erano gruppi di persone venute apposta per provocare

In questa scalata dell'attribuire identità all'Onda nelle strade torinesi di martedì scorso, manca tuttavia una accenno alle forze dell'ordine. Piccolo appunto. Spartaco Mortola, vicario del questore di Torino. Ex dirigente della digos di Genova, comparirà il 30 giugno davanti al gip Silvia Carpani con l'accusa (rito abbreviato) per avere «istigato l'ex questore di Genova Francesco Colucci a rendere falsa testimonianza durante il processo per l’irruzione nella scuola Diaz durante il G8 del 2001.» (sottoosservazione.wordpress.com - 13 maggio 2009).

All'ultimo passo dell'analisi su Torino, Sinistra e Libertà. Mercoledì infatti è apparso tra i post del sito sinistraliberta.it il commento di Gianni Favaro. «Il ritorno ad una nuova stagione di diritti e libertà per tutte e tutti può partire solo dall’affermazione in Italia di Sinistra e Libertà alle europee di giugno, e al successo nelle elezioni locali di tutte le liste “Sinistra” che si richiamano all’Associazione per la Sinistra e al nuovo soggetto politico che prenderà corpo nei prossimi mesi.» Mentre nell'abbondante coltre di fumogeni sulle strade, alcuni abitanti rispondono con acqua e limone per i manifestanti; qui si ritorna al discorso elettorale. Difetti di comunicazione?


Rughe

22.5.09

Patologia giudiziaria 1

La medicina e la biologia hanno da sempre fornito alla politica un'intero arsenale di concetti e di finzioni a tal punto efficaci da permettere ad ogni nuova applicazione una sempre diversa partizione del sensibile. Da questo punto di vista, la politica si è sempre attuata sotto quella forma biopolita con cui oggi ci confrontiamo quotidianamente. Dalla concezione del capo o del despota come testa di un organismo perfettamente funzionale e pacificato, all'utilizzo di termini quali "cellule terroristiche" per indicare i gruppi impazziti in seno al loro stesso tessuto sociale. Non stupisce quindi che Berlusconi, a proposito del caso Mills, ricorra ad un linguaggio biopolitico per individuare e colpire la magistratura incaricata di esaminare il caso. "La giustizia penale è una patologia nel nostro sistema" e come tale - semplice corollario - essa deve essere combattuta affinché l'intero sistema non conosca il degrado. A questo punto, sarebbe troppo semplice ricondurre queste parole al noto problema che concerne l'immunità delle alte cariche dello Stato: ben sappiamo che esse godono sempre più di un ottimo sistema immunitario nei confronti di qualsiasi evento perturbatore... Altrettanto semplice sarebbe però prendere l'accusa nei soli termini di una metafora. Ora, qualificare qualcosa come patologico, significa porre in atto una marcata divisione tra ciò che è sano, e dunque normale, degno di essere tale, e il patologico, costruito sulla basa di una degradazione rispetto al primo. A noi qui non interessa sapere di quale perverso crimine si sia macchiata la giustizia italiana per ricoprirsi di tale marchio di anormalità. Quel che ci preme davvero, è capire come questo marchio e questa demarcazione effettivamente funzionino. Identificare qualcosa come patologico significa ricondurre la sua alterità all'opposizione binaria tra ciò che è normale e ciò che è altro dalla norma, esterno al sistema stesso e, dunque, pericoloso per il solo fatto di esistere. Ben sappiamo infatti che ogni sistema, a differenza di ciò che potremmo chiamare "reale", tollera malamente ogni contraddizione e si adopera il più rapidamente possibile nella ricerca di una cura, affinchè al reale possa sostituirsi senza resti il ben più rassicurante normale.

Marco

22.5.09

Patologia giudiziaria 2

Cosa significa normalizzare? La risposta pare scontata: normalizzare implica l'appiattimento di ogni cosa, di ogni evento, di ogni singolarità, all'univocità di una norma, univocità che sappia far fronte ad ogni emergenza tanto dell'ambiguo quanto del molteplice. In questo modo ogni cosa che è, per non destare sospetti immunitari, non dovrà fare altro che adagiarsi nella norma, mettere già avanti la propria possibilità di essere prima che qualcosa realmente accada. Normalizzare, in qualche modo, significa detenere il sapere e il potere per stabilire un dover essere prima ancora che si dia qualcosa in essere. Solo ciò che si adeguerà alla possibilità del dover essere avrà il diritto effettivo di essere al mondo. Basta un semplice evento per chiarire la situazione: nel linguaggio di Berlusconi, intriso di sapere normalizzante e di potere istituzionale, essere giudici dipende da un dover essere che implica l'esclusione di qualsiasi altro predicato. Ogni contraddizione alla regola, ogni molteplicità di predicati sarà a tal punto estranea alla norma da apparire pura anormalità, pura patologia. In questo modo sarà patologico essere giudice & essere di estrema sinistra (giudici anarchici infiltrati negli apparati di Stato?), essendo il secondo predicato escluso a priori dal sistema.
Naturalmente il sistema nella sua perfezione consente delle eccezioni, lasciando passare alcune delle molteplicità che si accalcano alla porta. E così ecco sfilare insieme essere premier & essere imprenditore, essere giudice & essere compiacente, essere razzista & essere sindaco, essere quello-che-di-notte-picchia-la-puttana & essere quello-che-di-giorno-rispetta-il-pudore-della-propria-mogliettina. Anche questo, dopotutto, significa normalizzare, purché ciò contribuisca al mantenimento del sistema.
Marco

22.5.09

La frivolezza dei giornalini-opuscolo

Venerdì 15 Maggio su "Il menzogna" - chiamato anche Leggo, tenero giornalino-opuscolo di chi non ha tempo da spendere per la propria coscienza - Matteo Oxilia (giornalista in cariera) fa uno dei sui tentativi finalizzati al senso compiuto. "Giovani con tamburi fotografati e ripresi l'altra sera in piazza Dante: sanzioni spedite a casa. Residenti soddisfatti" e a capo "Divieto di bongo: multati i musicisti"; già un occhiello e un titolo che da soli rivelano un'artistica dimostrazione di quanto l'ignoranza si possa correlare alla menzogna.
"Pensavano di averla fatta franca" spiega il giornalista in carriera Matteo. "Mercoledì sera scorso, come spesso accade, piazza Dante è diventata il ritrovo di molti giovani. I locali, il primo caldo e la voglia di contestare il nuovo provvedimento dell'amministrazione". È già in queste prime righe che l'articolo si giustifica, ponendo in principio motivazioni e modalità tutte diverse da quelle che spingono la gente a creare i mercoledì sera in piazza Dante da più di un anno.
In piazza Dante la gente vien calamitata per tutt'altre ragioni. Non per locali. Non per il solo banale primo caldo. Non PER contestare il provvedimento dell'amministrazione. Il provvedimento è arrivato il 7 Maggio 2009. Piazza Dante rivive ogni mercoledì da più di un'anno.
"Il menzogna" non si smentisce mai; la storia si fa nella leggerezza di ogni giornata e, come Chaim Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca giustamente ricordano, "anche le discussioni frivole e senza interesse apparente non sono sempre prive di importanza, in quanto contribuiscono al buon funzionamento di un indispensabile meccanismo sociale".
ale,6

19.5.09

Abruzzo chi?

Dopo i numerosissimi servizi, collegamenti e quant’altro per documentare la situazione abruzzese post terremoto, ora l’attenzione dei media si sta spostando verso nuove notizie. Il fatto è cosa usuale, la storia insegna che le fonti di informazione son sempre alle ricerca di notizie fresche in grado di attirare l’attenzione. Ora non si chiede di continuare a confezionare servizi giornalieri sull’evolversi della situazione anche se, stando alle parole del Premier, dovrebbero esserci novità ogni giorno visto che secondo Berlusconi dovrebbero spuntare case come funghi nel giro di pochissimo tempo. Penso che almeno un resoconto settimanale, giusto per sapere come vengono utilizzati i soldi di quanti hanno voluto aiutare i terremo inviando soldi si potrebbe anche fare. Già le persone che hanno voluto aiutare gli sfollati. L’Italia non si può certo dire che non sia il paese della solidarietà. Tutte le volte che c’è da donare soldi per i più disagiati siamo sempre tra i primi. Seguiamo sempre i consigli dei personaggi famosi che ci invitano a donare anche solo un euro quando magari, loro che guadagnano milioni di euro, non donano neanche il tanto decantato euro. Per non parlare dei politici, tanto bravi a farsi vedere tra i più disagiati della situazione e alla fine l’unica cosa che fanno è semplicemente farsi vedere dalle telecamere.
Una buona cosa da parte dei nostri politici sarebbe stata la parziale rinuncia del loro stipendio da utilizzare per la ricostruzione dei terremotati abruzzesi o quantomeno riorganizzare i soldi delle risorse pubbliche come ad esempio quelli per l’utilissimo ponte dello stretto e di cui sembrerebbe che ce ne sia un bisogno urgente.
Tutto come sempre andrà a finire nel dimenticatoio sempre che, e si spera che ciò non avvenga, non si scopra che il lavoro di ricostruzione non venga appaltato a ditte per così dire, non proprio regolari e che quindi la situazione abruzzese ritorni prepotentemente nelle pagine di cronaca.

Matte

19.5.09

IL REGIME DELLA GOMMA...

...Che guida il traffico, lo accumula, lo intossica e poi lo giustifica.

Capitolo Zero: traforo delle Torricelle. E' il nome dello sforzo veronese per aggiustare la viabilità interna alla città. Il piano riguarda la zona Est - Nord del comune, luogo in cui la giunta Tosi è impegnata nella trattativa per la costruzione di un nuovo tratto stradale 'ponte'. Obiettivi: 1) riduzione traffico interno, 2) riduzione inquinamento, 3) miglioramento vivibilità quartieri, 4) Sicurezza strade. Restando a lunedì 11 maggio, data del tavolo tra comune e Technital (cordata veronese probabile assegnataria dell'incarico) l'assegnazione dell'appalto sembra ritardare.

Capitolo Primo: riduzione traffico interno. All'aumento delle automobili in movimento, la risposta è quella di incrementare il numero e la portata delle strade. Dunque maggiorare e migliorare il contenitore che contiene il traffico, in modo da diminuirlo. (Il PIL sembra fare cenno di si con la testa). Città di strade, circondata di strade, bucata da gallerie. Forse non servirà più nemmeno scendere dall'auto.

Capitolo Secondo: riduzione dell'inquinamento. Il tracciato guidato dal traforo delle Torricelle si muoverà ai fianchi della città. Logica: strada lontana, lontano inquinamento. Tuttavia le particelle sottili (prodotto anche della combustione a motore) si muovono. Le muovono le correnti, i venti; si attenuano oppure aumentano in rapporto agli agenti atmosferici. A Verona, restando nel salotto di casa, si respirerà pulito (purtroppo qui, senza auto).

Capitolo Terzo: miglioramento vivibilità quartieri. Il girotondo del benessere urbano prosegue la marcia. Dai divieti sull'alimentazione a quelli sul decoro, dall'esercito coperto dalle camionette al congelamento della piazza. Ora: la strada.

L'idea di vivere i quartieri, abitare fisicamente ed in movimento la città, si è spostato dal quotidiano, al consumo annuale di un marchio: Tocatì. Un giorno, il cittadino, sorprende la città popolata di persone come lui, camminando, senza auto, per oggi è concesso.

Capitolo Quarto: Sicurezza. E non poteva mancare, la Sicurezza. La gente di Verona si muoverà al sicuro, protetta, dall'asfalto del nuovo tracciato stradale. Sicurezza spalmata ad ogni angolo urbano. Sicurezza intensiva (nella città) e Sicurezza estensiva (fuori dalle colline cittadine - da bucare). La popolazione apprezzerà. Purtroppo stona l'eco delle parole di un utente del forum skyscrapercity.com mentre commenta come "quando c'è stato il rally delle due valli ho provato a star dietro a un subaru wrc [...] sulla tange est, sembrava di essere su need for speed, sottopassi cavalcavia, sottopassi, cavalcavia". Sicurezza.
(Il riferimento è datato 15 gennaio 2008, quando un precedente progetto del tracciato non è stato approfondito).


Rughe

19.5.09

La Giunta fa il soundcheck

Al piazza-sound Tosi preferisce il casa-sound

"Divieto di utilizzo di strumenti musicali e sonori all’aperto dalle 22.00 alle 8.00". L'oggetto dell'Ordinanza n.39 del 7 Maggio pare avere un obiettivo ben preciso: i mercoledì sera di Piazza Dante. La risposta tempestiva firmata "Butele e butei di Piazza Dante" - pubblicata anche su http://vietatalavita.noblogs.org, blog aggiornato sulla situazione - e l'articolo del 15 Maggio su l'Arena di Ilaria Noro che intervista alcuni residenti vicino a Piazza Dante (vicolo Cavalletto, corso Sant'Anastasia), spingono il Sindaco Tosi ad interviene di sua penna su l'Arena del 16 Maggio. A leggersi, l'intervento crea un certo imbarazzo, più o meno quanto pensare che chi lo scrive è Sindaco (invito alla lettura: http://www.larena.it/stories/Cronaca/209151/). Ma la mossa forte si fa sentire il giorno dopo, quando Enrico Giardini scrive su l'Arena circa il "nuovo pacchetto di provvedimenti per disciplinare le attività con impatto acustico".. il delirio: "Vietati gli strumenti a fiato, a parte i flauti" (i sacrosanti flauti); "Le lavanderie self service, sinora aperte 24 ore su 24, se in quartieri abitati, di notte dovranno restare chiuse".. comincia a sentirsi già da qui la capacita della Giunta di risolvere ma soprattutto individuare i problemi; "l'orario consentito per suonare in strada saranno dalle 8 alle 19, con pausa dalle 12.30 alle 15, mentre per i suonatori itineranti dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 21, ma per non oltre un'ora nello stesso luogo"; "orari per svuotare i cassonetti; indicativamente [...] non fra le 22 e le 6"; "Vietati altoparlanti nei veicoli"; "Tetto massimo di potenza sonora di allarmi antifurto" (l'antifurto che non disturba!); "I tagliaerba? Nei giorni feriali dalle 8 alle 13 e dalle 15 alle 19; sabato, domenica e festivi 9-12 e 16-19", a coronare l'abilità della Giunta ad individuazione i problemi. Quelli veri.
Si attendono nuovi risultati, nuovi passi avanti dell'Amministrazione verso quell'obiettivo che pare - chi per un motivo, chi per l'altro - non far dormire in molti: la vivibilità.

ale,6

19.5.09

Allergia e Polvere


Da partito. "Un'altra Europa è possibile" cita il messaggio elettorale della sinistra. Si tratta, delle elezioni europee de 6-7 giugno ed il cartello raggruppa insieme PCI, Rifondazione Comunista, Socialismo 2000 e Consumatori Uniti. La lista unisce due idee "Il voto utile a sinistra" ed una proposta "anticapitalista". Ciò che accade qui è che, nella propaganda legata all'opposizione PD (il voto utile è stato uno degli emblemi 'democratici' del turno elettorale 2008), la forza per il cambiamento inciampa nello stesso discorso per il voto. Unire utile ed anti-capitalismo si mostra come ricorso ad un linguaggio polveroso e schizofrenico, in cui la nostalgia per una sinistra lontana si mescola con due termini distanti. Nella frenesia per l'accumulo di schede di consensi nel sacco Europa, il simbolismo comunista si svuota nella proposta di una allergica rappresentanza.

Si parla di un guadagno, una convenienza, una economia funzionale all'utile 'partecipare' nei luoghi di decisione. Accumulo ora di 'valore-elettorale' per generare un successivo 'eccedente-rappresentanza' al 4% di sbarramento-accesso al parlamento europeo. Anti(?)-Capitalismo. Nell'attesa delle matite per le preferenze del 6-7 giugno, l'avanzo del discorso, è quello per unire i Consumatori.

Rughe

19.5.09

Escatologia del potere

Mentre tutto il mondo è costretto ad accettare la crisi come il punto di non ritorno di un intero sistema economico, il portavoce di Berlusconi ci consiglia ingenuamente di leggere la crisi come piccolo momento di mancanza all'interno della coerenza del sistema, caduta contingente di ciò che è immutabile nella sua perfezione. Il tribunale Capezzone ha giudicato colpevole la sinistra, per non aver saputo sfruttare il momento propizio dell'economia mondiale, e per aver aperto la porta all'attuale mancamento del sistema.
Ma, soprattutto, la sinistra ha riposto la propria condanna nel disfattismo, per aver descritto la crisi come catastrofica e irreversibile, senza comprendere in realtà la portata salvifica del nuovo Popolo delle Libertà.
A fronte di una sinistra che, nella sua incapacità, o nella sua ingenuità, propone una maggiore attenzione ai cambiamenti in corso, ecco che Capezzone ci rassicura con il suo messaggio di speranza: non preoccupatevi, qualcuno sta pensando a voi, qualcuno "prepara la ripresa, che non è lontana". Qualcuno sta pensando a voi, temporale in vista. Estote parati.

Marco

19.5.09

Gestire l'evoluzione della tecnica, la rinuncia.

Ipotizziamo la concentrazione sul momento presente come metodo per comprendere e scoprire la propria vita. definiamo il momento presente in termini di tempo non per descrivere un indeterminato periodo storico ma per indicare l'istante in cui accadono le cose, in cui noi le facciamo accadere, in cui esiste la vita. Questo presente è attualmente invaso da infiniti oggetti attraverso i quali supponiamo di farne esperienza, fare esperienza del nostro presente. Ad un'osservazione sul comportamento dell'uomo nella società in cui vivo, si manifesta invece quel che credo identificare come abbandono del presente. La tecnologia che permea la nostra esistenza limita il nostro vivere a qualcosa che non appartiene al presente, per esempio quando io parlo al telefono proietto me stesso da qualche altra parte, chiunque può confermare che telefonando durante una passeggiata o un tragitto in macchina i luoghi scorrono senza accorgersi, oppure quando la realtà è mediata dall'obiettivo di una macchina fotografica o dal mirino di una videocamera in funzione della sua amplificazione (amplificazione dell'istante e dello stesso momento nel futuro per mezzo della possibilità di rivedere le stesse immagini), l'esperienza del mondo è inevitabilmente mutata; muoversi per le strade seduti all'interno della confortevole e familiare estensione del fuoco domestico ci sottrae alla comprensione della realtà a causa della rapidità con la quale quest'ultima sfugge tutt'intorno e perchè privati della capacità d'essere completamente responsabili di un mezzo meccanico, il passo più lungo della gamba in automobile è fatto normale; questi fenomeni, in forme diverse per diverse tecnologie, influenzano il nostro rapporto con il presente. Che fare dunque del nostro mondo? rifiutare in toto la tecnologia alla base di queste constatazioni potrebbe essere erroneo, essa è infatti parte della nostra evoluzione, ignorarla sarebbe come nascondere la polvere sotto il tappeto. Forse siamo di fronte ad una nuova necessità dell'uomo, la necessità di allontanarci dai nostri stessi prodotti senza eliminarli o rinnegarli, di trovare un equilibrio che ci permetta di essere presenti nonostante la realtà degli oggetti ci proietti altrove. Vero è che al momento attuale la nostra assenza dovuta al nostro stile di vita tecnologico ci obbliga alla rinuncia, una disintossicazione nel vero senso della parola ma assai più complessa perchè diversa da prodotto a prodotto. Compito arduo per due ragioni molto semplici: 1. la nostra debolezza ad abbandonare le nostre illusorie comodità che ci relegano altrove, il luccichìo del magico schermo, il comodo colpo di telefono, il liberatorio usa e getta, l'informazione con un click, chiudere gli occhi a Milano ed aprirli a New york; 2. la nostra debolezza nei confronti dell'impero del conformismo contro il quale si suppone ci dovremmo opporre e del quale chiunque è agente. Le nostre rinuncie si trasformerebbero presto in emarginazione e solitudine.

forse.
andreaechorn

19.5.09

CONSIGLIO COMUNALE. APPROVATO ACCORDO DI PROGRAMMA PER RIQUALIFICAZIONE EX CASERME SANTA MARTA E PASSALACQUA

Riportiamo qui il comunicato stampa del 13/05/2009 del consiglio comunale di Verona.

Con 32 voti a favore e 10 contrari il Consiglio comunale ha approvato questa sera la delibera relativa all’accordo di programma tra il Comune di Verona e l’Università degli Studi di Verona, finalizzato alla realizzazione del programma di riqualificazione delle ex Caserme Santa Marta e Passalacqua.
Respinto con 28 voti contrari e 10 favorevoli l’emendamento presentato dalla minoranza (primo firmatario Roberto Uboldi del PD) che chiedeva una diminuzione dell’edilizia residenziale e un aumento dei servizi previsti.
L’assessore all’Urbanistica ha sottolineato come un progetto così importante per il quartiere di Veronetta, e per la città intera, necessiti di risorse ingenti che saranno garantite dalle alienazioni previste dall’accordo e che non solo verranno realizzate opere pubbliche, ma sarà riservata un’attenzione particolare anche all’implementazione e alla qualità dei servizi.
Favorevole all’accordo di programma il capogruppo di Verona Civica Edoardo Tisato, per il quale “la riqualificazione dell’area e la realizzazione del progetto darà vita ad un’opera importante non soltanto per l’Università e per gli studenti che la frequentano, ma soprattutto per il quartiere di Veronetta che potrà godere, tra le altre cose, di uno spazio verde significativo”.
Contrari al provvedimento i consiglieri del PD. “E’ un progetto inaccettabile – ha detto Roberto Uboldi - perché il carico urbanistico non prevede altrettanti servizi, che saranno necessari quando si insedieranno circa 300 nuove famiglie. Forse la realizzazione di un centro per l’infanzia era una soluzione migliore, dato che il quartiere non ha posti disponibili sia negli asili nido che nelle scuole materne”.
“Voterò negativamente – ha spiegato Paolo Zanotto - anche perché i documenti stessi dichiarano che le destinazioni d’uso prevalenti saranno quelle residenziali e direzionali, non certo quella pubblica. Mi sarei aspettato un dibattito più significativo con la città e soprattutto con l’Università, che si è arresa purtroppo a questa delibera”.
Per Roberto Fasoli “l’accordo di programma avrà danni incalcolabili per il futuro della città. Penso che l’Amministrazione non conosca la reale domanda di alloggi e uffici. Non sono ostile al concorso dei privati, ma la Giunta deve tener conto delle migliaia di case sfitte presenti a Verona prima di costruire, togliendo spazio al verde”.
“Oggi ci troviamo a ratificare un programma per il quale non è stato previsto un reale confronto – ha dichiarato Maria Luisa Albrigi -. Questo accordo non prevede possibilità di sviluppo futuro per l’Università di Verona, se non quello di andare a sacrificare ancora una volta l’area destinata a parco pubblico”.
Il capogruppo del PD Stefania Sartori si è detta “amareggiata che un’Amministrazione giovane rinunci a guardare al futuro e voli basso limitandosi a mediare con il privato. Il campus tanto auspicato non ci sarà così come verrà meno il comparto culturale integrato nel quartiere. La Giunta dimostra ancora una volta di avere un unico obiettivo: quello di fare cassa”.
“Questo è un intervento urbanistico importante – ha affermato Carla Padovani - che una volta approvato e realizzato non potrà essere modificato, per questo ci deve essere un’attenzione particolare a quella che sarà la qualità di vita delle persone che vi andranno ad abitare. Sembra purtroppo che la centralità del progetto rimanga l’edilizia residenziale”.
“Questo è un puro intervento edilizio – ha detto Carlo Pozzerle – . L’Università tra qualche decennio si troverà chiusa nella morsa di altre costruzioni e sarà impossibilitata ad un ampliamento”.
“La quantità di edilizia residenziale libera prevista dal progetto mi sembra spropositata – ha spiegato Ivan Zerbato -. Chiediamo una riduzione del cinquanta per cento, dimostrando la volontà di non voler bocciare la realizzazione di un’opera così importante per la città, ma di desiderare il meglio per valorizzare l’area”.

19.5.09

Le panchine di Verona: un resoconto

«Sediolate» di protesta ai giardini Prato Santo

C’erano una volta le panchine di via Prato Santo. Una volta, appunto, fino a qualche mese fa. Poi sono state rimosse e la stessa sorte è toccata a quelle di viale della Repubblica, vicino alla chiesa. Per protestare contro questa privazione, «che toglie a tutti i cittadini il diritto di vivere il proprio verde e i luoghi d’incontro», il comitato Verona Città aperta ha organizzato una campagna di sensibilizzazione a suon di «sediolate». Non in testa, s’intende, ma ben piantate per terra, proprio sul fazzoletto di terra ritagliato tra l’Adige e i condomini di Borgo Trento, che è il giardino di via Prato Santo.«Qui vicino c’è la mensa di San Vincenzo e la sede della Lega. Evidentemente qualcuno ha denunciato il fatto che i giardini erano frequentati dai poveri che vanno alla mensa e l’amministrazione ha ben pensato di togliere. Ma c’è di più. Quando questi si sono spostati in viale della Repubblica, sono state rimosse anche le panchine davanti alla chiesa. Se questa è la logica usata, c’è da chiedersi se nel giro di qualche mese siano destinate a sparire tutte le panchine. Non è possibile privare i cittadini di questo loro diritto. Le panchine, non intese in senso stretto ma per quello che rappresentano ovvero un luogo di incontro pubblico, sono di tutti», ha spiegato Mao Valpiana come portavoce del comitato, che a sostegno della questione ha già raccolto 500 firme.L’invito, rivolto in primis ai residenti del quartiere ma aperto a tutti, è per i sabato mattina di maggio. A partire dal 9 e a seguire poi, il 16, il 23 e il 30, dalle 11 a mezzogiorno, il comitato si incontrerà nei giardinetti di via Prato Santo per un aperitivo in compagnia, animato da momenti di musica, teatro, lettura, per «ri-pensare, ri-progettare e ri-avere un luogo d’incontro aperto, ospitale, conviviale e accogliente che tutti sentano proprio», si legge infatti sui volantini distribuiti ieri ai passanti. «Nessuno ha la bacchetta magica. I problemi ci sono e vanno affrontati. Ma è il metodo che dev’essere diverso: a fronte di questioni complesse la soluzione dell’amministrazione è quella di semplificarle con divieti e privazioni. Noi pensiamo che sia necessario far rivivere i luoghi d’incontro facendo confluire più persone possibile non rendendone impossibile la permanenza», ha aggiunto Tiziana Valpiana.
(da L'Arena del 19 aprile 2009)
Lasciateci entrare nei CIE