28.1.09

Lo scacciapensieri

Le informazioni sono in mano ai media. Tutto quello che sappiamo di ciò che accade nel Mondo è regolato e filtrato dagli organi di informazione. Le nostre conoscenze sono così incomplete e di parte e non abbiamo così una visione veritiera di ciò che ci sta intorno.
L'idea di Pagina/13 era quella di cercare di riportare le notizie nel modo più oggettivo possibile, lasciando che fosse il lettore a farsi un'idea sui fatti. Col senno di poi ci si è resi conto che era un progetto utopistico e, come vi sarete accorti è finito per diventare una raccolta di pensieri. Nella semplice scelta delle notizie da trattare si influenza il lettore, per non parlare poi dell'incapacità davanti a certe notizie di riportarle tralasciando eventuali commenti.
La cosa importante è che non si subisca fermi e impassibile una notizia, che non la si prenda per veritiera ed esauriente così come ci viene riportata, soprattutto se ci affidiamo ad una sola fonte. Bisognerebbe prendersi il tempo e la voglia di andare oltre, bisognerebbe cercare altre fonti, magari anche di parte completamente opposta e confrontarle tra loro.
Tempo e voglia, due cose che oggi giorno non si concedono tanto volentieri. I giornali ormai non vengono quasi più letti, i quali non traendo più profitto dai lettori, per guadagnare qualcosa vengono infarciti di pubblicità . I telegiornali? I più pensano che sia sufficiente guardarne uno soltanto, beh oddio, non è proprio così e la maggior parte diciamo che riportano le notizie come fa più comodo a loro o meglio, al loro padrone, ma è meglio non dirlo troppo a voce alta.
Come uscire da questo cerchio di notizie menzognere?
A pensarci bene c'è la paura che non ci sia una via d'uscita poiché risulta quasi impossibile fidarsi di qual si voglia fonte di informazione.
Matte

28.1.09

Madrid: riunioni feconde

L'Onda degli studenti italiani a Madrid prosegue la riflessione e il 23 Gennaio si ritrova per discutere su come il Processo di Bologna (alias: 3+2) è stato applicato in Italia a partire dal 1999.
In relazione ad aspetti teorico-politici, il Processo di Bologna, plasmando la didattica in cicli (il primo "d'infarinatura generale" e il secondo "specializzante"), risulta - e per la Spagna ci si riferisce in maniera specifica al secondo ciclo - essere un "avamposto del privato per entrare nei meccanismi di gestione, finanziazione, speculazione degli atenei".
Sviluppando il discorso con un approccio splendidamente dinamico - quello che manca agli studenti rimasti nello stivale - la riunione mette a fuoco la situazione dell'università italiana che, intessuta di una trama politico-gestionale tutta sua, ha reso i risultati dell'applicazione del Processo di Bologna ben differenti da quelli riscontrati (e che ancora si riscontrano) in altri stati europei.
Ma per quale motivo la creazione del secondo ciclo non ha significato l'entrata del privato all'interno della gestione universitaria? Qui cito direttamente dal rapporto della riunione: "Dagli interventi della riunione è risultato chiaro che in Italia l’università, in quanto strumento del potere pubblico funzionale alla spartizione della clientela e dei denari, conveniva lasciarla alla gestione totale di soggetti pubblici, legati praticamente sempre al magna magna locale; da questo punto di vista il plan bolonia, ben al contrario dei fini che si leggono sotto le sue righe, in Italia è stato strumento di sviluppo del potere pubblico. Il nostro è un paese dove le pubbliche amministrazioni sono macchine di potere enorme, ed il privato ha sempre grossa difficoltà a rapportarsi con esse; loro non cercano la qualità e la competitività tanto biasimate dal libero mercato, cercano di mangiare il più possibile sui denari pubblici, e pertanto qualunque accordo tenti il privato con queste, spesso gli resulta sconveniente: i comuni, le regioni, le province, si accordano con qualcuno solo se ne traggono clientelismo. [...] Ovviamente questo non significa che i grandi gruppi privati non controllino il nostro paese, le nostre università, ecc… solo che lo fanno un pò di traverso".
Quello che s'è venuto a creare in Italia - grazie appunto al clientelismo come uno dei valori dominanti della politica universitaria - è una "proliferazione di nuove cattedre con professori ed assistenti".
Quella che ora si pongono gli studenti madrileni è una riflessione sulla 133 in rapporto al complicato - e in quanto tale molteplice - contesto italiano. La discussione è aperta anche su internet all'url: http://ondanomalamadrid.wordpress.com.
E' ancora un invito.
Ale,6

28.1.09

Mangiando male

Come di una calza a rete, usata e rovinata, è disarmante parlare di università. Sembra uno scherzo, un gioco vuoto di parole, ma si tratta soprattutto di uno spazio (con il timore di inadeguatezza che sento nell'usare questa parola, 'forse sovversiva'). Spazio reale che produce direttamente o indirettamente effetti reali. Spazio reale su cui ogni abitante può produrre effetti reali.
L'otto gennaio è stata approvata la legge 180, sull'università. In parlamento: 302 deputati favorevoli, 228 contrari e 2 astenuti. In futuro, nelle parole del ministro Gelmini, si riducono gli sprechi, i concorsi si fanno più trasparenti, i perditempo "avranno vita difficile" e gli studenti meritevoli saranno valorizzati.
Uno. Soluzione agli sprechi: tra 2010 e 2011 i tagli nell'istruzione sono di 1,5 mld di euro su un totale (prima del taglio) di 8 mld. Se i conti calano, la famiglia fa più attenzione agli sprechi.
Due. Trasparenza-trasparenza-trasparenza-trasparenza-trasparenza-trasparenza?
Tre. Attenzione: caduta perditempo. Con la costruzione dell'anagrafe nazionale di professori e ricercatori universitari, vengono registrate le pubblicazioni pro-capite. Chiaro che il rinnovo di contratti e stipendi dipende da questo elenco.
Conferma-proporzionale-n.pubblicazioni.
Fannullone-basso numero pubblicazioni-fuoco.
Quattro. La valorizzazione degli studenti meritevoli viene esaltata dallo stanziamento di 135 milioni di euro. L'esaltazione diviene tuttavia cortocircuito nel momento in cui a studente-meritevole corrisponde ateneo-non virtuoso.
E' chiaro che nella prima fase del taglio sono gli atenei economicamente più deboli a cedere alla possibilità di un intervento privato. Il diritto allo studio ora si mescola con l'interesse di bilancio privato. Dove finisce l'uno, inizia l'altro. Chi assicura il limite? Il ministro?
Cinque. Come una calza a rete usata e rovinata resta l'università addosso al suo abitante. L'università si nutre del suo abitante che appare sorridente nelle immagini da web estratte nei corridoi. L'abitante si nutre della sua università, calza rotta, diventa fili che soffocano in gola.
Rughe

28.1.09

Storia (parziale) della vita di un politico italiano

Per la ricorrenza della morte di Bettino Craxi, sopraggiunta il 19 gennaio 2000, sono state trasmesse e scritte sui media le memorie del politico, chi in modo più parziale chi meno.
Craxi entra in politica giovanissimo. Nel 1976 diventa segretario nazionale del Partito Socialista, poco prima delle elezioni. Sostenuto dall'alleanza del Pentapartito (DC-PSI-PSDI-PRI-PLI) diventa Presidente del Consiglio, il primo socialista a essere premier italiano.
Tra i numerosi provvedimenti del suo governo, uno merita di essere approfondito, anche perché influenza il sistema mediatico attuale. Nell'ottobre 1984 tre pretori, di Roma, Torino e Pescara, ordinano l'oscuramento dei canali televisivi Fininvest di Silvio Berlusconi, perché illegali secondo la legge italiana (non è possibile avere il monopolio delle frequenze e lo stesso numero di canali dello Stato). Immediatamente viene varato il decreto Berlusconi con il voto di fiducia, per sanare la situazione e concedere un anno di tempo alle tv. Craxi si impegnò personalmente per aiutare il suo amico Silvio Berlusconi. Lo prova, oltre l'evidenza dei fatti, una lettera scritta dall'attuale premier al premier di allora: "Caro Bettino - scrive il Cavaliere - grazie di cuore per quello che hai fatto. So che non è stato facile e che hai dovuto mettere sul tavolo la tua credibilità e la tua autorità. Spero di avere il modo di contraccambiarti. Ho creduto giusto non inserire un riferimento esplicito al tuo nome nei titoli-tv prima della ripresa per non esporti oltre misura. Troveremo insieme al più presto il modo di fare qualcosa di meglio. Ancora grazie, dal profondo del cuore. Con amicizia, tuo Silvio" (da repubblica.it,)
Il documentario sulla vita di Craxi, dove veniva dipinto più come santo che come uomo, trasmesso su Canale 5, forse rientra tra i ringraziamenti.
Nel 1989 Craxi stringe l'alleanza con Andreotti e Forlani (CAF), con la quale Andreotti fu premier fino al 1992.
L'inchiesta Mani Pulite segna la fine della prima Repubblica, ma anche l'ultima parte della vita di Bettino.
Il 17 febbraio 1992, l'ingegnere Mario Chiesa, del PSI, viene arrestato perché colto mentre intascava una mazzetta da una ditta di pulizie. Le sue confessioni rendono pubblico un sistema di tangenti che coinvolgono i dirigenti milanesi del PSI. Quando l'inchiesta avanza, Craxi dichiara nell'agosto '93 in parlamento che tutti i partiti si servono di tangenti per auto-finanziarsi. Era un ammissione di colpa, ma condivisa con tutti gli altri esponenti politici italiani.
Tantissimi leader nazionali, Craxi compreso, sono colpiti da avvisi di garanzia, dopo indagini svolte su di loro.
Antonio Di Pietro, uno dei magistrati a capo delle indagini (ora leader dell'IdV) viene screditato in vari tentativi dai suoi inquisiti. Anche Bettino invita Salomone (pm bresciano) a indagare su Di Pietro, sostenendo che mani pulite è tutto un bluff.
Quando l'arresto era vicino, nel 1994, Craxi scappa ad Hammamet in Tunisia.
I giudici che lo dichiararono colpevole insieme a Cusani e Citarisi, nel processo sugli introiti che Psi e Dc realizzarono sugli accordi assicurativi tra la Sai e l'Eni, chiuso nel novembre 1996, scrivono: "Si può ritenere pienamente provato che Craxi, nonostante gli impegni politici e di governo, si occupava in prima persona delle operazioni concernenti il finanziamento del partito, quanto meno di quelle di grande rilievo quali la joint venture Eni-Sai".
Le indagini hanno portato alla luce l'esistenza di un tesoro personale di Craxi (circa 50 miliardi di lire), accumulato dalle tangenti, che quindi non finanziavano solo le casse di partito.
Le condanne definitive a suo carico sono: 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai e 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito nel caso della metropolitana di Milano.
Ste

26.1.09

Lo scacciapensieri

Martedì 20 gennaio 2009 è stato un giorno che passerà alla storia. Il quel giorno infatti il primo uomo afroamericano è ufficialmente entrato alla Casa Bianca come presidente degli Stati Uniti d'America.
Gran parte dell'opinione mondiale vede l'elezione di Barack Obama come un fatto positivo, si è portati a vedere in lui l'uomo della svolta, l'uomo in grado di riportare ai fasti di un tempo gli USA.
Sull'onda dello slogan elettorale di Obama “Yes, we can” si sono create grandissime aspettative in lui, forse fin troppo grandi.
Il neo-presidente è chiamato a far dimenticare i due disastrosi mandati di Bush, a risolvere situazioni lasciate in sospeso come le guerre in Afghanistan e in Iraq, e in ultimo a far risorgere l'economia statunitense.
L'impressione è che sia un compito tutt'altro che semplice e il rischio che Obama non riesca a risolvere tutto è molto elevato.
Il problema è che si è portati a pensare che il capo della Casa Bianca abbia una bacchetta magica in grado di risolvere ogni problema ma, egli è soltanto un uomo e in quanto tale non è in grado di fare miracoli.
Tanto più è elevata l'aspettativa in una persona, tanto più elevata sarà la delusione nel caso questa persona fallisca. Se Obama dovesse fallire c'è il forte rischio che la delusione nei suoi confronti sia immensa.
Nel neo-presidente statunitense si ha una grande fiducia ma, bisogna anche pensare che, come già detto, è un semplice uomo e bisogna concedergli il lusso di poter sbagliare e di non creare allarmismi nel caso non riuscisse a svolgere il compito che si era prefissato.
Matte

26.1.09

26.1.09

Onda madrilena: una proposta forte

Gli italiani a Madrid riprendono le attività e si reinventano

L'Anomalous wave sembra resistere alla normalizzazione. Tra studenti di Urbino che organizzano assemblee in chat per coinvolgere paesi dall'altro capo del globo e studenti sardi che contestano il premier a teatro – mentre lui non si sognerebbe mai di interrompere una manifestazione di “presunti di sinistra” - qualcosa di propositivo ed ambizioso comincia a muoversi da Madrid, dove le contestazioni dell'ultimo periodo erano focalizzate per lo più sulla questione del Piano di Bologna. L'assemblea degli studenti italiani – e non solo - a Madrid, dopo aver riscontrato alcuni punti di contatto tra la protesta spagnola – e non solo – e quella italiana, “specie quando si parla di privati all'interno dell'università”, ha lanciato una proposta di rivendicazione di una regolamentazione a livello europeo di alcuni principi base da difendere all'interno del mondo universitario. L'assemblea si riferisce “all’esigenza di che la ricerca sia libera e svincolata dalle logiche di mercato, a che le università non vengano gestite da imprese, a che le borse di studio dei master non vengano garantite dalle banche, a che i professori vengano scelti per concorso pubblico aperto, ecc.”. In buona sostanza: utilizzando gli strumenti che mette a disposizione la stessa Comunità Europea – la petizione parlamentare e l'attivazione di iniziativa legislativa dal Parlamento europeo – creare una rete di studenti il più ampia possibile in Europa che abbia dei valori comuni da rivendicare.
La proposta è tutt'altro che utopica: il 20 – 21 marzo a Burgos si celebrerà una giornata d'incontro di tutti i movimenti in Spagna durante il quale già si presenterà un lavoro ben definito e pronto a fare il suo iter tecnico nelle istituzioni.
Http://ondanomalamadrid.wordpress.com
Ale,6

26.1.09

Eclisse

Il tuo corpo sopra il mio,due mondi diversi,
si incontrano cercandosi l'un l'altro.
La tua luce su di me,la mia ombra su di te.
Le nostre orbite in rotta di collisione ballando
si fondono. In armonia si continua il nostro cammino
consapevoli che fra poco finirà.
Elio

26.1.09

Gli intellettuali che non ti aspetti

Quando ho letto un articolo di Paolo Barnard su come gli intellettuali, italiani e non, si sono schierati sulla questione palestinese sono rimasto a dir poco deluso. L’articolo attacca: “Marco Travaglio ha appena scritto un commento su Gaza, diramato dalla sua casa editrice Chiarelettere, che inizia così: “Israele non sta attaccando i civili palestinesi. Israele sta combattendo un’organizzazione terroristica come Hamas che, essa sì, attacca civili israeliani”(http://disinformazione.it/tradimento_intellettuali.htm). Cosa dire se non: “Ma stiamo scherzando??”. La questione si fa più seria quando continuando a leggere il testo vengo a sapere che non solo Travaglio prende le parti degli israeliani oggi, ma che fin dagli inizi della guerra in Medio Oriente la maggior parte dei personaggi di spicco furono filo-israeliani. Il problema più grave è che la loro “scelta” porta più danni che qualsiasi tentativo di manipolare le informazioni. Sappiamo tutti che, se una causa è sostenuta da personaggi di un certo spessore, acquista agli occhi del pubblico molta, ma molta, più importanza. La conseguenza di una cecità allargata da parte della schiera di intellettuali, è che il pubblico continuerà a essere condizionato da chi nasconde la verità, da chi difende i massacri israeliani e da chi vuole, e continua a volere, la guerra. Non voglio mettere in discussione l’integrità etica di Travaglio & Co. ma sicuramente mi sarei aspettato una scelta di campo più consapevole. Ci si aspetta dagli intellettuali una presa di posizione ponderata e ,ripeto, consapevole. Dopotutto le prove sono a favore della Palestina: l’ultima tregua fu rotta da Israele il 4 novembre 2008, i piani terroristi dei primi ministri che si sono alternati alla testa dello stato israeliano e infine quando la Commissione dell’ONU per i Diritti Umani definì per ben tre volte le condotte di Israele “un insulto all’Umanità” (1977, 1985, 2000). L’unica soluzione è l’avvio di trattative di pace serie e impegnate, cosa che risulterebbe molto più facile se i cervelloni di tutto il mondo iniziassero ad aprire gli occhi.
Elio

26.1.09

La ministra è on-line

Da ormai un mese, la grande rete ha una nuova e grande protagonista: Maria Ste Gelmini. Infatti dal 3 dicembre su YouTube la ministra ha aperto un canale con il quale comunica (forse) a tutti, quello che gli passa per la testa. Nell’ultimo video pubblicato, la poderosa, Gelmini fa “scalpore” annunciando, all’italiano pubblico, le materie delle prove di maturità 2009. La sua prestanza e la sua postura fanno da contorno a una donna vestita casual ma non troppo, una donna che comunica con i mezzi dei giovani, per i giovani! Ma allora questi giovani esistono o no?? E poi si sa che i giovani d’oggi passano tutto il tempo su internet.
P.S. Questo articolo è per non dimenticare che siamo ancora in mano a un indefinibile governo.
π

21.1.09

RABBIA IN SALITA DA TELEVISORE: SCHIUMA ALLA BOCCA

E' difficile cercare di fermare le lacrime di rabbia nell'esporsi alla potenza radioattiva della televisione. Superando la barriera della decenza tuttavia, con queste righe si vuole spingere una critica a due momenti che hanno colorato le trasmissioni della settimana trascorsa.
Parte 1. Relativizzare un fatto. Si tratta di Annozero. Nel programma di Santoro, giovedì scorso, si è toccato ciò che accade a Gaza (gli attacchi israeliani dal 27 dicembre). La giornalista Annunziata è presente in studio.
L'analisi è centrata su documenti, filmati, interventi e testimonianze che riportano frammenti di quelli che sono gli effetti dell'offensiva israeliana su Gaza.
C'è un fatto: attacco di Israele a Gaza. L'interesse è globale. Gli interessi sono globali. C'è la notizia. Ora (tralasciando l'abbandono dello studio), Lucia Annunziata rimprovera di imparzialità l'analisi di Annozero. "C'è solo la parte palestinese".
L'operazione PiomboFuso è, nella gestione politica e storica della questione mediorientale, un anello cronologico ulteriore. Per interpretarlo, è necessaria una lettura dei passaggi precedenti. Qui si parla di gestione.
Nel parlare delle vittime degli attacchi tuttavia si parla di vittime (di questo le vignette di Vauro sono indicative, giocattoli per bambini morti). Se muore Ahmed, è Ahmed a morire. Ahmed muore anche se in un altro tempo-luogo un palestinese si fa saltare in aria. Ahmed muore e non sa ascoltare la vuota recriminatoria alla parcondicio di giornalisti illuminati: parlo di Lucia Annunziata. Se si parla del morire a Gaza sotto le armi, si dovrebbe cercare di fare parlare di quello. Giustificare PiomboFuso è una logica che appartiene alla gestione; relativizzare le morti palestinesi con quelle israeliane significa contare, vivi, i corpi di morti e, farne argomentazione da poltrona.
Parte 2. Relativizzare la crisi. Tremonti, domenica sera a Che Tempo che Fa. Il ministro parla di economia, della crisi, e arriva a sostenere che "se il problema è il cuore, si deve intervenire al cuore, non alle gambe". Se il problema è la finanza deviata, si deve intervenire sui derivati, sulla speculazione, sulla simulazione basata sul debito e non sull'economia reale. E' davvero importante questo passaggio. Si tratta della base da cui si procede a gradini verso la relativizzazione e poi il capovolgimento della stessa. Primo passo: "la risposta deve essere globale". Ad una crisi globale non si risponde nazionalmente, ma a livello planetario. Si attende ora Obama e quindi ogni decisione anti-crisi dipende dalla situazione globale che seguirà il piano americano.
Secondo passo: (Parafrasando) Ci si chiede come mai non si sia intervenuto sui redditi piuttosto che introdurre la Social Card. A questo Tremonti risponde sostenendo che (dopo un mse) 500 mila persone hanno accesso alla carta attraverso la graduatoria ISEE. Alla domanda non risponde.
Terzo passo: Alitalia, non c'è stata perdita tra la prima offerta Airfrance e quella attuale. Revisionismo di Tremonti che non spiega come mai di quella finanza da punire di cui sopra, non faccia parte la cordata Collaninno che, attraverso azioni e ribassi, ha guadagnato il 30% del valore delle quote vendute. Economia reale? Sale la schiuma alla bocca: rabbia.

Rughe

21.1.09

21.1.09

Lo scacciapensieri

Ieri il dottor Salvini (direttore amministrativo) e il dottor Rebonato (direttore dell'economato) si sono presentati nell'aula 1.6 per chiarire alcuni aspetti sull'utilizzo della stessa. In buona sostanza nel periodo esami l'aula resterà autogestita dagli studenti - già adibita ad aula studio in risposta al puntuale problema del tutto-esaurito. Alcuni studenti si sono proposti come responsabili detentori delle chiavi ma il dottor Rebonato, solitamente molto pacato, d'improvviso s'è quasi adirato - lo ricordo visibilmente disorientato - e con poche parole ha dimostrato quanto tutto questo lo senta come una sfida a braccio di ferro: «darvi una copia delle chiavi significherebbe fare quattro passi indietro». Tralasciando la palese serenità del clima - che non legittima certo una lettura simile della situazione - mi sorge spontanea una domanda: da quando in qua un esecutore parla di significati?
Ma mentre Rebonato dimostra quant'è tenero, Flavio Tosi non smette di dimostrare quant'è sindaco. «E' assurdo, Tosi fa un'ordinanza e noi presentiamo ricorso, e lo vinciamo. E allora Tosi fa un'altra ordinanza e noi ripresentiamo ricorso» tuona Carla Corsi, presidente del comitato per i diritti civili delle prostitute. «Non sappiamo ancora di preciso in che termini interverremo, dobbiamo ancora confrontarci con i nostri avvocati. Intanto speriamo nell'intervento di qualche magistrato, che prenda dei provvedimenti e interrompa la follia di Tosi». Gianni Zardini, presidente del circolo Pink, focalizza la critica sull'ordinanza: «Il problema di questa ordinanza è che manca di volontà costruttiva, è solo repressiva. La prostituzione non è un problema ma una realtà. Non riusciranno a eliminarla. È il mestiere più vecchio del mondo, nel 600 al posto di palazzo Barbieri c'erano loro, le prostitute, che battevano negli arcovoli dell'Arena. Cosa pensa Tosi, di eliminarle con un'ordinanza?».
Nella prostituzione certo qualcosa non va ed in merito ribollono ancora le parole di Carol Pateman: “Quando i corpi delle donne vengono messi in vendita come merci sul mercato capitalistico, i termini del contratto originario non possono essere dimenticati; la legge del diritto sessuale maschile viene affermata pubblicamente, e gli uomini vengono pubblicamente riconosciuti come padroni sessuali delle donne - ecco che cosa c'è che non va nella prostituzione”.
Intanto a Gaza si continua a morire.

Ale,6

21.1.09

Comunicato stampa

Siamo cittadine e cittadini veronesi e vogliamo sentirci liberi di vivere, con civiltà e rispetto dei bisogni e dei desideri di tutti, gli spazi della nostra città, senza incorrere in continui divieti che impediscono anche le più semplici azioni del vivere quotidiano.
Non ci piace una Verona che mette al bando i poveri, i marginali, le schiave prostituite e i ‘diversi’ invece di impegnarsi per superare la povertà, la marginalità, lo sfruttamento e la violenza sulle donne e per comporre armonicamente le differenze tra le persone. Intendiamo vincere le paure indotte, educarci e educare alla cittadinanza, alla convivenza, alla convivialità, riappropriarci della piena cittadinanza, resistere con la nonviolenza.
Per questo abbiamo sottoscritto un appello, aperto all’adesione di tutti coloro che a Verona e provincia ne condividano lo spirito e intendano operare per contrastare il clima che si sta costruendo nella nostra città e che in questi giorni ha dato origine a un ennesimo raccapricciante episodio di violenza.
Intendiamo costruire un percorso pubblico per reagire a una città in cui la ‘sicurezza’ diventa il cardine che giustifica ogni misura, trasformando ogni malessere in egoismo sociale e far rinascere una Verona dell’accoglienza, della tolleranza, della disponibilità, del rispetto.
Ringraziando per l’attenzione, chiediamo la cortesia di voler dare diffusione al testo dell’appello e di voler informare sui primi incontri, aperti a tutta la cittadinanza, organizzati dal Comitato ‘Verona, città aperta’, in cui riflettere su che cosa è realmente la sicurezza e su quali strumenti/strategie potrebbero dare ai cittadini una vera sensazione di non solitudine, per affrontare il nodo 'sicurezza', non solo da un punto di vista giuridico, ma anche come sentimento personale e collettivo.

Comitato Verona Città Aperta
http://veronacittaaperta.blogspot.com

21.1.09

A M A Z I N G _ A N A L O G Y

Perché è importante prendere una posizione sulla questione?




21.1.09

Tristemente qualche parola su Gaza

«Sgomento e ira hanno caratterizzato le reazioni del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon davanti alle rovine causate dalle forze armate israeliane nella Striscia di Gaza.» Israele valuta negativamente la presenza del segretario Onu in quella terra, ancora governata da Hamas. Il problema è proprio la presenza di Hamas. Ciò che non va bene, è che il funzionario primo dell'Onu cammini sul cemento rotto di Gaza, prima della ricostruzione politica. O ricostruzione domestica?
Se si tratta di misure di sicurezza, forse Ban Ki-moon può riuscire a resistere in apnea per qualche ora in Gaza. Ma se invece si vuole spegnere lo sguardo sulle rovine? Ban Ki-moon è un osservatore, potente, quantomeno tra le poltrone dell'Onu. Forse non dovrebbe vedere. Cosa? Cosa può cambiare dalla passeggiata mentre Hamas fastidiosamente ancora governa (ieri) ed un'altra mentre Israele ha controllo? Si alza l'ombra della mistificazione.

Rughe

19.1.09

A GAZA STANNO MORENDO

Perché è molto importante che noi tutti prendiamo posizione sulla questione?

Innanzitutto, come vi avevo già scritto, è un fatto etica, anche se in questo intellettualistico mondo postmoderno parlare di etica non è più di moda.
Secondo perchè l'Italia e tutto l'Occidente in blocco dà il pieno avvallo alla politica israeliana, così che quello che sta avvenendo è anche una nostra responsabilità. Le nostre industrie cooperano con quelle israeliane. Le nostre imprese costruiscono autostrade in Israele, che collegano SOLO le colonie e i centri israeliani, condannando all'emarginazione, al degrado e all'impoverimento i villaggi palestinesi, in una geografia di filo spinato, posti di blocco, muri alti nove metri, cemento e check points... I nostri centri di ricerca collaborano con quelli israeliani. Alla costruzione del muro hanno preso parte imprese edili italiane. I nostri politici -quelli di sinistra, per la precisione- stanno appoggiando robe tipo l'infausto progetto Perez che vorrebbe consentire ad alcuni bambini palestinesi (scelti non si sa in base a quali criteri) di essere curati in ospedali israeliani (cioè: distruggiamo prima gli ospedali palestinesi e poi diamo i soldi a quelli israeliani per curare (qualcuno) dei bambini palestinesi... NOI NON VOGLIAMO CARITA'!!! Ci urlano gli amici dalla Palestina... VOGLIAMO GIUSTIZIA: SANZIONI AD ISRAELE. Nota Sami Hallac, intellettuale palestinese che vive da anni a Torino, esule: di ONG e aiuti ipocritamente filantropici ce ne sono anche troppi, e finiscono sempre nelle mani dei soliti corrotti...) AL POLITECNICO DI TORINO SI SPERIMENTANO ARMI CHE GLI ISRAELIANI STANNO UTILIZZANDO A GAZA. I Territori non sono che un grande campo di sperimentazione di tecniche di repressione di terrorismi strumentalisticamente indotti (in Israele sta nascendo un nuovo inquietante business: sono nati gli "esperti di sicurezza", chiamati in consulenza direttamente dagli USA post 11 Sett... Suonano inquietanti le ciniche parole di quel vecchio politico israeliano al giornalista del NY Times che vi citavo..:"Non dirlo a nessuno, ma a noi il terrorismo conviene"). Un campo di sperimentazione di politiche di shock economy (chi ricostruirà, domani, a Gaza?? Non a caso il Sudamerica è molto sensibile rispetto alla questione), di apartheid, di armi. Ecco perchè l'Italia e l'Occidente tutto sono CORRESPONSABILI DELL'INGIUSTIZIA. E Gaza è vicina: ci scandalizziamo per il Tibet, con tutto il rispetto, ma quella effettivamente è una questione lontana, una loro triste bega in cui però non possiamo dire di averci tanto a che fare, o perlomeno non abbiamo le mani sporche: ma qui, essere indifferenti.. si tratta del Mediterraneo, cavoli: noi SIAMO TUTTI MEDITERRANEI!
Terzo: è importante impegnarci tutti perchè tutta la faccenda rappresenta una grave sconfitta della libertà di stampa in Italia, e del successo decennale di una macchina di propaganda filo-israeliana operante anche nel nostro paese (di cui gli inveterati falsi luoghi comuni del "hanno fatto del deserto un giardino" o
"le terre le hanno comprate": le nostre nonne docent). Da ultimo: non possiamo permettere la scandalosa posizione dei nostri politici, di destra e di sinistra, il loro silenzio, peggio, le loro esternazioni di solidarietà ad Israele. Nè possiamo permettere loro di aggrapparsi all'eticamente (e GIURIDICAMENTE) impossibile spauracchio del politically correct: ma diciamo una volta per tutte le cose come stanno!!! Indipendentemente dalle cifre dei morti dalle due parti, anche se l'equazione 1100:13 è già di per sè eloquente, E'GIURIDICAMENTE ERRATO equiparare la devastante aggressione di un ghetto (assediato da decenni e stipato di profughi cacciati a forza dalle loro terre) da parte della quarta potenza nucleare al mondo, ad un lancio di razzi di latta nel deserto da parte di Gaza (non solo hamas li lancia, ma tutte le forze politiche palestinesi, unite nell'ingiustizia). Poichè questo lancio di razzi è LEGITTIMA RESISTENZA CONTRO UN AGGRESSORE OCCUPANTE DA ANNI E ARTEFICE DI UN ASSEDIO SPIETATO CHE HA ROTTO UNA TREGUA SANCITA (Sì!!! E'stato Israele a romperla, ma vogliamo dire le cose come stanno sì o no? L'HA ROTTA: prima il 4 novembre, quando un suo bombardamento ha ucciso sei palestinesi a Gaza, e di nuovo il 17 novembre, quando un altro bombardamento ne ha uccisi altri quattro), una resistenza che la dichiarazione universale dei diritti
umani sancisce come DIRITTO. E se no cosa promulghiamo le leggi a fare? abbiamo dimenticato cos'è accaduto quando Saddam Hussein ha occupato il Qweit??? Lo abbiamo dimenticato? (e non aveva tutti i torti, va beh, questa è un'altra storia..) cmq: abbiamo tutti la memoria così corta che abbiamo dimenticato cos'è successo allora? Siamo tutti intervenuti!! "Ah no! Povero Qweit! E bombe su Saddam... TUTTO IL MONDO CONTRO L'OCCUPANTE. e ora.. tutto il mondo è con il prepotente occupante! Quindi TUTTI i nostri politici che fanno una simile equazione, o che iniziano un discorso all'Annunziata tipo "da ambo le parti..." sono degli ipocriti moralmente corresponsabili di questo macello. "Se George Bush avesse avuto il coraggio di esigere un cessate il fuoco immediato 48 ore prima, quei 40 civili - le donne, i bambini, e i vecchi - sarebbero vivi", scrive Fisk.
Solo che adesso i civili sono più di mille.
Il fatto che i nostri politici di sinistra si stiano comportando in questa indegna maniera apre però un'interessante prospettiva: per la prima volta forse qui in Italia una causa si trova AL DI SOPRA DEL CLICHE' TUTTO ITALIANO DI QUELLO CHE E' DI DESTRA E DI QUELLO CHE E' DI SINISTRA (che sarebbe anche ora di eliminare per sempre): insomma, questa causa è al di sopra di qualsiasi strumentalizzazione. NON POSSIAMO PERDERE QUESTA OCCASIONE!!
Marianna Scapini

19.1.09

NUOVE ACCUSE ALL'AMBASCIATORE SABAS PRETELT DE LA VEGA

La Procura colombiana ha formulato nuove accuse all'ex Ministro dell'Interno, ed ora ambasciatore in Italia, Sabas Pretelt de la Vega e al Ministro della Protezione Sociale Diego Palacios Betancourt, per i fatti inerenti alla rielezione fraudolenta del presidente Uribe. La misura colpisce anche Hernando Angarita, ex vice Ministro dell'Interno. Pretelt de la Vega e Angarita avrebbero garantito raccomandazioni nella pubblica amministrazione e denaro all'ex rappresentante alla Camera Teodolindo Avendaño (già agli arresti), in cambio di un "aiuto" per la rielezione dell'attuale presidente. L'ambasciatore italiano, già accusato precedentemente dall'ex congressista Yidis Medina per lo stesso reato, sembra essere il "regista" della scandalosa truffa che ha portato all'illegittima rielezione di Uribe.
Il paradosso è che, (tra promesse di non estradizione a paramilitari e corruzione di congressisti) questo rappresentante dell'oligarchia colombiana, ricoprendo indisturbato l'incarico di diplomatico in Italia, dispensa medagliette di merito perfino al Direttore dell'ONU a Vienna e Direttore dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), che "evidentemente ignora" il ruolo di questo corruttore in giacca e cravatta!
Gruppo Nueva Colombia

PS: Ricordo che Sabas Pretelt de la Vega s'è presentato all'Università degli studi di Verona nella primavera del 2007 in una grande conferenza organizzata dalla Gerbera Gialla, un'associazione antimafia la cui filiale veronese è stata chiusa lo stesso anno dal neo-sindaco Flavio Tosi. (motivazione: scarsi risultati dell'attività). E ricordo che in tale data l'ambasciatore Pretelt de la Vega era già stato accusato, tra le tante, di corruzione. Chi l'aveva invitato?
Ale,6

19.1.09

Che cos'è una vita minuscola?

Che cos'è una vita minuscola? E' solo nell'insieme degli attraversamenti, dei contatti, delle relazioni e delle prossimità che essa intrattiene con le altre vite che qualcosa come una vita minuscola può darsi. Non semplicemente in un particolare rapporto gerarchico in cui essa può essere intrappolata. Una vita non è minuscola perché è costretta nella forma servo, nella forma impiegato, dipendente: il minuscolo non è il subordinato, il sottomesso. O almeno, non lo è se non in modo accidentale e come indeterminato. Minuscolo non sta ad una relazione duale (servo-padrone, suddito-sovrano, fedele-dio), ma ad un intero campo di relazioni, in costante movimento, dalle connessioni tanto plurali quanto mutevoli. In particolare, minuscola sarà quella vita che passerà a fianco delle altre senza lasciare una traccia di questo passaggio, scivolando nell'inapparenza senza una stonatura, senza un'attrito, come l'acqua che scorre sul vetro senza rigarlo o inciderlo. Minuscola è così quella vita che non ha toccato le altre, che piuttosto si è inserita negli interstizi lasciate da quelle. Una vita che ha preso il suo posto all'interno degli ingranaggi in cui avrebbe dovuto muoversi; un posto così a misura, così definito, con i suoi doveri, i suoi obblighi, i suoi privilegi particolari, la sua giusta retribuzione e i suoi giusti incarichi (“Sono solo un esecutore!”), da non volersi mai scontrare mai con le vite degli altri. Senza un incontro, senza un conflitto, come si deve. La prestazione specifica di questa vita è quella di essere senza essere, funzionare, paradossalmente, senza che la loro presenza si lasci percepire. Essi devono rendere efficace la macchina attraverso il loro lavoro, armoniosamente, evitare le interruzioni del movimento, le soste, gli inciampi che possono originarsi nei più diversi modi: un incontro, una relazione sentimentale, un impulso di ribellione, la deriva dell'individualità rispetto alla norma del funzionamento. Avvocati, questori, procuratori, segretari, responsabili, tutti si muovono secondo uno schema predefinito, seguendo movimenti minuziosamente prestabiliti; bulloni, piccole viti/e fabbricate ad arte per funzionare e girare assieme alle altre, con la sicurezza di essere parte di qualcosa di armonioso, comme il faut, senza la preoccupazione di stonare, di farsi dettaglio. A questo punto, è solo facendoci ingombranti, è solo lasciando sentire tutto l'eccessivo peso della nostra presenza, che potremo, in qualche modo, lasciar emergere ciò che non sta a questo dispositivo di riduzione ma che tuttavia resta come conficcato al suo cuore, e cioè proprio quello che noi siamo. Inciampo, ingombro, attrito.
Marco

19.1.09

19.1.09

I diciott'anni si aspettano sempre con trepidante attesa, ma quando a compiere la maggiore età è la mia permanenza in Italia l'attesa tiepidamente si trasforma in rassegnazione ai tempi biblici della burocrazia. Vorrei poter festeggiare questi 18 anni di rinnovo dei permessi di soggiorno ma a rovinare l'evento arriva, come regalo, la proposta di legge dalla Lega. ( in estrema sintesi: 50€ per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno e 200€ per il rilascio della cittadinanza).
Sorvolo su tutti i dibatti etici-morali-filosofici-religiosi-discriminanti e non-razzisti e non. Vorrei solamente portare l'attenzione sul significato di questa nuova cifra da sborsare. Pagare per avere un servizio è logicamente comprensibile, ma per disservizi e disagi non è decisamente accettabile. Nel periodo che trascorre tra la scadenza del permesso e il suo rinnovo l'immigrato non può uscire dall'Italia (escluso il paese d'origine); in questo periodo l'immigrato non è clandestino in quanto è in possesso della richiesta di rinnovo del permesso. Questo periodo personalmente ammonta a 2 anni 2 mesi e 8 giorni; credo non servano altre parole. Se questi soldi servissero per snellire e velocizzare le pratiche nessuna obiezione, ma permettetemi di avere qualche riserva. Sperando che questa della Lega sia la solita provocazione, aspetto la mia cittadinanza honoris causa per la pazienza mostrata verso la burocrazia italiana.
Elide

15.1.09

Lo scacciapensieri

Entro la fine di gennaio chi guida non potrà più bere neanche una goccia d'alcol. Infatti a fine di questo mese sarà approvata la proposta di legge che prevede il ritiro della patente a chi verrà rilevato un tasso alcolico superiore allo 0,2% (espresso in grammi di alcol ogni 100 ml di sangue). Siamo tutti d'accordo che chi guida non deve bere ma, sinceramente già la legge che è in vigore adesso, che prevede come limite massimo di tasso alcolico lo 0,5%, sembra piuttosto rigida anche perché adesso bastano due birre per essere già al di sopra di questa soglia. Faccio fatica a pensare che qualcuno sia già ubriaco, e quindi non in grado di guidare dopo aver bevuto due birre ma, non a tutti l'alcol fa lo stesso effetto e quindi va bene così. Abbassare però ulteriormente la soglia di tasso alcolico a 0,2% a mio parere è una cosa stupida. In questo caso anche un semplice bicchiere di vino o un caffè corretto potrebbero comportare il ritiro della patente, senza contare l'onerosa multa. Questa riforma infatti viene spacciata come forma di prevenzione per la sicurezza stradale e per la sicurezza dei cittadini che tanto stanno a cuore ai nostri politici. Ai nostri politici però stanno più a cuore i soldi e piuttosto che cercare di attuare riforme che vadano incontro al cittadino, studiano in modo machiavellico, riforme che guardino al proprio tornaconto. Questa nuova riforma sulla sicurezza stradale sembra proprio andare in questa direzione. Alzi la mano chi non ha mai bevuto, anche semplicemente uno spritz, e poi ha guidato. Penso nessuno. Da fine gennaio quindi chiunque verrà fermato e sottoposto all'etilometro si prenderà una bella multa, a vantaggio dei nostri politici, oltre a correre il rischio di perderà la patente e nel caso peggiore il sequestro del proprio mezzo di locomozione. Chi beve e guidando causa un incidente non ha un tasso alcolico che va tra lo 0,2% e lo 0,5% ma, di gran lunga superiore. Certo una legge più rigida può fungere da deterrente ma, ho i miei seri dubbi visto che comunque ogni domenica si legge di morti del sabato sera e le cifre sembrano più un bollettino di guerra. Una scelta giusta sarebbe stato aumentare i controlli fuori dai locali, e non a duecento o trecento metri di distanza, se non di più, che potrebbero bastare per creare incidenti, e magari cercare di organizzare un servizio di trasporto notturno, se non gratuito, almeno a basso costo in modo tale che si possa evitare di prendere il proprio mezzo per uscire. Per far ciò bisognerebbe spendere soldi ma, chi governa preferisce guadagnare piuttosto che spendere!
Matte

15.1.09

La bottiglia e il letto

La bottiglia e il letto
nient'altro ho di sicuro.
Come un senza tetto
vago per il mondo
con il volto scuro,
occhi bassi e schiena curva
il mio scudo contro l'immondo.
L'oscurità mi pervade l'anima,
nera e cupa, che rende tutt'intorno
un incubo senza ritorno.
Elio

15.1.09

La censura è l'ultima a morire

Non vorrei essere banale ma c’è una cosa che ci accompagna in ogni nostro contatto con la comunicazione, ed è la censura. Siamo sempre e comunque tenuti all’oscuro di cose che neanche immaginiamo. I mezzi di comunicazione hanno preso le parti della politica, anche quei mezzi e quelle testate che ci potrebbero sembrare, per così dire, affidabili. Ad esempio in una situazione estrema come quella di una guerra si sono fatti molti passi indietro rispetto ad una volta. La forza della censura è così aumentata che le uniche immagini che i telegiornali ci mostrano della guerra nella Striscia di Gaza, sono immagini di colonne di fumo. Le telecamere e i giornalisti sono molto spesso a chilometri dai luoghi degli scontri e quelle poche volte che mostrano interviste sono svolte in ospedali. Con questo non voglio dire che i corrispondenti debbano per forza rischiare la vita ma allo stesso tempo credo che fare un’informazione completa bisogna entrare nella questione. Dopo la guerra del Vietnam, ogni guerra è stata pianificata anche dal punto di vista mediatico. Durante questa guerra (problematica fin che si vuole) i giornalisti hanno avuto per l’ultima volta una parte integrante e indipendente per raccontare ciò che accadeva. In quel caso la censura era un processo che avveniva dopo la raccolta delle notizie, non prima. In questi anni, non credo si debba parlare di censura a posteriori e neanche di autocensura, purtroppo temo che sia talmente alto il livello di controllo da chiamare la comunicazione “alla carta”, chi detiene il potere dice a chi lavora sul campo cosa riprendere o raccontare. Questo è l’unico motivo per cui non si sa niente dei 700 israeliani arrestati perché manifestavano contro l’attacco del loro paese; questo è il motivo perché non si sa niente dei 60 ragazzi arrestati in Grecia durante una manifestazione. Questo è il motivo perché non siamo venuti a sapere che un esponente di un partito israeliano vorrebbe un’altra Hiroshima ma a Gaza. Un caso estremo avvenne durante la prima Guerra del Golfo, quando l’esercito americano “liberava” i giornalisti in situazioni attentamente studiate. I giornalisti avevano aree delimitate nelle quali muoversi e poter raccogliere quel poco che lo stato maggiore gli concedeva. Da quel momento in poi è stata una lenta discesa verso l’oblio e l’ignoranza. Il pubblico sempre più alieno e estraneo al girare del mondo vive una vita con gli occhi fasciati e le orecchie tappate.
Elio

15.1.09

Tanti auguri Giulio }:-€

Quanto male fa' quella assoluzione della Cassazione del 28 dicembre 2004 per prescrizione per il delitto di associazione a delinquere fino alla primavera del 1980 (dove gli altri associati erano mafiosi). Auguri Giulio, tu non meritavi una assoluzione così, è una macchia nella tua sfavillante carriera politica. Ricordo che una volta, insieme a Tano, ti hanno addirittura condannato a 24 anni di carcere per l'omicidio Pecorelli ma poi sei stato assolto dalla solita Cassazione il 30 ottobre 2003 e anche quella volta non eri solo contro lo Stato, con te c'era Tano, come non ricordi più chi è Tano, dai non scherzare, è Tanino, è Tano, è Badalamenti. Auguri Giulio, ti sei laureato nel '41 e l'anno dopo eri il presidente nazionale degli universitari dell'Azione Cattolica, ma come hai fatto,eri proprio un fenomeno. Auguri Giulio, ricordi la fine della guerra, il tuo matrimonio con Donna Livia. Ricordi l'anno dopo, ricordi la tua elezione come deputato nella Costituente, ricordi le battaglie, ricordi Togliatti e Di Vittorio, ricordi i chilometri nei corridoi del transatlantico a trasportare le borse e i segreti di Alcide. Quanto ti hanno forgiato quelle borse. Auguri Giulio, per quelle sette volte che sei riuscito a fare il Presidente del Consiglio, iniziasti come sottosegretario alla presidenza con il solito Alcide e poi fu un susseguirsi di incarichi, da ministro dell'interno a quello della difesa, da ministro delle finanze a quello dell'industria, da onorevole sei diventato senatore, poi europarlamentare e per questa tua superba carriera l'emerito presidente Cossiga ti ha fatto "a vita". Auguri Giulio, ricordi quando si sparlò del bacio, Totò quel giorno si imbarazzò tutto. E di quelle cene con quel gruppetto della Magliana, quante abbuffate per non parlare degli amici di Licio che volevano conquistare il mondo... Auguri Giulio, ricordi la mamma, vi ha tirato su con la pensione di guerra, ricordi i sacrifici, ricordi gli stenti, ricordi. Auguri Giulio, forse sei stato un monellaccio o forse no, forse hai passato la vita a mediare, ma per Aldo, forse, quel riscatto lo dovevi pagare, forse dovevi trattare quel giorno, forse forse forse. Auguri Giulio e ricordati che i segreti non è bello portarseli nella tomba, è più bello condividerli.
A' Giugliè, ke te possino...

15.1.09

Il Cavaliere Mascarato

Nella Contea dello Stivale il popolo è in subbuglio per i gravi problemi intestini. Il Generale Inverno in aggiunta ha impedito che la Contea venisse raggiunta dai carri che portavano i rifornimenti per riscaldar le case. Ecco però intervenire il nostro eroe, il Cavaliere Mascarato! Non potendo per il momento inviare messaggi di pace al Generale nemico tramite piccioni viaggiatori, visto lo sciopero di quest'ultimi per i gravi problemi finanziari Il Cavalier si è allora servito di mezzi terrestri. Questi ultimi però i, non sono ancora riusciti ad uscir dalla Signoria Meneghin perché le strade son tutt'ora invase dalla neve e dal ghiaccio. La Sciura Meneghin infatti, con un grande atto di generosità, tempo addietro aveva fatto omaggio alla Signoria di Turin di ogni grammo del proprio sale, convinta che l'unica neve presente a Meneghin fosse quella per stappare il naso. Visti questi imprevisti il nostro eroe ha assicurato comunque il caldo nelle case del popolo per ben due mesi grazie alle illimitate risorse dello Stivale. Anche il Cavalier Mascarato ha energie illimitate, per il bene del popolo lavora ben venti ore al giorno ma, lunedì sera, non potendo disporre della sua bevanda energizzante preferita si è preso una meritata pausa per guardare come agiscono una decina di persone rinchiuse in una piccola ala delle sua dimora adibita a bunker...
Matte

13.1.09

Lo scacciapensieri

Pessimismo ottimismo o meglio realismo? "Soltanto con l'ottimismo potremo superare questa crisi” Sono queste le parole che il Premier Silvio Berlusconi continua ad ripetere ad ogni evento a cui partecipa. Ogni volta che sento questa sua affermazione ho come una sensazione di déjà vu, è come se parole simili le avessi già sentite, continuano a ronzare nella mia testa fino a quando ecco! “Gianni, l’ottimismo è il profumo della vita!”. Così recitava il poeta italiano Tonino Guerra in un celebre spot televisivo. Mettiamo pure da parte il fatto che le dichiarazioni del Premier non sono frutto esclusivo del suo intelletto ma, sono liberamente ispirate dal poeta italiano.
Sarà anche vero quello che dice Berlusconi che non ha mai visto nessun pessimista riuscire a superare gli ostacoli, almeno su questo non gli si può dar torto., Ė altrettanto vero che uno troppo ottimista rischia di farsi un’immagine fasulla della realtà e quindi corre il rischio di commettere degli errori di valutazione perché portato a pensare che tutto andrà bene.
Con tutte queste parole di incoraggiamento del Cavaliere nell’affrontare con ottimismo questa crisi, quasi non curandosene, con tutti i suoi incitamenti nello spendere, a suo dire solo così supereremo questo momento di difficoltà, andrà a finire che quelli troppo convinti delle sue parole andranno a sperperare soldi da un parte all’altra, senza magari poterselo permettere.
Va bene nelle difficoltà un pessimista non riuscirà mai ad uscirne fuori, anzi si fa prendere ancora di più dallo sconforto e, solo una persona abituata a pensare positivo cerca quantomeno di avviarsi per superare la crisi per far questo però, bisogna esser ben consapevoli della realtà perché è solo con la reale conoscenza del problema che si può cercare la soluzione, questo continuo invito all’ottimismo mi sembra più un placebo che la cura effettiva.
Matte

13.1.09

Fabrizio De André

Anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio se la paura di guardare vi ha fatto chinare il mento se il fuoco ha risparmiato le vostre Millecento anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti.
E se vi siete detti non sta succedendo niente, le fabbriche riapriranno, arresteranno qualche studente convinti che fosse un gioco a cui avremmo giocato poco provate pure a credevi assolti siete lo stesso coinvolti.
Anche se avete chiuso le vostre porte sul nostro muso la notte che le pantere ci mordevano il sedere lasciamoci in buonafede massacrare sui marciapiedi anche se ora ve ne fregate, voi quella notte voi c'eravate.
E se nei vostri quartieri tutto è rimasto come ieri, senza le barricate senza feriti, senza granate, se avete preso per buone le "verità" della televisione anche se allora vi siete assolti siete lo stesso coinvolti.
E se credente ora che tutto sia come prima perché avete votato ancora la sicurezza, la disciplina, convinti di allontanare la paura di cambiare verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti, per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti.

13.1.09

Se lo spazio si svuota

Per questa settimana l’aula 1.6 è aperta agli studenti. Tuttavia c’è un problema centrale: gli studenti rischiano di non avere più uno spazio. La decisione dal rettorato è infatti quella di restituire alla consueta programmazione protocollare l’aula 1.6. Didattica e non più autoformazione.
Accade un movimento interessante che coinvolge la rappresentanza. Alle rimostranze dello studente è infatti sovrapposta (dall’alto) la delegittimazione della rappresentanza.
Sono i rappresentanti a poter parlare; sono loro il canale per la costruzione propria di qualcosa nell’Ateneo. Lo studente diviene dunque prima muto, e poi numero, quantità che sostiene la rappresentanza.
Dopo il codice della matricola è calcato sulla pelle anche il numero statistico di contributo all’elezione.
E’ in questo modo che si prova a capovolgere il meccanismo che allontana – differenziato – lo studente dallo studente. Ulteriore lontananza che criticizza il dialogo.
Se la rappresentanza non si svuota con il dialogo che la costruisce, lo studente ha ancora identità propria nella partecipazione. Se lo spazio per gli studenti non si svuota con il dialogo che la costruisce, lo studente ha ancora una identità propria nella partecipazione.
Si tratta di un invito.
Rughe

13.1.09

13.1.09

Gelmini e Brunetta: una storia con i fiocchi

Maria Stella Gelmini e il collega Brunetta sono stati visti da alcuni testimoni in atteggiamenti lascivi sulla Smart di lui. Dopo una serata passata a mangiare pesce e pane azzimo, i due, hanno deciso di concludere la serata appartandosi nel posto macchina di Bossi a Palazzo Madama. Nonostante la statura del ministro per la Pub(bl)ica amministrazione, le mani sapevano dove e come muoversi. Sono stati momenti di grande passione e intimità per i 2 ministri che hanno deciso di sfogare lo stress attraverso la copula. Questa storia d'amore, che fra non molto infiammerà le conversazioni del consiglio dei ministri, si presume sia nata da un'attrazione inconscia della signora Gelmini verso le piccole cose della vita. Dopo gli ormai noti tagli ai fondi la Gelmini ha deciso di seguire l'istinto e continuare ad inseguire la filosofia che nella botte piccola c'è il vino buono. Il ministro Brunetta essendo lui divino cuoco e altrettanto eccellente amatore, secondo la legge della L, non ha potuto resistere al fascino occhialuto e disinibito di Maria Stella e in questa bellissima sera inv(f)ernale si sono dichiarati amore reciproco. Dopo la storia con il ministro Tremonti tragicamente finita da un taglio netto di lei, la Gelmini ha deciso di fare qualcosa per i meno abbienti, di centimetri in questo caso, facendo partecipe l'amato delle sue inclinazioni politiche. I commenti degli altri personaggi politici sono stati positivi, Berlusconi: 'Brunetta è un grande uomo, di alta statura morale anche se non ancora abbronzato come piace a me. Però io sono più alto, W l'Italia!; Calderoli un pò scettico: 'Maria Stella c'ha visto bene, se lo incontrassi io di notte lo scambierei per un pigmeo!'; Bossi invece era un pò alterato: 'Eeeeeeh oooooh il mio macchina postooooohhhh uuuuuh!'
Elio

13.1.09

Non venitemi a parlare di Non-Sense

“Andiamo!”, disse lo specchio, “Cercherò di essere più chiaro possibile ma tu continua a fissarti.” e guardò fisso il generale.

Il generale si fissò e disse rimanendo immobile: “Cos’è? Cos’è il nonsense? Io non lo capisco.”, lo specchio prima riflesse e poi rispose indicando sé stesso.

Il generale rimase basito dalla risposta e cercò di riflettere a sua volta sulla situazione, indicandosi. “La destra è la sinistra, il centro è l’unica cosa che rimane ma è confuso, vedi io chiudo l’occhio destro che invece è il sinistro, continua a fissarti”.

Io generale in capo delle forze armate chiedo lo sgombero dei territori occupati e chiedo anche che tutto il contingente torni nel nostro suolo questa guerra non ha avuto alcun risultato se non quello di decimare la nostra forza e diminuire la nostra posizione di fronte agli altri paesi sovrani.

Signor generale lei è un incosciente lasciare il paese occupato mostrerebbe ancor di più la nostra debolezza e poi non vorrà lasciare i cittadini in balia degli altri eserciti quelli sì che sono degli incompetenti la sua condotta sta perdendo ogni logica prima dice di abbandonare i territori occupati poi ribadisce che è incosciente cedere l’iniziativa a qualcun altro si decida.Cosa dovrei fare ciò che mi spinge a prendere questo tipo di decisione è la stessa cosa che obbliga voi a prendere le vostre.

Ma non dica scemenze e rifletta ecco continui a riflettere vede ciò che porta la riflessione è chiaro.

No non è chiaro per niente.

Allora si schiarisca le idee cos’ha senso per lei?

Io credo che ha senso ciò a cui diamo un senso ciò che ha un doppio senso porta a incidenti frontali ciò che non ha senso porta alla riflessione io rifletto su quello che ho dietro almeno quanto lei riflette su ciò che ha davanti. Ciò che apparentemente non ha senso porta alla riflessione lei rifletta sulla mancanza di senso e si troverà in un traffico indicibile macchine a destra camion a sinistra un’ambulanza dietro il cielo azzurro sopra rifletta bene.

Io posso riflettere sulle macchine a destra sui camion a sinistra e sull’ambulanza davanti ma non concepisco come riflettere sul cielo lui sta sopra tutto.

Bene a quanto pare lei non comprende la questione a fondo facciamo una prova vede la pistola nella fondina a sinistra

Vorrebbe dire a destra

Non mi interrompa prenda la pistola a sinistra e con la mano sinistra si spari un colpo alla tempia se davvero questo non ha senso per lei non dovrebbe succedere niente e allora avrà ragione lei ma se in realtà questo ha un senso allora

π

12.1.09

di Rashid Khalidi

Quasi tutto quello che siete stati portati a credere su Gaza è sbagliato. Alcuni punti essenziali sembrano mancare dal discorso, svoltosi per lo più sulla stampa, circa l’attacco di Israele alla striscia di Gaza.
Il popolo di Gaza. La maggioranza di chi vive a Gaza non è lì per scelta. Un milione e cinquecentomila persone stipate nelle 140 miglia quadrate della striscia di Gaza fanno parte per lo più di famiglie provenienti dai paesi e dai villaggi attorno a Gaza come Ashkelon e Beersheba. Vi furono condotte a Gaza dall’esercito israeliano nel 1948.L’occupazione. Gli abitanti di Gaza vivono sotto l’occupazione israeliana dall’epoca della Guerra dei sei giorni (1967). Israele è tuttora considerata una forza di occupazione, anche se ha tolto le sue truppe e i suoi coloni dalla striscia nel 2005.
Israele controlla ancora l’accesso all’area, l’import e l’export, e i movimenti di persone in ingresso e in uscita. Israele controlla lo spazio aereo e le coste di Gaza, e i suoi militari entrano nell’area a piacere. Come forza di occupazione, Israele ha la responsabilità di garantire il benessere della popolazione civile della striscia di Gaza (Quarta Convenzione di Ginevra).Il blocco. Il blocco della striscia da parte di Israele, con l’appoggio degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, si è fatto sempre più serrato da quando Hamas ha vinto le elezioni per il Consiglio Legislativo Palestinese nel gennaio 2006. Carburante, elettricità, importazioni, esportazioni e movimento di persone in ingresso
e in uscita dalla striscia sono stati lentamente strozzati, causando problemi che minacciano la sopravvivenza (igiene, assistenza medica, approvvigionamento d’acqua e trasporti).
Il blocco ha costretto molti alla disoccupazione, alla povertà e alla malnutrizione. Questo equivale alla punizione collettiva –col tacito appoggio degli Stati Uniti- di una popolazione civile che esercita i suoi diritti democratici.
Il cessate-il-fuoco. Togliere il blocco, insieme con la cessazione del lancio dei razzi, era uno dei punti chiave del cessate-il-fuoco fra Israele e Hamas nel giugno scorso. L’accordo portò a una riduzione dei razzi lanciati dalla striscia: dalle centinaia di maggio e giugno a meno di venti nei quattro mesi successivi (secondo stime del governo israeliano). Il cessate-il-fuoco venne interrotto quando le forze israeliane lanciarono un imponente attacco aereo e terrestre ai primi di novembre; sei soldati di Hamas vennero uccisi.
Crimini di guerra. Colpire civili, sia da parte di Hamas che di Israele, è potenzialmente un crimine di guerra. Ogni vita umana è preziosa. Ma i numeri parlano da soli: circa 700 palestinesi, per la maggior parte civili, sono stati uccisi da quando è esploso il conflitto alla fine dello scorso anno. Per contro, sono stati uccisi 12 israeliani, per la maggior parte soldati. Il negoziato è un modo molto più efficace per affrontare razzi e altre forme di violenza. Questo sarebbe successo se Israele avesse rispettato i termini del cessate-il-fuoco di giugno e tolto il suo blocco dalla striscia di Gaza.Questa guerra contro la popolazione di Gaza non riguarda in realtà i razzi. Né riguarda il “ristabilire la deterrenza di Israele”, come la stampa israeliana vorrebbe farvi credere. Molto più rivelatrici le parole dette nel 2002 da Moshe Yaalon, allora capo delle Forze di Difesa israeliane:”Occorre far capire ai palestinesi nei recessi più profondi della loro coscienza che sono un popolo sconfitto.”

12.1.09


12.1.09

Democrazia secondo Mazzucco

Mattina del venerdì 9 gennaio, ore 8.00 – Gli studenti che ormai dal 30 ottobre (giorno che è stata data l’aula 1.6 al gruppo no133) aprono le porte dello spazio autogestito dove si incontra chi vuole informarsi e collaborare alla protesta studentesca contro la riforma Gelmini, hanno trovato una spiacevole sorpresa: la porta non poteva più essere aperta dalla chiave consegnata nelle loro mani perché la serratura era stata cambiata. Sopra, un biglietto scritto con il pennarello: “Questa aula non è più disponibile. Per maggiori informazioni rivolgersi al dott. Rebonato Luciano. Tel.xxxxxxxx Grazie. All’attenzione degli studenti aula 1.6” (il firmatario è il direttore dell’Economato).
Immediatamente viene fatta una telefonata al numero lasciato per chiedere spiegazioni, Rebonato risponde giustificando l’accaduto come l’esecuzione di ordini dall’alto.
Un gruppo di circa trenta studenti va dal prof. Longo, preside della facoltà di scienze della formazione, che ha in gestione ufficialmente l’aula.
Longo dice di non sapere nulla e di non essere stato avvertito dell’operazione, avvenuta di notte visto che gli occupanti dell’auletta avevano lasciato l’università alle 19.30 come tutti i giorni.Nel pomeriggio, gli stessi si recano nel palazzo dell’Economato per incontrare Rebonato, il quale si dichiara solo l’esecutore materiale senza responsabilità e dice che la decisione era stata presa dal Rettore senza dire nulla agli studenti per paura di una loro reazione negativa (!)
Aggiunge tra le altre cose che era idea e speranza di Mazzucco che l’attività nella 1.6 (quindi la protesta contro la riforma dell’università) scemasse con il nuovo anno.
Nessuna replica quando gli studenti fanno notare che da parte loro c’è sempre stata correttezza nel chiedere il permesso di poter usare l’aula e nell’avvertire con lettere e comunicati delle attività che vi si sarebbero svolte.
Stando a quello che si è potuto capire, non si era presa in considerazione nessuna soluzione alternativa, ne si era cercato un accordo con i presidi di facoltà.
La 1.6 è stata riaperta nel pomeriggio grazie alla pressione esercitata dai presenti per far fronte all’esigenza pragmatica di ospitare una riunione programmata da tempo con alcuni insegnanti delle medie.
Inoltre chiudendo la porta senza pre-avviso erano rimasti all’interno il computer, i soldi della cassa comune e altri effetti personali.
Per questa settimana dovrebbe essere permesso l’accesso all’aula, dato che il prof. Longo non ne ha bisogno prima del 20 gennaio, ma poi?
La situazione è incerta…se non verrà messo a disposizione un altro luogo, si accettano idee per una qualsiasi soluzione o reazione.
Ste

12.1.09

Rebonato, rinomato da tutto l’economato, è passato pressoché inosservato dall’intero studentato in un lavoro d’artigianato

Sbagliato hai sbagliato ma uomo avvisato mezzo salvato. Sfortunato, però bagnato, di conseguenza asciugato dal rettorato.
'Sono un esecutore.' E' un'immagine che annulla il corpo di colui che realmente agisce. Il corpo del responsabile scompare. E' cancellato insieme alla responsabilità stessa, continuamente spostata, e quindi inavvicinabile. Ciò che rimane, è l'avanzo di un automa che compie la sostituzione della serratura dell'aula 1.6 tra le 20 di giovedì 8 gennaio e le 8 del venerdì mattina. Un lavoro che un operatore del settore non accetterebbe di fare visto l'orario. L'emozione di un compito che solamente una persona può prestarsi a svolgere: lo scagnozzo.Ciò che si compie eccede l'infamia senza neanche la misera legittimità di un'atmosfera tesa. Si vuole tracciarla come 'prevenzione' alla tensione, ma ne diviene invece possibile premessa, stupido impulso al suo raccapricciante avvento.
Cambiando la serratura di notte, si mette a nudo una torbida intenzione alla negazione di ciò che si crea nella stanza 1.6 aperta. Il rettore da a vedere la sua diagnosi sopra lo spazio di dialogo come tumore nella macchina aziendale-universitaria. Colui che decide dell'1.6 avendone sola immagine è medico che prescrive farmaci per telefono. Egli è assenza, e in quanto tale, si muove per gesti, nella conduzione dell'orchestra di vassalli ed esecutori impalati ad ogni pianerottolo della scala burocratica.
Ato,6 e Rugato

9.1.09

Rettorato: rotta la serratura dell'aula1.6

Il rettorato (funzionari della struttura che dirige l'ateneo veronese), nella notte tra giovedì 8 e venerdì 9 gennaio, ha rotto la serratura dell'Aula 1.6. Gli studenti sono rimasti al di fuori dell'aula. La maniglia dell'aula gira a vuoto. La gestione della 1.6 è per ora in mano all'Economato. Esecutore materiale dell'operazione di forzatura, il direttore dell'Economato stesso, Luciano Rebonato. "Ordine del rettore" è la giustificazione.

8.1.09

Lo scacciapensieri

La befana che tutte le feste si porta via in Francia ha fatto molto di più, si è portata via anche la pubblicità dalla TV pubblica! La riforma Sarkozy, che prevede lo stop delle pause pubblicitarie nella fascia oraria che va dalle 20 alle 6, è cominciata. Il pubblico francese potrà ora così gustarsi i propri programmi senza quelle fastidiosissime pause imposte dagli spot e, i vantaggi si son fatti immediatamente sentire. Nel primo giorno cui è stata applicata la riforma le Tv pubbliche hanno avuto un incremento di ascolti in alcuni casi di ben il 30%. Certo questa cifra andrebbe presa con le pinze anche perché bisognerebbe vedere cosa hanno offerto le reti concorrenti ma, i dati rimangono.
La domanda sorge spontanea, com’è possibile che la televisione pubblica d’oltralpe riesca a sopravvivere anche senza la grandissima quantità di denaro portata dai “consigli per gli acquisti”. Documentandosi uno viene a sapere che il canone francese è molto più elevato rispetto al nostro (io pensavo che quello RAI fosse fin troppo alto rispetto a quello che offre), e i soldi persi dalle pubblicità verranno poi recuperarti con una tassando la pubblicità alle reti private, circa il 3%, mentre il rimanente sarà lo stato a mettere mano al portafoglio, in poche parole saranno comunque i cittadini a pagare con tasse.
Meglio un programma senza pubblicità ma più costoso per il consumatore o uno quasi a costo zero ma zeppo di interruzioni dovute agli spot? Solo il tempo potrà svelare il mistero anche perché comunque bisognerà aspettare il contraccolpo di tale riforma sulla qualità dei programmi.
Comunque sia noi italiani possiamo stare tranquilli che finché ci sarà Lui che tutto sa e tutto fa, l’entità che vive grazie alla pubblicità una riforma del genere qua in Italia non sarà mai attuata.
Matte

8.1.09

8.1.09

Agatha Christie: 300 piccoli criminali

Giorgio Mariani, docente di letteratura americana, ha deciso di invitare l'ex-Br Morucci alla Sapienza per «portare la testimonianza di chi, dopo scelte tragicamente sbagliate, s'è pentito» e dice di aver preso questa decisione al seguito di un consiglio ricevuto da agenti di polizia (la Repubblica del 5.01.09). Intanto da Cortina il sindaco di Roma Alemanno afferma che «l´ateneo della Sapienza è tenuto in ostaggio da 300 piccoli criminali dei quali dobbiamo liberarci. Lì si invitano i terroristi rossi e al Papa è impedito di parlare», facendo riferimento allo scorso anno, quando al Pastore tedesco fu contestata - da 67 docenti di Fisica - la lectio magistralis che era stato chiamato a pronunciare dal rettore di allora. La risposta immediata degli studenti viene pubblicata sul portale di uniriot.org: "300 è un numero evocativo. 300 erano gli uomini di Leonida, i più coraggiosi, gli spartani che resistono eroicamente durante la battaglia delle Termopili all'invasione di Serse e dei suoi persiani. Resistono, nonostante la drammatica inferiorità numerica, in difesa delle poleis greche: la libertà che non vuole scendere a patti con il dispotismo. Non possiamo che essere onorati dunque del richiamo evocativo. Ma i numeri sono una cosa seria e Alemanno dovrebbe sapere di cosa sta parlando. 30 ottobre 2008, un milione e mezzo di persone scioperano e scendono in piazza in tutta Italia contro la legge 133 e la riforma Gelmini; dalla Sapienza parte un corteo di oltre 100000 persone che mano a mano si ingrossa e raggiunge, assediandolo, il ministero di viale trastevere. 14 novembre, 300.000 studenti universitari cingono d'assedio il parlamento, 20.000 gli studenti che vengono da fuori Roma, il resto è composto da studenti universitari delle 3 università di Roma e dagli studenti medi di gran parte dei licei della capitale. 300 è un numero di cui andare fieri, ma forse Alemanno legge poco i giornali o si occupa poco della città di cui è sindaco, città in cui per almeno due mesi gli studenti hanno bloccato la viabilità e la produzione.
La parola «criminali», invece, parla di un tentativo ben preciso: normalizzare l'università, mettere all'angolo l'Onda e la sua straordinaria capacità di conflitto. E questa normalizzazione, per il magnifico Frati, equivale ad un'ottima merce di scambio con cui ottenere dal governo qualche briciola a sostegno della Sapienza. Un gran polverone dunque per non parlare dei problemi veri dell'università, di quel processo di dismissione a cui è stata destinata dal governo delle destre, ma anche un'aggressione a più voci contro i movimenti e chi a questa dismissione si è opposto e si continuerà ad opporre. Un misto di provocazione e criminalizzazione per agevolare quel processo di riforma che l'autunno dell'Onda ha messo nell'angolo.
Un'ultima battuta rispetto alla vicenda del Papa e al nuovo invito che gli ha rivolto il magnifico. Che venga pure Benedetto XVI, sarebbe buona cosa, però, che venisse accompagnato dal parroco di Gaza, offrirebbe a tutto il mondo accademico la possibilità di confrontarsi con una questione terribile come l'uccisione di centinaia di civili palestinesi innocenti".

8.1.09

"Separati come fratelli"

Perdendo di vista il calcolo delle vittime; quantificare una catastrofe nei numeri delle perdite, perdere i volti in numeri.
Dal 27 dicembre Gaza è terreno di guerra. Guerra. Accadono gli spari, i raid, le morti. Ieri, la riunione del gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato l'estensione dell’offensiva contro Hamas, a Gaza. Si apre la pianificazione di una Terza Fase, mirata all’addentramento dei militari d’Israele nei centri popolati della striscia. Per ora la decisione a procedere è tuttavia rimandata.
La radio pubblica israeliana afferma che razzi sparati dalla striscia di Gaza sono caduti nelle aree di Beersheva e di Netivot; altre città colpite: Ashqelon, Ashdod e Sderot. Le frontiere di Gaza sono chiuse.


Separati. La mano che allontana si scontra contro il muro che già divide i ‘figli della stessa terra’. Come si può parlare di fratellanza tra genti che si guardano dagli schermi della propaganda perché tra di loro si è posto un muro? Si pone una barriera per arginare il terrorismo. Il terrorismo prosegue. La barriera ha fallito? L’avviso di San Pietro è di separare ulteriormente. Cosa significa?
Facendo un tentativo di comprensione si può percorrere una prima via che conduce al vuoto parlare, per parlare.
Il Vaticano non può tacere, in molti si sono espressi per una fine delle ostilità. Il Vaticano si è espresso in questo senso. L’idea successiva è quella di ‘separare i fratelli’. Di che fratelli si parla? Ebrei israeliani, Islamici palestinesi, cristiani forse. Ma questa forte apertura è ideologica, riguarda altri. La Turchia vuole entrare in Europa. Non la si vuole fare entrare nella comunità. Loro non sono fratelli. Su cosa si basa il principio di fratellanza? Sulla contiguità dei corpi?
Se c’è di mezzo un muro però forse qualcosa cambia. La famiglia si è rotta, divisa tra le due parti. Sopra il muro passano i raid.
La seconda via di comprensione si scontra con il concreto del ‘separare i fratelli’. Cosa significa nella pratica di Gaza? Aumentiamo di un piano la barriera già esistente? Si alza la scala di Bansky.
Rughe

8.1.09

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Il verbo si fa carne significa che la parola è incorporata al capitale. Per questo percepiamo che la realtà ed il capitalismo sono la stessa cosa, conformata e confermata da tutti i discorsi possibili.
Il regime che opera questo “miracolo” è la conectividad: parlare è connettersi. Tutto l’atto del discorso è una connessione che produce, secondo una scala infinita, sentire e realtà, significato e capitale. Viceversa, la disconnessione segna lo spazio del non-sentire, della non-realtà, del non-valore. Si avverte la conectividad dunque come un regime di forza: connettersi o morire. Non c’è mediazione o istituzione, non si può negoziare. […] Così, […], sotto la minacia dell’atto fallito , parlare è connettersi una ed un’altra volta ad un mondo senza forma, da dove fluisce, senza altra consistenza che la nostra propria connessione, il sentire comune capitalista.
Wenceslao Galán

7.1.09

Lo scacciapensieri

Possibile che Rosa Russo Iervolino abbia qualcosa in comune con Connor MacLeod il protagonista di Highlander? Visti gli ultimi fatti sembrerebbe proprio di si, ovvero entrambi sono degli immortali. Si perché se il personaggio cinematografico è immune al passare del tempo, il sindaco di Napoli sembra essere immune agli scandali e ai fatti di cronaca. L'anno scorso infatti, sempre in questo periodo, era venuta alla ribalta l'emergenza rifiuti, mentre quest'anno invece la città partenopea è ritornata a far parlare di se per lo scandalo assessori. In entrambe le occasioni la Iervolino ne è uscita sana e salva ed è rimasta salda al suo a posto non curante delle numerose critiche che le sono piovute addosso. Anche se è riuscita a sopravvivere alle critiche, ombre sul suo operato sono comparse numerose tanto da far pensare che, vista l'ennesima nota negativa, il sindaco di Napoli avrebbe dato le dimissioni e invece no. Eccola comparire al telegiornale con la sua magnifica voce con la quale potrebbe doppiare un cartone animato, annunciare non la rinuncia al suo incarico ma, i nomi dei nuovi assessori che andranno a sostituire quelli indagati.
Certo gli errori degli assessori non sono stati commessi dalla Iervolino ma, è stata lei a scegliere quelle persone commettendo un errore e in genere chi sbaglia dovrebbe pagare o quanto meno ammettere di aver commesso un errore.
Non sto dicendo che sia facile amministrare un comune, soprattutto uno come quello di Napoli, anche perché anche se mandassimo sindaco e assessori di Aosta , che è stata recentemente eletta città più vivibile d'Italia, credo che non farebbero tanto meglio.
A tutti si concede una seconda occasione, ma l'operato della Iervolino non è la prima volta che viene messo in discussione. Anche “Le Iene” qualche anno fa erano andati a fare dei servizi sull'operato del sindaco di Napoli per quel che concerneva le multe.
Se uno continua a sbagliare prima o poi si renderà conto che non è in grado di fare ciò che sta facendo e quindi magari che sia giunto il momento di passare la mano.
La Iervolino invece no. Resiste a tutto e a tutti salda alla sua sedia di comando. Sarebbe da chiedersi perché di questa sua scelta. Io ho una mia opinione, se anche voi vi siete fatti un'idea scrivetecela sul blog dove troverete la mia.
Matte

7.1.09

7.1.09

mario "neve", il partigiàn

Si aggira spesso tra i bar del centro di verona ( veramente, si aggirano in molti, se pur sempre in meno, causa la crisi economica incedente, che avanza al galoppo... ) un tal mario, più che ottantenne, in gioventù partigiano trentino sulle alpi.
Il nostro, talvolta , osserva che nevica ( come, del resto, anche
noi osserviamo, quando accade ), e in tali circostanze, levati gli
occhi al cielo, brontola ; " neve...., neve....., neve tutti a farvelo cassàr nel c.." . Espressione resa in linguaggio basso, ma senza
dubbio efficace, rende bene l'idea.
Così bene, che abbiamo deciso coralmente di girarla, quale fervido invito, alla classe politica italiana, una banda criminale di assassini, delinquenti e ladri, responsabile, negli ultimi due
decenni, di avere aggredito con invasioni militari tre paesi sovrani, yugoslavia, irak, afghanistan, con temerari bombardamenti fascisti
sulle popolazioni, complici con i boia e aguzzini di guantanamo e delle altre basi di torturatori della cia, complici di stragi di stato volgarmente soprannominate "operazioni di pace", nelle quali sono
state assassinate vigliaccamente e crudelmente centinaia di migliaia di innocenti, complici dei lanci di napalm nero, fosforo bianco
incendiario, bombe a grappolo, ed ogni altro delinquenziale strumento di omicidio premeditato e deliberato; ladri di denaro del popolo, il denaro delle tasse, rapinato ai cittadini sottraendolo alle spese civili per finanziare vasti massacri ed inutili stragi, propagandisti della scellerata "new" economy, un azzardo infame da giocatori di poker, anzi da bari poiché la fittizia costruzione di un’economia parassitaria fondata sul debito come strumento di ricchezza
non poteva far altro che crollare miseramente, trascinando tutto in rovina con sè, cosa che puntualmente avvenuta; distruttori di ogni quiete e
tranquillità dei cittadini, sottoposti all'insicurezza del lavoro precario, della perenne incertezza economica, con i più deboli ridotti alla fame, senza sapere neppure come pagare la spesa per mangiare, o l'affitto per abitare un tetto, a causa dei crimini politici di una
volgare "seconda repubblica" da strapazzo, accozzaglia di loschi figuri che occupano gli scaranni del parlamento dove concepiscono ogni genere di danno contro i cittadini, trattandoli come sudditi di un
feudo delirante.
A tutti costoro, politici rei di delitti e nefandezze imperdonabili, e non perdonate, rivolgiamo il forte augurio del partigiano mario :
" neve..., neve tutti a farvelo cssàr nel c.. " .
Con la certezza di essere esauditi.
La notte di capodanno, a Verona, è stata rallegrata da una fitta nevicata: neve, appunto, neve... neve tutti a farvelo cassàr.
V

7.1.09

The Times: "fosforo bianco su Gaza"

Il fosforo bianco brucia a Gaza. È tossico per ingestione e inalazione, provoca necrosi ossea (morte non programmata di cellule e tessuti viventi).
Il fosforo bianco, a contatto con l'ossigeno, produce calore a conseguenza della produzione di anidride fosforica la quale, disidrata composti organici e produce acido. Questo acido distrugge il tessuto organico.
Il fosforo bianco è utilizzato nelle bombe incendiarie le quali, secondo le convenzioni internazionali, possono essere adoperate solo per l'illuminazione, per spaventare il nemico oppure coprire le truppe in avanzamento.
Il quotidiano britannico The Times riporta il 5 gennaio (decima giornata di attacchi) che "Israele sta usando proiettili al fosforo bianco" nell'attacco a Gaza (una delle zone più densamente popolate al mondo). Secondo il trattato di Ginevra (1980), questo tipo di materiale bellico non può essere usato in aree abitate da civili.
La risposta israeliana all'accusa d'utilizzo illegale di fosforo bianco arriva dall'intervento del portavoce governativo Ishai David. Tsahal (forze di difesa israeliane) "sta usando munizioni consentite dal diritto internazionale".
Non è data tuttavia alcuna risposta alla foto pubblicata dal Times.

“Israele sta usando proiettili al fosforo bianco.” La fotografia, pubblicata dal quotidiano The Times riprende due esplosioni di bombe al fosforo bianco neggli attacchi alla striscia di Gaza. Sotto i fasci di combustione, la città.

“Israele terrorista.” In piazza Brà prosegue l’attività dei dimostranti a sostegno dei palestinesi a Gaza. Al di sotto delle luci natalizie, si agitano bandiere, striscioni e cori per comunicare alla città.
Verona, piazza Brà. Nonostante la coda lunga (interminabile) del natale forse è ancora possibile “soffrire” il freddo per ascoltare qualche storia troppo lontana, e troppo ritratta in immagini per essere sentita come personale. Eppure, nell’incontro con chi ne parla perché affetto da quel male incurabile che è la vicinanza a ciò che accade, qualcosa può ancora muovere, nonostante tutto. Le persone che si agitano sotto l’Arena, mettono sotto le luci decorative il nodo che strutturò anche la protesta dell’onda. Mostrare, informare, comunicare ciò che avviene, e che non è visto da altri. Tuttavia è forse sufficiente leggere, osservare la realtà di altri per sentirne la pesantezza? Quanto c’è di spettacolare nell’immagine del fosforo bianco che si espande pochi centimetri più in alto di queste righe, quanto anche nel volto accarezzato dalla bandiera palestinese?
Piazza Brà non è Veronetta, e di mezzo c’è anche il corso dell’Adige. Scavalcato il ponte si cammina e quindi, al freddo, può non essere agile per tutti. Problemi di comunicazione? Forse, limiti al contagio. Siamo già da sempre troppo lontani per avvicinarci liberamente.
Rughe

7.1.09

L'uomo che non deve chiedere mai

Il primo cittadino di Verona non smette di far della propria carica un'arte. Una serie di ordinanze autunnali hanno permesso infatti a Flavio Tosi di dimostrare quanto le avanguardie amministrative possano spingersi oltre, come quella delle biciclette, che non possono più transitare tranquillamente in zona 30 (Zona Traffico Limitato). Provvedimenti capolavoro; chi mai avrebbe pensato di risolvere il problema dello smog in città togliendo la possibilità alle biciclette di poter circolare? Ma i colpi di genio non si vogliono esaurire e alla richiesta di alcuni cittadini che lamentavano da tempo la presenza di barboni e gentaglia simile che si coricava sulle panchine dei giardini di via Prato Santo, l'amministrazione risponde con l'eliminazione delle panchine. No panchine, no barboni. Perché è risaputo che i barboni spuntano come funghi solo se pianti panchine. Ma non credete che Flavio si sia fermato qui: riparte infatti la stagione antibivacco, con tante nuove speciali panchine da piantare: quelle con il bracciolo in mezzo.
Ale,6
Lasciateci entrare nei CIE