30.6.09

Ci sono contrari o astenuti?



L'ultimo consiglio di Amministrazione del 23 Giugno ha decretato un aumento del contributo per l'iscrizione a singoli insegnamenti, cioè quegli insegnamenti che, al termine degli studi, mancano per l'abilitazione all'insegnamento. Nella seduta precedente il CdA aveva respinto la delibera che voleva l'introduzione di 100€ per ogni singolo esame perché un rappresentante degli studenti aveva evidenziato problemi e contraddizioni e si era astenuto al momento della votazione. A seduta aggiornata il sistema vien poderato con i crediti e introduce: 52€ per esami fino a 12 CFU; 100€ per esami da 12 a 24 CFU; 300€ da 24 a 30 CFU. Resta invece inalterato il "diritto fisso di iscrizione a singoli insegnamenti - corsi singoli" che consiste nel pagamento una tantum di 190 €. Ad ogni modo la delibera è un aumento delle tasse. E di certo con l'eliminazione della S.S.I.S. - alias: perdita di introiti dell'Università - le iscrizioni a questi esami singoli non avranno che da moltiplicarsi. A questo si aggiunge l'introduzione della tassa sui tirocini: gli studenti che nel proprio piano di studi hanno un tirocinio obbligatorio (detto anche lavoro aggratis o volontariato forzato) dovranno anche pagare 100€.
Vieppiù è stato approvato nei giorni scorsi il taglio dei fondi attribuiti a 6 Facoltà su 8 - ovvero tranne lingue e giurisprudenza - e da destinare alle incentivazioni e ai contratti con docenti esterni. Tutto ciò è stato deciso in Senato Accademico Ristretto, dove il Retto-re Mazzucco ha spinto i Presidi ad un voto favorevole, pena il ribasso nella prossima proposta. Questa decisione provocherà già nel prossimo semestre alcuni tagli dell'offerta formativa.
ale,6

30.6.09

Email dall'ospedale "Rasul Akram" (Tehran)


shooresh1917.blogspot.com

Mercoledì 24 giugno 2009. [Una email] è scritta da un dottore dall'ospedale "Rasul Akram" di Tehran. Egli dice che alcune persone sono state uccise con lo sparo di più di una singola pallottola. Ne hanno trovate due o tre in alcuni corpi, vicini ad un altro, che mostrano come gli uccisori hanno fatto ricorso al fuoco di sbarramento piuttosto che a singoli colpi contro la gente. Un uomo di 68 anni aveva tre pallottole nel corpo, due nella spalla di sinistra ed una nella parte sinistra dello stomaco. I dottori del"Rasul Akram" dicono di essersi imbattuti in 38 persone uccise nella scorsa settimana di protesta. Apparentemente la polizia ha prelevato i cadaveri dall'ospedale trasportandoli in camion. Molti dei familiari ancora non sanno se i loro figli sono stati uccisi. Tra i corpi c'erano vittime di 15, 16 anni.
Secondo l'email, il personale dell'ospedale ha protestato nella strada vicina all'ospedale, informando sulla violenza fatta alle persone. Le foto allegate fanno riferimento a quella protesta che sembra aver avuto luogo presto questa settimana.
Traduzione Pagina/13

30.6.09

Lettera dal carcere

tehranbureau.com/iran-updates/

Martedì 23 giugno 2009. Affidabili fonti riportano che Mr.Ramezanzadeh e Mr.Tajzadeh, entrambi politici riformisti, con una manciata di colleghi, sono posti a lungo sotto pressione (nella sezione 209 della prigione di Evin) per dare una tele-confessione di alto tradimento al popolo. L'obiettivo è quello di stabilire prove di cospirazione ai riformisti candidati nelle elezioni.
Mrs. Mohtashamipour, moglie di Mr. Ramezanzadeh, credendo che il marito sia sotto tortura nel carcere di Ervin, ha fatto un appello pubblico per sostenere di non credere a confessioni 'televisive' di nessuno dei leader riformisti.
Traduzione Pagina/13

30.6.09

Lettera da Tehran

tehranbureau.com/iran-updates/

Mercoledì 24 giugno 2009. Onestamente sono un pò depresso. In termini di notizie, sembrava che dovessero rilasciare alcuni detenuti politici stanotte. Allah o Akbars sta funzionando molto. C'è un senso di qualcosa che dev'essere fatto. Non è finita. La città è ancora piena di unità speciali, polizia antirivolta e basijis. Per televisione hanno passato gli ultimi gilm di Hollywood, inclusa la trilogia del Signore degli Anelli, tutta in questa settimana. Stanno davvero cercando di intrattenerci.
Sharif University e l'University of Tehran sono chiuse. La Sharif dovrebbe riaprire sabato (27 giugno ndr). Alla Tehran, il rettore dr. Rahbar, ha chiesto di frimare una lettera in supporto al capo supremo.
MI dispiace per il mio silenzio; è difficile comprendere questi giorni.
Traduzione Pagina/13

30.6.09

Right Now at Tehran

shooresh1917.blogspot.com

Lunedì 29 giugno 2009. In Parkway ora la gente sta suonando i clacson delle vetture. Basiji hanno risposto frantumando finestrini e spaccando ruote. La gente ha annunciato l'intenzione di formare una catena umana da Tajrish Square alla ferrovia. I telefoni sono disabilitati in Valieasr e nelle aree limitrofe. Polizia e forze in borghese sono disposte attraverso Valiasr street per impedire la formazione della catena umana. Daneshju Park è affollata di Basiji; corpi speciali e milizia sono organizzati nel parco per contrastare le proteste o la formazione della catena umana. Studenti dell'università di Scienze e Tecnologia mettono una foto del martire Kianoosh Asa nella bacheca universitaria. L'ufficio della associazione islamica dell'università Sistan e Baluchestan viene incendiato da anonimi.
Ci sono alcuni conflitti e le forze miliziane stanno provando ad impedire alla gente di formare la catena umana.
A Mellat Park, Valieasr Square, Vanak Square e Valieasr Street, la gente si è unita con le mani nel tentativo di formare la catena umana.
Ayatollah Jannati, incaricato del Guardian Civil conferma il risultato delle elezioni.
Notizia importante: PersianKiwi non è stato arrestato, ma non ha accesso ad Internet.
Traduzione Pagina/13

30.6.09

Possible compromise?

tehranbureau.com/iran-updates/

Giovedì 25 giugno 2009. [Anche io ho sentito la stessa cosa - compromesso - da una fonte indipendente e sicura. E' sicuramente non confermata; anche se vera, le autorità possono cambiare idea. [tb]

La seguente, è di Mehdi Noorbaksh, Harrisburg University of Science and Technology.

C'è una possibilità, e sto dicendo possibilità, per un compromesso sul risultato elettorale tra i partiti iraniani coinvolti, nei prossimi giorni. Ho ricevuto una chiamata dall'Iran la scorsa notte, nella quale si indicava la possibilità di un ballottaggio tra Mousavi ed Ahmadinejad. Ci sono alcuni punti che dobbiamo considerare in questo contesto.

1. Il Guardian Council non ha reso note le irregolarità elettorali che alcuni giorni fa, indicando che esse hanno interessato 3 milioni di voti. Questo organismo non ha ristretto le irregolarità ad alcune migliaia, od anche centinaia di migliaia di voti, ma milioni. Questa è stata la gestione salva-faccia per un possibile futuro compromesso nell'eventualità di un incremento della tensione.
Ci sono altre irregolarità della stessa natura. Molti distretti, più di 170, mostrano come il numero dei votanti vada dal 95 al 140% degli aventi diritto.

2. Ali Larijani, capo del parlamento iraniano, sta provando a convincere la leadership del capo supremo a lasciare tempo a Mousavi nella TV Nazionale, per parlare algi iraniani. In un TV Talk alcuni giorni fa, Larijani è stato critico nei confronti della TV Nazionale proprio per il fatto di non concedere spazio a Mousavi. Egli disse inoltre che alcuni membri del Guardian Council sono stati influenzati da un candidato , di nome Ahmadinejad, nelle elezioni.

3. C'è un resocondo secondo il quale Rafsanjani è riuscito a raccogliere firme e supporto di molti membri dell'alto clero in Qom, nella denuncia alle elezioni. Se loro apertamente denunciano le elezioni, ci√≤ potrebbe essere un colossale attacco al capo supremo, diminuendo la legittimità e l'autorità dell'istituzione del Velayat-e Faqih.

4. L'investigazione del Guardian Council sulla frode elettorale è stata estesa, probabilmente per guadagnare più tempo nella negoziazione della soluzione al conflitto.

5. Divisioni all'interno della Guardia Rivoluzionaria sono venute allo scoperto. C'è una ipotesi secondo cui uno dei comandanti, Afzali, è stato riassegnato o deposto dal suo posto.

6. Le adunate sono in espansione in molte città iraniane, e le manifestazioni non sono diminuite a Tabriz, Isfahan, Kermanshah ed altre città. Nonostante la diminuzione della portata della massa manifestante, questa si è fatta più violenta e forte.

7. L'assassinio di manifestanti porta in definitiva all'accrescere del carattere di sfida ed audacia nelle azioni di protesta, accrescendo la legittimazione del 'movimento verde' e della sua leadership. Ulteriori assassinii delegittimeranno l'autorità del capo supremo. Imporre un governo agli iraniani, dopo uccisioni di massa, è un compito molto più difficile.

Traduzione Pagina/13

30.6.09

Aggiornamenti sull’assemblea cittadina in Piazza D’Armi

(da http://www.3e32.com)

24 giugno 2009
A l’Aquila la repressione continua. In vista della manifestazione del 27 che partirà di fronte Piazza d’Armi (il campo più grande e più controllato) avevamo provato a scalfire l’oscurantismo e l’isolamento che regna attorno alla vita delle 1000 e più persone che vivono all’interno del campo. Annalisa, una ragazza che vive nel campo, aveva richiesto di poter fare un’assemblea giovedì pomeriggio. Dopo mille ostacoli e rifiuti, il capo campo aveva dovuto acconsentire a “concederle” di tenere l’assemblea (a patto che entrassero solo 5 o 6 persone dei comitati cittadini per i quali doveva garantire lei). Oggi Annalisa, mentre distribuiva i volantini che invitavano le persone a prendere parte all’assemblea, è stata fermata dal capocampo che si è rimangiato tutto e le ha negato la possibilità di fare l’assemblea. “serve l’autorizzazione del COM” (i nuovi nuclei amministrativi di una citta commissariata in cui le istituzioni locali non contano più nulla) le ha detto. Il com ovviamente l’ha rimpallata al DICOMAC (il comando centrale, la CASERMA dove risiede il sovrano Bertolaso e dove si terrà il G8), il DICOMAC le ha detto che l’assemblea non si può fare.

Questa è una mattinata normale per chi a l’Aquila si batte per ricreare un minimo spazio di democrazia e di discussione. A Piazza d’Armi già ci era stato impedito più volte di entrare a parlare con i nostri concittadini, di svolgere attività di sostegno per la popolazione tipo la giornata di sport del 2 giugno, o perfino di dare volantini e megafonare all’uscita del campo. Proprio ieri Bertolaso nel suo primo incontro con i comitati (da notare che il primo momento di confronto avviene mentre a Roma si approva il decreto) aveva garantito che le assemblee si potevano tenere senza problemi; “però dovete dire la verità” aveva detto… LA VERITA CONTINUIAMO A DIRLA: A L’AQUILA CHIUNQUE PROVI A CONTESTARE L’AUTORITA’ DELLA PROTEZIONE CIVILE E DEL GOVERNO VIENE OSTACOLATO, SCHEDATO E OSCURATO CON OGNI MEZZO. I CAMPI SONO I NOSTRI QUARTIERI, LE TENDE LE NOSTRE CASE, E’ ORA DI RIPRENDERCELI E DI RIPRENDERCI LA NOSTRA CITTA’, CI VEDIAMO TUTTI SABATO ALLE 15 FUORI A PIAZZA D’ARMI. FORTI, GENTILI E INCAZZATI NERI.

aggiornamento 25 giugno
Dopo una giornata di lotta e telefonate estenuanti, SIAMO RIUSCITI AD OTTENERE DALLA PROTEZIONE CIVILE IL PERMESSO PER L’ASSEMBLEA IN PIAZZA D’ARMI PER OGGI ALLE 16.00 PER INVITARE GLI ABITANTI DEL CAMPO ALLA MANIFESTAZIONE DI SABATO E DISTRIBUIRE VOLANTINI SUI CONTENUTI. ALLE 21.00 INVECE CI SARA’ QUELLA NEL CAMPO DI FOSSA. QUESTA MATTINA INVECE L’APPUNTAMENTO E’ ALLA MANIFESTAZIONE DI PROTESTA DEI VIGILI DEL FUOCO!

30.6.09

ISF chiede all'UE che sanzioni la Siemens e la Nokia che hanno fornito il sistema di censura al regime di Ahmadinejad 

Questo comunicato stampa è preso dal sito www.isfreedom.org, e denuncia gli aiuti di Siemens e Nokia al regime Iraniano nel controllare la libera circolazione di informazioni. Le stesse denuncie si trovano anche nei resoconti della studentessa iraniana Fatemeh Karimi (uno pseudonimo) inviati al sito www.agendacomunicazione.it e pubblicati anche su repubblica.it.
Ste

26.06.09 - “Le aziende europee Siemens e Nokia hanno recentemente confermato di aver progettato il sistema di filtraggio e censura delle comunicazioni fornendolo alle società iraniane ITC e CIC che lo utilizzano per conto del ministero della Cultura allo scopo di identificare i dissidenti e bloccare siti sgraditi all’interno dell’Iran. Nella vicenda sarebbero coinvolte anche aziende italiane. Visto che le leggi sulla stampa in vigore nella Repubblica Islamica prevedono anche la pena di morte per reati di opinione e che in più di un processo contro dissidenti le autorità hanno esibito come prove copie di e-mail private, l’esecutivo di Information Safety and Freedom si rivolge alle autorità e ai parlamentari dell’Unione Europea perché avviino procedure di sanzionamento nei confronti di queste imprese che si sono rese complici della sanguinaria repressione in atto in Iran. Il sistema di controllo iraniano filtra e controlla e-mail, blog, siti web, ma anche telefonate, sms e trasmissioni via satellite. Sono almeno cinquemila i siti chiusi in questi ultimi mesi, mentre migliaia gli utenti di tecnologie di comunicazione arrestati sulla base dello spionaggio attuato dalla polizia con l’utilizzo delle tecnologie europee. E’ come se Siemens e Nokia avessero dotato il governo iraniano di un’arma che ogni giorno produce arresti, torture e anche esecuzioni capitali, oltre ai reati di violazione della privacy e della libertà di espressione. Il 6 novembre del 2007 la Commissione Affari Esteri della Camera degli Stati Uniti aprì un’inchiesta nei confronti della società Yahoo! che aveva collaborato con le autorità della Repubblica Popolare Cinese nell’identificazione di un’utente web, il giornalista Shi Tao, che aveva inviato all’estero notizie considerate riservate e che per questo fu condannato a dieci anni di carcere. La Yahoo! fu pesantemente sanzionata e il presidente della Commissione Tom Lanos si rivolse agli imprenditori così: 'sarete anche dei giganti finanziari, ma non valete niente sul piano etico', accusandoli di complicità nella violazione dei diritti umani. Ci chiediamo se l’Unione Europea consideri questi valori prioritari anche nelle attività commerciali riguardanti un Paese sottoposto a sanzioni".
► IRAN: il black out delle notizie, viaggio impossibile verso le prime pagine

30.6.09

Professor Monstre Project




Il Professor Monstre, a seguito del suo dottorato in collage, lavora su un nuovo processo creativo: la manifestazione estetica della casualità. Chi vuole può partecipare attivamente inviando all'indirizzo sotto riportato materiale vario quale: fotografie, ritagli, disegni al telefono, il Professore studierà gli elementi ricevuti per concepirne un unico elaborato estetico. I risultati verranno spediti al mittente senza un termine specifico. Il Professor Monstre e l'ufficio segreteria non sono responsabili dell'eventuale perdita del materiale inviato.

Spedire il materiale a:

Andrea Echorn
3 rue Valette
93100 Montreuil
France

27.6.09

Scritti di residenti che vivono vicino a Majles Building (parlamento) in Baharestan

http://tehranbureau.com/iran-updates/

Ho appena parlato con [X,Y,Z]. Mi hanno parlato della manifestazione davanti al Majles in Iran Street. Dicono che una folla enorme è lì.
Tehran (Iran), 24 giugno 2009.

Solo per far sapere a tutti, R. è stato arrestato la scorsa notte in Tehran; non sono sicuro di dove e perché. Ho ricevuto una chiamata dal suo telefono; era la polizia che voleva ch'io confermassi loro alcuni dettagli. Ho dovuto dire loro per quanto tempo abbiamo vissuto [qui]; come ci incontrammo; cosa, lui ed io, facciamo di lavoro; dove lavoro; la mia nazionalità; qualcosa sulla sua famiglia e dove io vivo. Lui portava con sé il portatile, un disco esterno e la macchina fotografica, quindi credo che siano ora sotto sequestro. Loro mi dissero che sarebbe stato rilasciato presto la scorsa notte. Lo dubito.
Tehran (Iran), 23 giugno 2009.

[Tradotto] Accedo a Facebook attraverso Yahoo!Mexico. Ma si dice che sia una trappola delle autorità per identificarci!
[X] lotta con me quotidianamente. Continua ad implorarmi di non connettermi ad Internet. Si dice che anche i telefoni cellulari sono monitorati!
Sono così spaventato. Oggi ho cambiato il mio [online] nome.
Non capisco perché. Oltre l'aver votato Mousavi, non mi sono mai impegnato in attività politiche nella mia vita. Ma questo non è un conforto giacché un povero collega di [X] è stato colpito ad un occhio con una pallottola di gomma mentre guidava attraverso Vanak Square. A seguito di due operazioni, è rimasto cieco di un occhio!
Hanno anche preso qualcun altro. Due giorni dopo la sua sparizione, lo hanno rilasciato vicino a Shahreh Rey con gli occhi bendati e la bocca GAGGED.
Dicono che coloro che partecipano alle proteste sono membri del MKO [terroristi]! Per non menzionare gli altri 100 insulti|
cosa ha fatto quella povera Neda che non vogliono permettere a nessuna moschea di tenere le sue cerimonie - dai, non era lei musulmana?
Ad ogni modo, le cose qui vanno DAVVERO male. Abbiamo tutti paura di morire.
Qualcosa deve cambiare. Non possiamo continuare a vivere in questo modo.

Traduzione Pagina/13

27.6.09

Were there strikes in Tehran yesterday?

http://tehranbureau.com/iran-updates/


La gente sta andando a lavorare. Nessuno ha loro chiesto di stare a casa. Nessuno ha dichiarato uno sciopero. Mousavi non ha chiesto questo alla gente.

Infatti, io ero al Grand Bazaar di Tehran ieri. Ho parlato a molti mercanti. Ho detto loro che avevo inteso di uno sciopero per oggi. Ma tutti loro erano comparsi a lavoro. Come uno di loro disse, "Signora, ho votato per Mousavi. Se Mousavi ci chiede di scioperare, lo farò. Ma chi pagherà i miei conti?"

Ho inoltre parlato con un cameriere. Ha detto di avere votato Mousavi. Ha detto che "se non lavoro per una settimana, non ho niente con cui vivere la settimana dopo. Non ho modo di dare da mangiare a mia moglie ed ai bambini."

Ma lo sciopero può accadere. Il clima è teso e le condizioni ci sono. Tutti stanno discutendo delle possibilità di scioperare. Tuttavia nessuno ha fin ora scioperato. La banche sono aperte. Tutti i negozi nel Bazaar erano aperti.

Sto scrutando Modares Avenue. Il traffico è lo stesso di sempre.

Mousavi ha chiesto una cosa alla gente. Salire nei tetti delle abitazioni alle 10 di sera ed urlare "Allah o Akbar" [God is Great]. E questo ha luogo. Ogni notte, tra le 10 e le 10:30 - 10:45, a piena forza. Non importa in quale quartiere sei, lo sentirai comunque.

La gente ha cominciato a scarabocchiare slogan sulle banconote. Ieri, in un biglietto, qualcuno aveva scritto "Dov'è il mio voto?"

Se le persone non scendono nelle strade per protestare, stanno comunque trovando altre vie di disobbedienza civile. Lunedì, per esempio, Mousavi ha chiesto di accendere i fanali anteriori nelle strade dalle 5 alle 6.

La manifestazione che si credeva dovesse avere corso in Baherestaan non è comunque stata invocata da Mousavi. Non so se c'era gente, non so quanti erano; non c'ero. Ma queste cose normalmente tendono ad avere vita propria. Quelle persone non stanno aspettando Mousavi.

Quelli di mezza età stanno prendendo tutto ciò meglio di come stiamo facendo noi. Sono passati per qualcosa di simile (1978-79) ed hanno molta pazienza. Sono speranzosi. La mia generazione è scontenta. Sono depressi. C'è troppo pianto.

Io vorrei ci fosse un modo perché il mondo possa fare di più. Anche le ambasciate come l'italiana, che hanno provato ad aprire le porte ai feriti, sono state bloccate dalla polizia.

Non posso parlare di più. Ciao, mio caro. Abbi cura di te.


Traduzione Pagina/13



27.6.09

Siamo studenti, vogliamo l'impossibile!

Otto anni sono passati dal G8 di Genova. Alcuni di noi erano lì, altri erano poco più che bambini. Ma nessuno ha dimenticato quelle trecentomila persone venute da tutto il mondo a manifestare per un altro mondo possibile, per la libertà dalla schiavitù del profitto, per la giustizia e la pace. Nessuno ha dimenticato l'assassinio di Carlo, il massacro di centinaia di manifestanti, le torture a Bolzaneto, la macelleria della Diaz, né il sadismo delle guardie, l'arbitrio di un potere che si assolve, i compagni perseguitati e ingiustamente condannati...


Otto anni sono lunghi, e molte cose sono cambiate. L'agenda della politica mondiale, che avevamo quasi strappato ai segretari del Capitale, ha ricominciato a segnare gli stessi appuntamenti: guerra, sfruttamento, fame, distruzione del pianeta, “lotta al terrorismo”. L'Afghanistan, l'Iraq, la Palestina, le vene aperte dell'America Latina, dell'Asia, dell'Africa, delle banlieue e delle nostre periferie, dei tanti Sud che ci assediano: il sangue di miliardi di persone che stilla senza senso, giorno dopo giorno, per la ricchezza di sempre più pochi, per l'ignoranza e l'indifferenza di troppi.



Anche noi siamo cambiati. Un po' più deboli, un po' più incerti. Un po' più impauriti, forse. Ma anche più maturi, consapevoli che la nostra lotta ha tempi lunghi, sempre più convinti che, se non è quest'altro mondo possibile - il socialismo - sarà la barbarie. Ormai adulti, non rinneghiamo la nostra infanzia. Guardiamo i volti dei nostri nemici e sappiamo che sono gli stessi di Genova. Sappiamo anche che sono diventati più violenti, più aggressivi. Che sono pericolosi, perché ora più che mai non sanno quel che fanno.



2009, il G8 torna in Italia. Torna in tempo di crisi, quando il PIL in Occidente ha un vistoso segno meno, la disoccupazione è in aumento, e non si vede nessuna via di uscita. Torna in un paese socialmente e culturalmente devastato, con i salari più bassi d'Europa, un sistema politico bloccato, l'informazione controllata; un paese incattivito da una guerra che, scatenata dall'alto, è diventata guerra fra poveri, razzismo, sessismo, omofobia, disprezzo per chi è diverso. Il G8 arriva in Abruzzo, un territorio che ha pagato con il sangue proprio quelle logiche di profitto, di speculazione, di corruzione che regolano il capitalismo ovunque; un territorio che da quasi tre mesi sta sperimentando inedite forme di controllo e di militarizzazione.



Pur di non farci essere il Governo le ha provate tutte. Ha suddiviso il vertice, in tanti, troppi incontri. Difficili da seguire per chi deve studiare, lavorare, badare alla sopravvivenza quotidiana. Impossibili da contestare per chi deve già scendere in piazza per difendere il proprio lavoro. Eppure il movimento in questi mesi c'è stato. A Roma, contro lo smantellamento del Welfare; a Siracusa, contro la devastazione ambientale; a Torino, per un'Università non asservita agli interessi privati; ancora a Roma, contro una “sicurezza” che è espulsione dei migranti, strategia della paura e repressione delle lotte. E infine a Lecce, quando i Ministri dell'Economia si sono incontrati per decidere di dare ancora altri soldi alle banche, e spacciare i loro vecchi fallimenti per una nuova ricetta salvifica.



Ora è tempo di rimettere assieme ciò che è stato separato. È tempo di incontrarsi, di esserci tutti. Di non lasciare che l'ultima parola l'abbia chi specula su una tragedia come il terremoto, trasformando le persone in voti, facendo sporchi affari proprio mentre dilaziona la ricostruzione fino al 2033. È su una popolazione distrutta e abbandonata che i “grandi” verranno a fare la loro passerella. Davanti alle telecamere, a dirci che tutto va bene. Noi però sappiamo che non è così. E lo dobbiamo gridare forte.



Hanno detto che non avremo il cuore di esserci. Ma noi, per stare dalla parte di chi lotta e soffre, il cuore lo abbiamo sempre. In quei giorni saremo ad agitare le strade. Ed il 10 verremo al corteo nazionale, per portare le nostre ragioni, quelle degli oppressi e delle popolazioni in lotta. Per dimostrare che non ci hanno piegati, per rovinargli la passerella.



Siamo cresciuti, ma il futuro è ancora roba nostra. Ci vediamo a l'Aquila.


Collettivo Autoorganizzato Napoli - C.A.U.

27.6.09

Traforo: Presentato il quesito referendario

(da www.traforo.it)

Ligi alle decisioni dei giudici (come tutti sempre dovrebbero essere), il Comitato ha provveduto oggi stesso alle 12.30 a depositare il quesito referendario convinto a proseguire, con tutti i mezzi che la legge consente, la sua azione di contrasto ad un'opera senz’altro sbagliata.


Il quesito punta all’abrogazione della delibera di giunta che ha individuato il promotore dell’autostrada delle Torricelle e che ha dichiarato l’opera “di pubblico interesse”. La sua formulazione sarà la seguente: “Volete voi che sia revocata la Deliberazione della Giunta comunale di Verona 29 maggio 2009 n. 152 avente per oggetto l’individuazione del promotore e la dichiarazione di pubblico interesse in relazione al completamento dell’anello circonvallatorio nord – traforo delle Torricelle?”


L’iter amministrativo prevede che, dopo il deposito, il quesito venga esaminato entro 30 giorni e accolto dal Collegio dei Garanti (la cui operatività è tuttavia ancora limitata dalla mancata surroga di un membro dimissionario ormai da alcuni mesi) e la sua sottoscrizione con almeno 10 mila firme autenticate di cittadini residenti a Verona.


Siamo convinti che sempre più cittadini non vogliano quest'opera che non è un semplice “buco” e che non è nemmeno progettata per risolvere i problemi viabilistici del capoluogo. Si tratta infatti di un’autostrada in città per lo più strutturata per risolvere i problemi di collegamento interprovinciali, quindi non quelli di casa nostra. Un’opera che porterà beneficio, come dichiarano alcuni esponenti della stessa attuale maggioranza, "alla solita lobby imprenditoriale e finanziaria”.


Crediamo che la maggioranza dei veronesi, anche se favorevoli ad un generico tunnel urbano, siano decisamente contrari all’autostrada in città. Autostrada che porterà i camion a due chilometri da piazza Bra e aprirà le porte alla peggiore speculazione che Verona abbia mai visto e che i cittadini veronesi (costretti a finanziare l’opera) abbiano mai ripagato.


Ma è un principio fondamentale della democrazia che è in gioco e che si esprime in queste parole: «Devono essere i cittadini di Verona a decidere su un’opera dal costo elevato, che stravolgerà la città e che rappresenta un impegno finanziario consistente che andrà a scapito di altre scelte. I cittadini decidono, l’amministrazione si adegua», pronunciate dal Sindaco nel maggio 2006 quando auspicava un referendum sulla tramvia e che ci trovano perfettamente d'accordo e che saranno il motto della nostra campagna referendaria.


Sarebbe un buon stile che su un'opera così importante fosse l'amministrazione a chiedere ai cittadini se la vogliono anziché nascondersi dietro a pretestuosi argomenti, ci auguriamo comunque l'appoggio più ampio dell'amministrazione, dei partiti e delle associazioni in questo cammino.

27.6.09

Le Petit Chaperon louve

Cappuccetto lupo



clique la poupée pour lire l'histoire du Petit Chaperon louve...
clicca la bambolina per leggere la storia di Cappuccetto lupo...

23.6.09

Referendum contro il traforo: sarà "abrogativo"

«Il giudice del tribunale di Verona» si legge su traforo.it «non ci ha dato torto, ma ha semplicemente osservato che il Comitato non avrebbe dovuto presentare il ricorso prima di aver presentato il quesito referendario. Anzi l'ordinanza recita che "nel caso di inerzia del Comune" in una fase successiva sarà possibile ipotizzare una lesione "ai diritti politici dei cittadini"». La settimana prossima il Comitato ha quindi intenzione di presentare il quesito «che sarà "abrogativo" vista la delibera del 29 maggio che ha individuato il promotore (Technital) e la dichiarazione di pubblico interesse dell'autostrada in città».
Il peso maggiore è ovviamente sul secondo punto, ma la scelta del promotore è di certo una perla da conoscere. Tra le diverse opere della ditta Veronese (Ferrovie in Arabia Saudita e sulle rive del Kagera) si notano due particolarmente significative a livello nazionale italiano:
uno - il MO.S.E. e l'autostrada Messina-Palermo. Il primo cominciato nel 1987 per il quale il governo ha stanziato più di 4 miliardi (quattromiliardi = 4.000.000.000) di euro e le dighe nella primavera del 2008 non erano ancora state costruite. La Ditta sul suo portale (scritto solo in inglese) pronostica il termine dei lavori per il 2010 (l'anno prossimo..) mentre stando ai finanziamenti, se continuano regolarmente (il 18 dicembre 2008 il CIPE ha approvato il finanziamento della sesta tranche da 800 milioni di euro) il termine dei lavori viene stimato per il 2014.
due - l'autostrada Messina-Palermo A-20, chiamata anche "l'eterna incompiuta", terminata nel 2004 e cominciata nel 1969 (l'anno in cui è nato l'uomo tigre). Una serie di appalti vinti che nel 1975 il governo ha dovuto frenare con una legge: la Bucalossi. Oltretutto nel 1992 la procura palermitana apre un'indagine sugli appalti per l’autostrada. Alcuni finiscono in manette per associazione mafiosa. Nel 1998 ripartono i lavori ma i fondi scarseggiano. All'ascesa di Berlusconi nel 2001, vengono stanziati 300 milioni di euro. All'inaugurazione non mancherà Cuffaro e una manciata di mesi dopo i magistrati di Palermo verificano negli ultimi 41 km (quelli finanziati nel 2001) “situazioni distribuite e concentrate di pericolo grave” e affermarono la non sussistenza dei requisiti minimi di garanzia della sicurezza della circolazione: “mancanza degli standard di sicurezza: assenza degli areatori, vie di fuga ostruite, colonnine per l'sos fuori uso, illuminazione non funzionante, semafori e telecontrollo inattivi”. Lo svincolo di Furiano addirittura è diventato caso unico di rampa d'accesso in autostrada direttamente sulla corsia di sorpasso.

Per non parlare della partecipazione al progetto (e non solo) del ponte sullo stretto.
I pochi accenni su Technital in questo articolo è qualcosa di veramente povero rispetto alla sua completa storia. Consiglio a tal proposito la lettura di questo articolo, dove le mirabolanti avventure della società vengono raccontate in una maniera più completa.
La necessità di proseguire la lotta contro il buco nelle Torricelle aumenta sempre più il suo peso.
ale,6

23.6.09

E tu? Dove vai a ballare?

Per ora continuiamo a ballare a L'Aquila: ieri una nuova scossa ha colpito. 4.5, epicentro tra Pizzoli, Barete, Arischia e Capitignano (AQ). L'INGV pubblica rilevazioni di una costante imprecisione, e a scriverlo è un'Aquilana: «Credo che l’INGV debba veramente assumermi. Le mie rilevazioni sono molto più precise delle loro; le scosse che avverto io, come anche i cani del campo, sono più di quelle che compaiono sul loro sito. Stanotte abbiamo ballato in continuazione. La paura è di nuovo tanta: stamattina a colazione le facce erano quelle di chi non ha dormito per niente. Le crepe si allargano; i muretti, già pericolanti, cadono; i balconi si piegano e con loro anche lo spirito di chi, su quei balconi, stendeva gli abiti ad asciugare». Si sente in continuazione la forte stanchezza delle persone, la loro paura. Chi ha ricevuto il via libera per tornare nella propria abitazione, chiede di torniare nel campo, perché «la paura è più forte del disagio di restare in una tenda piena di sconosciuti».

E l'operazione G8 prosegue. Anna insiste sul fatto che il primo ministro e i media non vogliono fare altro che mascherare la protesta aquilana come mucchio di facinorosi. «i no global» spiega Anna «sono presenti su questo territorio sin dalla prim'ora. Sono quelli che hanno istituito i campi autogestiti, a Tempera, a San Biagio, a Camarda. Son quelli arrivati con gli aiuti prima di molti altri. Son quelli che hanno lavorato instancabilmente e continuano a stare sul territorio. Accanto a noi. E hanno realizzato spazi ricreativi, e cucine da campo, e magazzini, e sono gli unici che riforniscono gli sfollati non sistemati nei campi, ma rimasti sul territorio. Quelli abbandonati dalla Protezione Civile perchè esenti da strettissimo controllo». La tensione è forte se si pensa che intanto le scosse continuano. L'INGV rileva. Monique sente. E i gruppi spontanei vengono ostacolati. «Il primo ministro ha pensato di inchiodarci così» continua Anna «ma noi andiamo avanti. Anche se i media faranno il loro sporco lavoro. L'apparato sarà come quello di guerra. Si dice che gli sfollati dei campi saranno inibiti dall'uscire dalle tendopoli e che il lavoro, quel poco che c'è, si fermerà, e i cellulari e internet saranno controllati. Il regime svolgerà il suo compito, qui, in questa terra che è diventata la sua palestra. Noi ci proveremo a non essere offuscati per sempre da questo ulteriore terremoto. E i vigili del fuoco manifesteranno accanto a noi».

La necessità dell'emergenza: Impariamo i passi a Potenza che poi andiamo a ballare a L'Aquila.
ale,6


fonti:
http://terremoto09.wordpress.com/
http://miskappa.blogspot.com/

23.6.09

"The country belongs to you ... protesting lies and fraud is your right."


(Foto di un anonimo, in Iran)
"19:05 20 giugno. Luogo: Karegar Avenue, all'incrocio con Khosravi Street e Salehi Street. Una giovane donna, che osservava le proteste accanto al padre, è stata colpita da un membro del 'Iranian Basij volunteer militia', nascosto sul tetto di una abitazione civile. Lui sparava chiaramente alla donna e non poteva mancarla. Ad ogni modo, ha mirato diretto al cuore. Sono un dottore, quindi mi sono precipitato a tentare di salvarla. Ma l'impatto del colpo è stato così violento che il proiettile ha distrutto internamente il petto della donna, e lei è morta in meno di 2 minuti. le proteste stavano spostandosi di un un chilometro verso la via principale ed alcuni della folla manifestante stavano correndo a causa dei lacrimogeni usati contro loro lungo Salehi Street. Il video è registrato da un mio amico, che stava accanto a me. Per favore, fatelo sapere al mondo."
(Traduzione da theGuardian)
Il nome della donna è Neda Agha-Soltani. Questo nome è già inserito nel dispositivo simbolico della protesta iraniana. Il corpo in meno di 2 minuti smette di battere.
La protesta ante-20giugno. A seguito delle elezioni del 12 giugno, il presidente uscente Mahmud Ahmadinejad è rieletto alla guida del paese. Mir Hossein Mussavi, candidato dei moderati (secondo indicazione de l'Unità), è superato nelle votazioni. In cinquanta città, il numero dei voti espressi tuttavia supera il numero degli aventi diritto. L'eccedente elettorale, smascherato, in-tensifica le strade della capitale. La legalità della macchina democratica iraniana è messa in discussione.
Il governo ammette l'irregolarità. Press Tv riporta che il voto è stato manipolato.
Cavez, presidente venezuelano, parla. "Il trionfo di Ahmadinejad è ad ogni modo un trionfo." Il portavoce governativo Abbas-Ali Kadkhodae afferma che "le statistiche fornite dai candidati, che ottennero più del 100% degli aventi diritto, in 80-170 città non sono accurate - l'incidente è accaduto in sole (grassetto mio, su spunto del Guardian) 50 città".
Il corpo. Sostenuto da due persone chinate. Affloscia all'indietro. Scende la schiena, da verticale, ad orizzontale. Uno schizzo di sangue sull'asfalto e sulla scarpa sinistra, bianca. Gli occhi sono aperti. In pochi secondi cola il sangue dal volto. Solo l'occhio destro rimane sgombero dal sangue. Il resto è coperto di rosso. Meno di due minuti.
Oppure, oscuramento del volto. Si osserva il corpo a terra. il volto è anestetizzato dall'oscuramento televisivo. Non traspira il sangue. Non traspirano le grida delle persone vicine. Non traspira l'occhio rimasto aperto. Il giornalista sostiene la "dignità della persona".
La protesta post-20giugno. La protesta che assorbe quel corpo. Il dispositivo della ribellione risucchia il racconto di quel corpo. La prima versione del racconto. Il corpo si deve vedere. Anche il sangue, con le urla e l'occhio rimasto aperto. Quel corpo ha un nome, deve essere chiaro. Neda Agha-Soltani. Già Neda su Facebook. Intanto Mussavi, tra i manifestanti, si dichiara pronto a morire «da martire».
Rughe

23.6.09

L'OCSE, L'ITALIA E LA SCUOLA DI CLASSE

Negli ultimi giorni l'OCSE, una delle più importanti organizzazioni sovranazionali del capitalismo, si è divertita a sfottere l'Italia. Prima ha constatato che le stime di “crescita”– o di “decrescita”, sarebbe meglio dire, visto che siamo a -5,3% del PIL – erano da rivedere al ribasso, poi ha sostenuto che la ripresa arriverà più tardi del previsto, e sarà comunque debolissima (parliamo del +0,4% nel 2010), poi che la disoccupazione quest'anno continuerà a salire fino al 10%, con un debito pubblico fino al 120%... Il tutto corredato da calo dei consumi, degli investimenti e del commercio estero. Poi, per farsi due risate, l'OCSE ha aggiunto: “tutte le previsioni sono soggette a una forte incertezza”. Insomma, può andar peggio. L'incertezza però non gli impedisce di consigliare la ricetta su misura per noi: ricapitalizzare le banche, fare riforme strutturali per aumentare la competitività, un bel giro di vite sulla pubblica amministrazione...

Cos'è che di sta storia fa ridere, se non facesse piangere? La smania con la quale il centrosinistra ed il centrodestra rivendicano la loro adesione ai dettami neoliberisti. Mentre l'opposizione accusa il Governo di non aver fatto le famose liberalizzazioni, il Governo usa il rapporto per dire: l'emergenza c'è, quindi bisogna riformare, intervenire, spezzettare. Il caso della Scuola è eclatante. L'OCSE ha messo gli istituti superiori italiani in coda alla sua personale classifica. La Gelmini se la ride: abbiamo ragione! Dobbiamo tagliare il personale. Ridurre le ore di lezione. Misurare le performance di presidi e docenti. Spingere sull'autonomia degli istituti scolastici. Chiuderli, persino! E dare un bel bonus alle famiglie per mandare i figli alle scuole private...

Cosa c'entrino queste scelte con il rapporto è tutto da capire. Persino l'OCSE – il cui obbiettivo, sia chiaro, è educare i ragazzi alla competizione e al nozionismo, secondo dispositivi standardizzati che potranno renderli lavoratori obbedienti e produttivi – dice che le differenze di “performance” fra gli studenti sono attribuibili a condizioni materiali (come la regione d'appartenenza ed il reddito familiare). Persino l'OCSE si propone compassionevolmente di “contenere il gap educativo fra Nord e Sud [...] per ridurre le differenze economiche e sociali complessive” e di “recuperare le scuole e gli studenti più deboli, specialmente quelli a rischio abbandono”.

Ma non è finita qui. Proprio oggi il Ministero decide, secondo una pratica inusuale, di anticipare i numeri dei bocciati (oltre 370.000) e dei non ammessi alla maturità (oltre 25.000). Con il chiaro intento di orientare gli insegnanti ancora alle prese con gli scrutini, la Gelmini minaccia il pugno di ferro e manda a dire che la Scuola deve essere rigorosa. Peccato che tutti i pedagogisti prendano come paradigma dell'insuccesso dell'intero sistema proprio la cosiddetta dispersione scolastica: bocciature, evasioni e abbandoni.

Su una cosa però la Gelmini ha ragione: “questa scuola prepara i ragazzi alla vita”. È vero: è una scuola che rispecchia perfettamente la società italiana. Una scuola di classe, dove l'ingresso è deciso dal quartiere di appartenenza, le amicizie dalla marca dei vestiti, i risultati garantiti dall'aiutino delle lezioni private. Una scuola che penalizza il Sud, gli istituti tecnici. Dove il bullismo si svela come l'arroganza del più ricco e del più forte, oppure lo sfogo disperato di ragazzi che sentono di non aver nulla da perdere, nulla da fare, nulla da imparare, perché comunque quella parentesi subita 5 ore al giorno non ti porterà da nessuna parte. Una scuola in cui la “cattiva condotta” (sulla cui definizione ci sarebbe molto da dire) non viene compresa nelle sue origini sociali, ma cattolicamente attribuita, come fosse colpa morale, all'indole del ragazzo.

Da parte sua il centrosinista si limita a constatare che tanti ragazzi che restano negli istituti costano allo Stato tre miliardi in più. Perché non promuoverli allora, infischiandosene di cosa vadano mai a fare con un titolo sempre più squalificato, senza alcuno strumento critico-culturale, in tempi come questi? Strano che Alfano abbia dichiarato proprio oggi che si stanno costruendo nuove prigioni...

Ora, le considerazioni sarebbero tante. La prima intorno al ruolo dell'OCSE e degli organismi sovranazionali che dettano le politiche mondiali. E questo ci porterebbe direttamente alla contestazione del G8 dell'Aquila, come il luogo di gestione e sintesi (per quanto precaria) delle diverse azioni ultra/neo/iperliberiste. La seconda considerazione verterebbe invece intorno alla mancanza di rappresentanza politica dei lavoratori, degli studenti e delle classi sociali più deboli: quale partito o sindacato decide di opporsi a queste direttive? Quale le contesta frontalmente? Ecco un invito a sviluppare i sentieri di autorganizzazione, di contestazione radicale che abbiamo cominciato a percorrere quest'autunno in modo trasversale, fra studenti-lavoratori-genitori-insegnanti...

La terza considerazione, e le altre, preferiamo non farle. Perché lasciamo la parola a chi a Milano, qualche giorno fa, ha saputo esprimere un sentire diffuso, contestando e mandando via Gelmini. Sono stati subito chiamati “talebani” e “fascisti rossi”. Noi speriamo ce ne siamo molti, di questi “rossi”, per opporsi ai veri fascisti e ai veri buffoni in ogni scuola e facoltà... In ogni caso, saremo fra quelli!


RED-NET
rete delle realtà studentesche autorganizzate

19.6.09

Lettera dall'Abruzzo

da officinavolturno.com


Cara Redazione,
sono Pina Lauria e sono residente a L’Aquila; attualmente “abito” presso la tendopoli ITALTEL 1, perché alla mia casa, che devo ancora finire di pagare, è stata assegnata la lettera E, che in questo drammatico alfabeto significa “danni gravissimi”.
Scrivo per illustrarvi alcune considerazioni, di carattere generale e, più in particolare, relative alla qualità della vita nei campi.
Intanto, evidenzio la grande confusione che c’è nella città: a quasi due mesi dal terremoto, viviamo ancora uno stato di emergenza. Uno dei grandi nemici di questi giorni, e dei prossimi, è il caldo: arriveranno i condizionatori ma risolveranno ben poco perché, come sicuramente sapete, il condizionatore funziona in una casa, con le pareti di cemento e con le finestre chiuse, non in una tenda, dove il sole batte a picco e da dove si esce e si entra….inoltre, la tenda non è che si chiude ermeticamente!
Allora, il problema vero è questa lunga permanenza nella tendopoli alla quale saremo costretti fino ai primi di novembre. E’ assurdo ed inconcepibile che, per saltare una “fase”, come ha detto il Presidente del Consiglio, bisogna aspettare circa sette mesi per avere una casa, comunque sia. E a novembre, se le cifre rimangono quelle dette dal Governo e dalla Protezione Civile, saranno soltanto 13 mila i cittadini aquilani che potranno lasciare le tende. Su questo vorrei chiarire che si sta assistendo ad un balletto delle cifre che nasconde una amara verità. Mi spiego. Queste cifre si riferiscono alle verifiche finora effettuate ed alle risultanze avute. Si sta ragionando in questi termini: se su un tot di case verificate, è risultata una agibilità pari al 53%, e mantenendo questo trend, allora le case inagibili saranno all’incirca 5.000 per 13 mila persone.
L’agibilità è stata dichiarata per le abitazioni dei paesi vicini a L’Aquila; i quartieri nelle immediate vicinanze del centro storico, a ridosso delle mura (Sant’Anza (il quartiere dove abito), Valle Pretara, Santa Barbara, Pettino, tutti molto popolosi, hanno le case inagibili.
Inoltre, bisogna considerare che il centro storico ancora non viene sottoposto ad alcun tipo di verifica perché, a tutt’oggi, è zona rossa.
Nel centro storico risiedono circa 12 mila cittadini, senza contare i domiciliati, soprattutto gli studenti fuori sede. Allora, a novembre dovrebbero avere la casa almeno 26.000 cittadini, facendo un calcolo al
ribasso perché, considerando anche gli abitanti dei quartieri distrutti, gli immobili da recuperare con interventi molti consistenti e, quindi, con tempi necessariamente lunghi, sicuramente le abitazioni necessarie dovrebbero essere sull’ordine delle 45 mila persone.
Questo è il futuro che ci aspetta e lo tengono nascosto! Ma il Presidente del Consiglio ha detto che, comunque, le tende sono già dotate di impianto di riscaldamento, e quel”già” mi ha molto inquietato.
Non possiamo accettare di restare nelle tende fino a novembre, e sicuramente fino a marzo del 2010!
Questo ragionamento lo stavo facendo alcuni giorni fa al campo: prima con alcune persone, poi si sono avvicinati altri ed eravamo diventati un bel gruppetto: dopo alcuni minuti dal formarsi dell’”assembramento non autorizzato”, sono arrivati i carabinieri, in servizio all’esterno del campo. Ho chiesto se ci fosse qualche problema. Mi hanno risposto che non c’era alcun problema, ma restavano anche loro ad ascoltare.
Conclusione: dopo alcuni minuti, tutti ce ne siamo ritornati nelle tende.Racconto questo episodio, e ne posso citare tanti altri (ad alcuni componenti di vari comitati cittadini, che stavano raccogliendo le firme per il contributo del 100% per la ricostruzione o ristrutturazione della casa, è stato vietato l’accesso nei campi), per denunciare quello che definisco la sospensione dei diritti garantiti dalla nostra Costituzione: libertà di opinione, di parola, di movimento.
Ora, posso comprendere, anche se non giustificare, un tale comportamento nel primo mese, che secondo me rappresenta la vera fase di emergenza, ma far passare tale logica antidemocratica per 7 mesi, ed anche di più, somiglia più ad un colpo di Stato che ad una “protezione civile”. Adesso mi trovo per qualche giorno a Bologna, presso mia figlia Mara che sta ultimando un dottorato in Diritto del Lavoro (senza borsa, perché l’Alma Mater non aveva i fondi a sufficienza per finanziare tutte e quattro i posti messi a bando: Mara si è posizionata terza, paga una tassa di iscrizione al dottorato di circa 600 euro l’anno e un affitto di 500 euro mensili, più le spese); proprio questa mattina ho dovuto chiamare il responsabile del mio campo perché la famiglia che abita con me mi ha informato che si stavano effettuando i controlli per assegnare il nuovo tesserino di residente al campo (ne possiedo già uno). Mi ha preso una tale agitazione tanto da sentirmi male: questa procedura che si ripete spesso nei campi, l’esibizione del documento e l’autorizzazione di accesso per gli “esterni”che ti vengono a fare visita, e magari sono i tuoi fratelli, sorelle, madri e padri che hanno trovato sistemazione in altri campi o luoghi, il fatto che adesso, nonostante avessi preventivato di stare un po’ di tempo con mia figlia, debba rientrare per avere di nuovo il tesserino, dietro presentazione di un documento di riconoscimento, anche se sono già tre volte che i responsabili del campo hanno annotato il numero della mia carta di identità, mi scuote in maniera incredibile. Ma la Protezione Civile mi deve proteggere in maniera civile o mi deve trattare come se fossi in un campo di concentramento? Il responsabile del mio campo, quando gli hoparlato questa mattina, mi ha detto che non c’era alcun problema, che potevo tornare quando volevo, riconsegnare il vecchio tesserino e prendere il nuovo, e comunque dovevo comunicare l’allontanamento dal campo, la prossima volta che ciò sarebbe accaduto. Mi chiedo: perché devo comunicare i miei spostamenti? La tenda, adesso, è la mia casa ed ho timore che lo sarà per molto tempo, almeno fino a novembre. Quale è la norma che mi impone di comunicare i miei spostamenti? Se mi si risponde che si è in presenza di una situazione di emergenza, e che tale situazione durerà mesi e mesi, allora siamo veramente in presenza di un pauroso abbassamento del livello di democrazia!
Non sono “vaporosa”, non sono arrabbiata: sono esacerbata! Ritengo che la nostra città stia diventando non una città da ricostruire, ma una città “laboratorio”, in cui si vuole sperimentare il nuovo modello di società: privo di diritti, passivo, senza bisogni: quello che ti do è frutto della buona volontà dei volontari o dell’imperatore e lo prendi dicendo anche grazie! Mi rifiuto! E si rifiutano i cittadini aquilani! Sui nostri corpi, sulle nostre menti, sulle nostre coscienze, sulle nostre memorie nessuno ha il diritto di mettere le mani! Un’altra considerazione: le tende dell’emergenza sono tutte di otto posti, per poter accogliere, in tempi molto brevi dopo l’evento catastrofico, il maggior numero di persone. Di conseguenza, ci sono moltissime situazioni di promiscuità (la vivo io stessa, con un’altra famiglia che ha due bambini piccoli). Ritorno sempre alla considerazione di prima: una situazione di promiscuità può essere proposta ed accettata, a causa del disorientamento totale in cui ognuno si trova dopo un evento così terribile, per un mese, ma non per 7 o più mesi! In alcune tende sono insieme anche tre nuclei familiari! Mi chiedo: non si vogliono utilizzare i containers, ma allora il Presidente del Consiglio, che ha tante bellissime idee (sulle donne, sui giudici, sul Parlamento, sulla Costituzione) perché non pensa a far arrivare tende da quattro? O meglio, perché non riesce a garantire, da subito, una sistemazione dignitosa, senza costringermi ad andare sulla costa o in appartamenti situati nell’ambito della Regione Abruzzo, sicuramente non a L’Aquila, dove vi è la distruzione totale?
Proprio ieri, un gruppo di psicologi ha affermato che tale situazione di promiscuità sta distruggendo le famiglie perché, a parte le discussioni che ci sono, dalle cose più grandi a quelle più piccole (pensate che si sta litigando anche per i condizionatori, quelli che li hanno, perché alcuni li vogliono accesi, i “coinquilini” li vogliono spenti; chi vuole guardare la televisione e chi vuole riposare), la mancanza di intimità e di momenti privati determina nervosismo e sensazione di annullamento di ogni sentimento, senza considerare che nei campi non esiste nessun momento di intimità, né nei bagni, né nelle docce, né a pranzo né a cena.Non posso restare in silenzio ed accettare passivamente: voglio essere protagonista della mia vita e della ricostruzione della mia città, e non voglio sentirmi come una partecipante del Grande Fratello! Non abbiamo intenzione, noi Aquilani, di essere triturati dalla societàcdello spettacolo: alle menzogne mediatiche opporremo la nostra intelligenza, volontà e coraggio….e la nostra rabbia.L’Aquila è la mia, la nostra città e non è in vendita, per nessuno!Spero che questa mia lettera venga da voi presa in considerazione: sono forte, coraggiosa…come tutti voi e spero che possiate darmi voce.
Vi ringrazio, di cuore…anche se spezzato!
Ciao a tutti

19.6.09

Le nubi di incertezza corrono veloci
nel cielo di quella bambina.
Il vento della paura muove
i capelli di quella bambina.
Il vestitino bianco danza
sul corpo di quella bambina.
Ma nessuna nube e alcun vento
potranno mai gelare
il cuore di quella bambina.


Elio

19.6.09

AFGHANISTAN, la guerra di italiani ed americani...

Pare che ieri il piazzista di Arcore si sia presentato a Washington con un pacchetto di cravatte Marinella. Non era l'unico regalo che portava a Obama: dovendo far ben fruttare quei dieci minuti che il l'“abbronzato” leader statunitense gli ha sdegnosamente concesso, il premier ci ha messo anche, fra leccate di culo, assicurazioni in vista del G8, disponibilità a “ospitare” detenuti di Guantanamo, la promessa di mandare in Afghanistan altri 300-500 soldati e due arei Tornado. Così, fra tanta simpatia e strette di mano, l'Italia è tornata a casa con la gioia demente di essere definita anche da Obama – e non solo da quell'alcolizzato/visionario/fondamentalista di Bush – “un alleato cruciale”.
Con quest'ultimo accordo, il nostro paese arriva a schierare sul fronte afghano ben 1.000 combattenti e più di 2.000 uomini di supporto, combattendo fianco a fianco dei marines. È la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale che l'Italia schiera una simile quantità di militari operativi. A fronte di un costo che quest'anno oltrepassa mezzo miliardo per la sola spedizione armata, i finanziamenti disponibili per attività umanitarie sono di poche decine di milioni. Persino il nostro Governo di incapaci, ipocriti e tragattini di vario tipo si rende ormai conto che la menzogna del peace-keeping non è più sostenibile. Così il “colonnello” La Russa propone di cambiare le regole di ingaggio, ovviamente per il bene dei nostri soldati...
Ma di cosa parliamo quando parliamo di Afghanistan? Questo video pubblicato oggi da El Mundo ci dà qualche piccola risposta: mostrandoci una delle battaglie in corso in queste ore, a Bala Murghab. Il comandante statunitense illustra l'operazione congiunta dei suoi soldati e dei parà della Folgore. Si vedono gli elicotteri Mangusta mitragliare a poca distanza dal centro abitato, i nostri soldati fare fuoco per aprirsi la strada. In mezzo a tutto questo, i bambini. E l'esercito regolare afghano, davvero malridotto, che prende supinamente ordini, senza capirli, senza capire nulla, abbrutito anche lui dalla fame e dall'ignoranza.
Sono ormai quasi 8 anni che siamo lì coprendoci di un bel po' di sangue innocente. Con quali risultati? Secondo le stime dell’ICOS (International Council On Security and development), il 72% del territorio vede una pesante presenza talebana, il 21% una notevole presenza e solo il 7% una presenza leggera... E ora, dopo quasi centomila vittime civili, più di un milione di rifugiati, il fronte si è allargato anche al Pakistan.
Pare che al G8 dell'Aquila parleranno degli effetti della crisi globale su quell'area. E dei possibili investimenti, accordi, spartizione di rischi e opportunità fra le potenze euroasiatiche. È un motivo in più per il movimento, un'altra ragione alla nostra rabbia. Bisogna far arrivare in quella sede una voce di denuncia delle politiche imperialiste in solidarietà con i popoli oppressi in Medioriente come in Africa, nel nostro Mediterraneo come in Sudamerica. Bisogna iniziare a mettere in piazza le nostre vergogne, a combattere l'imperialismo di casa nostra...
Collettivo Autorganizzato Universitario - Napoli

19.6.09

Il Cavaliere Mascarato: mission to Ameringa

...E riecco il nostro eroe! Il Cavaliere Mascarato ha sorvolato l'oceano per andare a far visita al re dell'Ameringa, il Cavalier Abbronzato. Era la prima volta che il nostro sovrano andava a far visita al re straniero e, con lo scopo di riuscire a conquistarlo, ha dovuto sfoggiare tutto il suo charme.
La missione era ardua ma, il nostro eroe, ome buon eroe che si rispetti, porta sempre a termine ciò che si prefigge, e anche in questo caso non ci ha deluso. L'Amringa e il suo regnante sono conquistati! D'altrocanto come si fa a resistere al fascino, il più delle volte anche burlesco, di colui che tutto può: il Cavalier Mascarato!
Il Cavalier Abbronzato, è rimasto così tanto colpito da così tante genuflessioni nei suoi confronti da parte del Cavalier dello Stivale, che ha voluto omaggiare il Mascarato di tre servi provenienti dalla miglior scuola di addestramento di schiavi, dove soltanto i più forti sopravvivono.
Salutato l'Abbronzato e nella terra natia ritornato, il Mascarato ha dovuto far fronte alle ennesime dicerie delle malelingue sui suoi festini all'interno dei suoi castelli. Al nostro eroe viene rimproverato di ave fatto feste con ospiti e meretrici. Colui che tutto può non ha neanche voluto commentare, limitandosi a ribadire che sono le ennesime diceie di chi gli vuol male, infondo che male c'è a far festa anche con donne di malaffare? Nonostante sia un eroe e il sovrano della Contea dello Stivale, rimane pur sempre umano e, in qunto tale, ha bisogno anche lui di svagarsi e deliziare il suo reale augello...

Matte

16.6.09

16.6.09

un Paese ridicolo e sinistro

L'Italia - e non solo l'Italia del Palazzo e del potere - è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue: "contaminazioni" tra Molière e il Grand Guignol. Ma i cittadini italiani non sono da meno. Li ho visti, li ho visti, in folla a Ferragosto. Erano l'immagine della frenesia più insolente. Ponevano un tale impegno nel divertirsi a tutti i costi, che parevano in uno stato di "raptus": era difficile non considerarli spregevoli o comunque colpevolmente incoscienti. Specialmente i giovani. Tutte quelle sciocche coppie che se ne andavano tenendosi all'infinito strette per mano, con aria di vicendevole, romantica protezione e ispirata certezza del domani.
Sono stati ingannati, beffati. Un rovesciamento improvviso e violento (per quanto riguarda l'Italia) del modo di produzione ha distrutto tutti i loro precedenti valori "particolari" e "reali", cambiando la loro forma e il loro comportamento: e i nuovi valori, puramenti pragmatici, esistenziali, del "benessere", hanno tolto loro ogni dignità. Ma non è bastato: dopo essere stati resi mostruosi (marionette guidate da una mano "nuova", e quindi come impazzite), ecco che il benessere, causa della loro mostruosità, viene meno, mentre il ballo delle marionette continua.
Pier Paolo Pasolini - "Il Mondo", 11 settembre 1975

un Paese che ride per inerzia

L'Italia, nel salottto delle parole forzatamente pacate e nella volgarità della pornografia caricaturale delle città, è un paese colto nell'inerzia del suo ridere.
Ride - e scompone la faccia - il politico corrotto e compromesso.
Ride - e scompone la dignità - la femminilità mercificata dietro lo schermo televisore.
Ride - e scompone il corpo - la donna imitatrice che fatica frenetica nelle passerelle urbane.
Ride - e scompone il risparmio - lo speculatore di banca.
Ride - e scompone la veste - il parroco che non confessa la lussuria del padre nascosto.
Ride - e scompone gli appunti - il burocrate dell'istruzione, falsa imitazione di un prodotto costoso.
C'è una pressione d'inerzia nel ridere che scompone. Un graduale accorgersi che l'euforismo italico per il feticcio perde di forza. Ma non c'è attrito, e continua a scivolare, di inerzia.
Il feticcio politico degli schieramenti opposti - in una partita irregolare.
Il feticcio economico del benessere individuale - che scarnifica la spesa sociale.
Il feticcio della piazza - occupata da tavoli e ombrelloni a pagamento.
Il feticcio di un condividersi solidale - tra vermi isolati ed immobili.
Rughe



12.6.09

Il "martire" Berlusconi

Cercare di riprenderci ciò che ci è stato portato via è solo una perdita di tempo. Bisogna fare in modo che la ferita non sanguini più. Già come fare a fremare l'emorraggia di voti del Pd e del centro sinistra in generale? La risposta non è semplice e quanto hanno dimostarto le ultime elezioni, l'opposizione non ha la benchè minima idea visto che ultimamente la compagna dell'opposizione si sta limitando quasi esclusivamente ad attaccare Berlusconi esclusivamente sul piano personale, in ultimo l caso Noemi. La campagna di ridicolizzazione e di demonizzazione nei confronti del Premier non sta portando grandi frutti. L'impressione è che il Pd non abbia grandi ieda visto che il suo modo di fare politica è tutto incentrato sull'attaccare Berlusconi più come persona che come politico. Ora non sto dicendo che sia del tutto sbagliato anche perchè certe frasi e certi comportamenti dell'uomo di Arcore non possono e non devono passare inosservati. Viene però da chiedrsi su cosa si baserebbe la campagna dell'opposizione nel momento in cui, vuoi il fato, vuoi una giustizia seria, Berlusconi scomparisse dalla scena politica.
C'è da dire che è probabilmente grazie all'attuale Premier che il Pd è così unito, nonstante sia un raggruppamento di molteplici persone pensano anche in maniera totalmente discordante l'uno con lìaltro. Trovarsi di fronte un nemico comune aiuta a coalizzarsi e a sorvolare sulla propra idea di politica per riuscire a sconfiggere l'avversario.
L'opposizione sembra ormai basarsi più sul gossip riguardante Berlusconi che sul suo pensiero politico e questo continuo accanimento nei suo confronti porta il leader del PdL ad diventare una sorta di "martire" da attaccare indiscutibilemte fichè avrà vita.
Forse proprio questo modo di fare politica dell'opposizione porta il nostro attuale Primo Ministro ad aver un così grande consenso. Noi italiani siamo un popolo umile ce intrinsecamente ha il granda dono della solidarietà. Siamo sempre aiutati a privarci diqualcosa pur di aiutare le persone in difficoltà, nel caso specifico la solidarietà si manifesta nel voto in favore di Berlusconi.
L'opposizione dovrebbe prendere cosienza del fatto che il suo modo di fare poilitica non ha portato e non sta portando da nessuna parta e quindi dovrebbe cercare di innovarsi cercando nuovi stimoli e magari volti nuovi. Per volti nuovi intendo ersone giovani che potebbero portare nuove idee e svecchiare questo paese e potrebbero far ritornare a votare persone che non esercitano più questo diritto perchè non si riconoscono più in nessun schieramento. Certo potrebbe essere un rischio mettere da parte persone che, in alcuni casi vista l'età, hanno un'esperienza "secolare" ma, potrebbe anche essere l'unico modo per cercare di ottenere una svolta positiva visto che ndando avanti così non si andrà da nessuna parte.
Matte

12.6.09

Sono andato a non votare. Del perché mi sono sentito di non partecipare e non mi sento di essere rappresentato.

PREMESSA

Ho deciso di non votare questa volta, non di fregarmene, ma bensì di andare e di non votare. Non voglio tediare nessuno con le motivazioni che mi hanno spinto ad arrivare a questa scelta ma preciso che di scelta ragionata si è trattato, non di mancanza di criticità e attenzione nei confronti del mondo che mi circonda, né tantomeno di una forma adolescenziale di senso di ribellione.
Ho sempre vissuto le mie scelte politiche come un elemento individuale e personale, non mi sono mai sentito di andare a solleticare con le mie idee le coscienze altrui né tantomeno di farmi portavoce di schieramenti o valori universali. Non sono mai riuscito a trovare colui che avrebbe potuto essere il rappresentante di me stesso, figuriamoci farmi io portavoce di altri verso altri.
Sovente sono le piccole cose a rivelare il funzionamento dei grandi meccanismi. E ancora più sovente quando succede così ti accorgi che i grandi meccanismi non tengono conto delle piccole cose e che sono ancora loro, le piccole cose che contano, a far si che i massimi sistemi non funzionino proprio come dovrebbero.

***
Il giorno prima della fatidica tornata elettorale incontro sul treno per andare al lavoro un conoscente che non vedevo dai tempi delle superiori. Compagni di classe, una brava persona, pochissime le affinità di visione del mondo tra noi, ma sempre e comunque un grande rispetto e stima reciproci. In giacca e cravatta, futuro avvocato e grandi certezze lui, jeans e maglietta, un gran sonno e tonnellate di pensieri su come cambiare le cose di un presente che non è proprio come sognavo da bambino io. Non ho assolutamente voglia di parlare, non ne ho mai per la prima ora in cui sono sveglio, è così da sempre, ma decido di non sottrarmi al rituale. Ci salutiamo sulla banchina, affrontiamo i luoghi comuni a ritmo serrato, uno dopo l’altro: il lavoro, i treni in ritardo, il tempo. Decidiamo comunque di fare anche il tragitto insieme. In realtà decide lui ma a me va bene uguale. Chiacchieriamo in tranquillità, parliamo dei vecchi tempi, della fine che hanno fatto gli altri e di quando e come è collassato il vecchio mondo che avevamo condiviso, forse solo sfiorandoci, per cinque anni all’interno delle mura di una classe delle superiori. La conversazione si trasforma, avrei detto per entrambi, in un qualcosa di piacevole: esce qualche battuta, il tono è più amichevole e io ho come l’impressione che tutti e due abbiamo lasciato da parte la maschera che ci eravamo mostrati a vicenda fino a qualche minuto prima.
Penso di dovermi ricredere, di essere vittima dei miei stessi pregiudizi. Dovrei parlare più sovente con la gente, è il mio stesso atteggiamento di indifferenza che talvolta fa si che tra persone che si conoscono vengano erette mura di uno spessore indistruttibile. Mi sento stupido mentre lo ascolto dire cose che mi ricordano la spensieratezza di un periodo andato e che manca a me quanto a lui, a sentire da quel che dice e dal tono con cui lo dice.
Il treno arriva a destinazione, scendiamo dal vagone e ci incamminiamo facendo ancora un pezzo di strada insieme. Arriviamo al bivio ed è ora che io prenda la mia strada. Fisso a qualche metro di distanza il punto in cui ci saluteremo cercando di trovare una frase che possa far capire che è stato bello ritrovarsi, qualcosa che vada oltre la formalità. Credo che anche lui lo stia facendo, perché cala qualche secondo di silenzio, e la cosa mi fa piacere. Sto per mettermi a parlare ma lui mi anticipa.
Si ferma al bivio, fruga nelle tasche e prima di salutarmi mi posa nella mano due cartoncini con su scritto il nome di un personaggio, un simbolo e una bella croce, messa, come pensa sicuramente lui perché glielo leggo negli occhi mentre sorride e mi porge il “santino”, al posto giusto.
“Te li lascio senza impegno...nel caso tu domani ancora non sappia che fare”.
Dico che va bene e sorrido. Li prendo nella mia mano e li guardo. Il personaggio sul cartoncino è fotogenico, mi guarda e sorride. Guardo il mio vecchio compagno di scuola. Mi guarda e sorride anche lui, con un sorriso che assomiglia molto a quello stampato sulla carta, o almeno cosi mi viene da pensare in quel secondo sfuggente. Poi scatta il verde del semaforo, posso attraversare.
Lo saluto e vado a lavoro.
Lui fa altrettanto.

***
E sera ma c'è ancora luce quando entro nel seggio elettorale messo in piedi nelle mie vecchie scuole medie, il cielo è nuvoloso e nel cortile c'è lo stesso venticello che sento da quando son nato nelle prime sere d'estate; sono un po’ agitato senza motivo. Consegno il documento e la tessera elettorale alla ragazza del seggio. Lei legge forte il mio nome e cognome alle altre due ragazze che trascrivono sul quaderno un po' annoiate dal giorno prima. Una è la sorella di una delle mie ex migliori amiche con cui ci siamo persi di vista così, per magia. Lei mi riconosce ma mi saluta solamente, il contesto formale non sembra essere dei migliori per fare due parole. Abito in un paesino piccolo, dove si conoscono tutti o quasi, così mentre vengo registrato ho il tempo di perdermi a pensare che la ragazza che ha letto il mio nome è carina, è un po' più grande e sicuramente devo averla già vista e conosciuta da qualche parte. Credo che anche lei pensi la stessa cosa di me. Provo a schiarirmi le idee ma nel frattempo mi consegna la scheda elettorale e la matita. La cabina è già vuota. Lei la guarda, io la guardo e ci guardiamo entrambi di rimando. Ci stiamo dicendo in silenzio e contro la nostra volontà che restare li con la tessera in mano a chiacchierare pare brutto. Così capisco e con sguardo d'intesa lascio perdere e entro. Lei sorride. Tiro la tenda di plastica, appoggio la scheda sulla mensola di metallo e prendo in mano la matita. Guardo tutti i simboli colorati che mi si piazzano davanti agli occhi: alcuni li riconosco, altri non li ho mai visti.
Di colpo mi sembra tutto finto: la matita gialla che diversamente da tutte le altre matite non si può cancellare, la cabina di plastica e alluminio, la scheda che sembra di carta riciclata già predisposta con tutte le pieghe per essere sistemata affinché gli altri quando la imbuco non possano vedere, il pavimento della mia vecchia classe di scuola, la ragazza carina, la sorella della mia ex migliore amica, il mio compagno in giacca e cravatta sul treno, i sorrisi, gli slogan e i nomi dei partiti, le tonnellate di parole riversate a televisioni, radio e giornali in discorsi privi di anima e di sostanza, la luce al neon che brilla sopra la mia testa, persino la scuola, il cielo grigio sopra al parcheggio e le foglie verdi dell'albero davanti all'entrata mi sembrano di cartone.
Che senso può avere il mio gesto?Dove sono finiti tutti e tutto?Dove le Persone?Tra cosa mi stanno chiedendo di scegliere?Parole?Idee?Questioni pratiche?Che cosa mi propongono?Un mondo diverso?Magari migliore?E che significa migliore?
Non ho nessuna di queste risposte.
Ascolto il gran brusio fuori dal perimetro della cabina, protetto dalla tenda.
Prendo tra le dita la matita, guardo un'ultima volta la scheda e tiro una riga, in diagonale dall'angolo in basso a sinistra verso quello in alto a destra, lentamente. Non una rigaccia, un insulto, una frase o quant'altro, solamente una riga di matita. Ripiego con cura la scheda e esco.
Sorridono tutti.
La ragazza carina è già occupata a registrare il prossimo elettore. Vorrebbe fare forse di più, ma ha solo il tempo per regalarmi un'occhiata rapida mentre le passo davanti.
Imbuco, le sorrido anch'io e saluto...prima di ritirare le mie cose e andarmene.
Credo di non aver votato per una disapprovazione umana più che politica, perché penso che si stia perdendo il senso della vita abbagliati dal miraggio di poter creare il migliore dei mondi possibili. Perché appartengo a quelli che non contano. Perché so che c’è ancora un’umanità fragile e disperata dietro le facciate dei palazzi color grigio che con le loro sagome geometriche modellate nel cemento aspirano a trafiggere il cielo, un’umanità rannicchiata nei propri accoglienti spazi vitali, rifugiata tra la familiarità delle piccole cose per sfuggire alle quotidiane paure di un mondo ostile e distaccato, che nel corso delle giornate cattura e ingloba nel suo inesorabile meccanismo. Ed è così che io mi immagino questi superstiti, questi sopravvissuti ad un qualcosa che in qualche modo, loro malgrado, hanno contribuito a creare. Giovani ragazzi cresciuti coi piedi nell’asfalto, attaccati ai loro stereo ad adorare in silenzio il brivido di un suono sintetico nella fioca luce di una stanza. Volti profondi, segnati dal bisogno di cambiare e allo stesso tempo dalla necessità di crearsi un qualcosa che non possa essere patrimonio di tutti, qualcosa che resti unico, un rifugio dove correre quando fuori la sera piove.
Un’umanità livida, marginale, semplice e vera. L'umanità che non conta, ma Vive.
E, nella mente, cieli azzurri come il mare, nuvole bianche che si possono toccare, con il sole sulla pelle e il gusto del vento nei polmoni.
Teo.Théo

9.6.09

"I nemici da combattere...


(Pagina de l'Unità di martedì 9 giugno)
...sono le multinazionali, gli ebrei, i rom ed i comunisti."
(Gabor Uona, partito paramilitare JOBBIK - Ungheria).
Aggressività multipla. Il JOBBIK è eletto dalle europee come terzo partito d'Ungheria. Quindici percento delle preferenze dalla massa votante. Tre seggi per Strasburgo, parlamento europeo. Il discorso elettorale di questa forma di destra nazionale è evidentemente approvato. E' già rappresentanza. Centro d'accumulazione di segmenti di potere.
"L'Ungheria è stata venduta". Un agglomerato di enti, soggetti, classi è partecipe (responsabile) di tale vendita. E quindi di nuovo, "sono le multinazionali, gli ebrei, i rom ed i comunisti". La proposta: il combattimento.
Sembra ora trattarsi di una certezza accusatoria rivolta contro ombre fantasmagoriche individua(-lizza)te.
Ombre fantasmagoriche. Sono le presenze volatili di multinazionali (non-nazionalmente economiche) ebrei (non-nazionalmente credenti) rom (non-nazionalmente cittadini) comunisti (non-nazionalmente politici). Queste quattro qualità identitarie sono sparse, diffuse, debolmente perentorie nel definire individui ed imprese (qui curiosamente messi insieme nello stesso discorso). Multinazionale-nazionale; ebreo-nazionalista; rom-imprenditore; comunisti-dell'-utile; ecc...
Come identificare il "nemico da combattere"? Come è possibile trascinare il consenso nell'ostilità di un bersaglio scarsamente definito? E' qui che l'individua(-lizza)zione accade sul fantasmagorico, lo scorretto in quanto nascosto, non convenzionalmente definito. E' nella criticità dell'individuare che si fonda il surplus di violenza , nazionalismo perverso nella xenofobia (di razza, di credo, di ideologia, di profitto) che alimenta questo discorso ungherese. Armi puntate nell'ombra, tremante di paura, l'avanzare verso Strasburgo. Grazie al traffico aereo il viaggio sarà più rapido e sicuro.
Alcuni dati elettorali.
Olanda. Pvv (Partito per la libertà): secondo partito nazionale con il 16.4% delle preferenze. Quattro seggi.
Finlandia. Perussuomalaiset (Partito dei Veri Finlandesi): opposizione all'immigrazione e all'Unione europea; il leader Timo Soini è il candidato più votato delle elezioni finlandesi (130mila voti).
Regno Unito. British National Party, dichiaratamente razzista, ottiene deu seggi.
Austria. FPAL: nel ricordo del defunto Heider, raddoppia i voti del 2004; 13% per due seggi.
Romania. Partito della Grande Romania, 8.47% per due seggi.
Bulgaria. Nazionalisti Anti-rom, 11.72%.
Slovacchia. Partito SNS, ottiene un eurodeputato.
Italia. La Lega dei fatti arriva al 10% dei consensi (terzo partito nazionale).

9.6.09

L'ermeneutica elettorale e il fuorionda galeotto

Cara maestra, mi capita di pensarla dopo ogni consultazione elettorale e la immagino sgomenta, nella penombra del suo umile soggiorno, mentre assiste alla demolizione mediatica dei suoi appassionati insegnamenti. Non dev'essere affatto facile per lei porsi dinnanzi a quel valzer di numeri e parole. Lei che per prima ha spiegato a centinaia di giovani menti che la matematica non è un'opinione e che per decenni ha sostenuto la sua solidità epistemica fatta di regole piuttosto che di eccezioni, ora vacilla, vedendo incrinarsi il suo status di scienza e assistendo impotente al suo declassamento subito dopo l'astrologia e prima l'aruspicina. Quando politici e notiziari non possono più mentire sui numeri poichè definitivi e dunque universali ha inizio l'impetuoso vortice di analisi, confronti e interpretazioni: «Ma come è possibile -si chiede- che i medesimi dati, percentuali identiche, diano luogo a conclusioni tanto numerose quanto tra loro contraddittorie? La mia matematica funzionava così bene, perchè applicata alla politica non riesce a dare alcuna certezza?». Forse cara maestra, una misura di ciò che accade quando i suoi amati numeri incontrano il potere politico, può fornircela uno sfortunato fuorionda del tg5 di domenica sera; un incauto Gioacchino Bonsignore, rivolgendosi a un misterioso interlocutore non inquadrato azzarda: «Quali sono stati i risultati del Pdl alle politiche del 2008 ?» Ma giunto a canoscenza del confronto penalizzante (2,1% in meno in queste europee), corre subito hai ripari e puntualizza: «Chiedo solo per curiosità, per capire chi ha perso, tanto mica lo diciamo!».
Si goda pure la pensione cara maestra, i suoi insegnamenti, almeno quelli, sono intatti e preziosi.

Giorgio

9.6.09

Accise sul fotovoltaico

Il 3 Giugno sul sito dell'ansa si legge che dopo un rapido sviluppo negli ultimi due anni, il fotovoltaico in italia nel 2009 potrebbe subire un rallentamento. «Ritengo che nel 2009 non avremo lo stesso trend di crescita degli ultimi 2 anni - ha dichiarato Gert Gremes. Il settore e' stato colpito negli ultimi sei mesi, dai ritardi delle banche nell'erogare i fondi necessari per le nuove istallazioni. Inoltre a questo si e' aggiunto un inverno particolarmente rigido che ha impedito l'istallazione di impianti ''green field'' e moduli roof-top, tanto che solo 10MW sono stati connessi nei primi 4 mesi dell'anno».
Ma qui si parla di incentivi per la costruzione. E una volta costruito? Quale sarà la vita del privato? Maurizio ha installato un impianto fotovoltaico dal 2005 e «fino al 31 Dicembre 2008 lo "scambio sul posto" avveniva tra l'utente e il gestore - afferma - e a carico dell'utente rimanevano: il fisso (per un contratto da 4,5 KW, 9 euro al mese) e 30 euro all'anno + IVA, il costo della gestione». Tutto regolare, quindi: si produce energia, la si da all'Enel e quando serve la si preleva. Se la produzione supera o pareggia il consumo, le bollette riportano la scritta: non c'è niente da pagare. Ma le cose sono cambiate: «Dal 1 Gennaio 2009 - dice Maurizio - la gestione passa al GSE (Gestore Servizi Elettrici) unico gestore per tutta Italia. In questo modo le bollette Enel sono da pagare per intero mentre il GSE si preoccupa di rimborsarle. Sembra che a carico dell'utente rimangano: il fisso, i 30 euro della gestione e le accise». Nel sistema si inseriscono così delle imposte che gravano sul privato.
Di certo il rallentamento del fotovoltaico in Italia non è immune da questi nuovi contratti, dove chi viene incentivato alla realizzazione di un impianto come quello fotovoltaico viene poi costretto a pagare un'imposta su ciò che produce.

ale,6

9.6.09

Obama: "fermate gli insediamenti!"

da Avaaz

Il Presidente Obama ha appena tenuto un discorso straordinario in Egitto, nel quale si è impegnato personalmente a costruire la pace nel Medio Oriente. La sua prima mossa è stata sorprendentemente di sfidare il nuovo governo di destra di Israele, alleato americano -- mettendolo sotto pressione per far cessare la politica autolesionistica degli insediamenti (colonie illegali sul territorio riconosciuto dagli Usa e dal mondo come palestinese).
Questo è un raro momento di crisi e di opportunità. L'ardita strategia di Obama deve fare i conti con forti resistenze, e avrà bisogno di aiuto da tutto il mondo nei prossimi giorni e settimane per rafforzare le sue intenzioni. Iniziamo subito -- con un coro globaledi voci a supporto dell'affermazione di Obama che gli insediamenti nei territori occupati devono finire.
Faremo pubblicare il numero delle firme su importanti giornali in Israele e a Washington (dove ci sono tentativi di alienare a Obama il supporto del Congresso Usa). Leggi le parole di Obama e aggiungi la tua firma andando al link qui:

http://www.avaaz.org/it/obama_stop_settlements

C'è ampio consenso sul fatto che gli insediamenti siano un impedimento importante al raggiungimento della pace, un punto di vista condiviso anche da una maggioranza silenziosa di Israeliani. In combinazione con una rete di barriere e posti di blocco queste colonie ormai tappezzano la Cisgiordania, occupando il territorio e obbligando i Palestinesi a vivere come prigionieri in enclavi sempre più piccole (guarda la mappa a destra).
Fino a che questo tema non sarà affrontato sembra impossibile costruire sia un vero stato paestinese che un pace durevole, di qualsiasi sorta Per gli stati arabi che cercano di impegnarsi ad aiutare la pace il fermare gli insediamenti è un test fondamentale per la credibilità di Israele.
Dobbiamo chiedere anche alle altre parti in causa di fare passi audaci. Se riusciamo ad aiutare Obama a mantenere questa linea sugli insediamenti, a far cambiare strada alla politica israeliana e a incoraggiare i Palestinesi e altri stati arabi a offrire una mano tesa, un nuovo inizio per il Medio Oriente diventa possibile.

Con speranza e determinazione,

Paul, Raluca, Ricken, Brett, Paula, Graziela, Rajeev, Iain, Taren, Milena, Luis, Alice e tutto il team Avaaz

Il testo completo del discorso del Presidente Obama (in inglese):

http://www.nytimes.com/2009/06/04/us/politics/04obama.text.html?_r=2

http://www.corriere.it/Speciali/Esteri/2009/Discorso_Obama/

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/?id=3.0.3395031504

ps: Avaaz.org è un'organizzazione non-profit e indipendente, che lavora con campagne di sensibilizzazione in modo che le opinioni e i valori dei popoli del mondo abbiano un impatto sulle decisioni globali. (Avaaz significa "voce" in molte lingue.) Avaaz non riceve fondi da governi o aziende ed è composta da un team internazionale di persone sparse tra Londra, Rio de Janeiro, New York, Parigi, Washington e Ginevra. +1 888 922 8229

9.6.09

Impressioni

La mia impressione, di quella posso parlarvi, è che la città si stia ripopolando. Fino a pochi giorni fa, nel traffico della mattina, e fino alle cinque del pomeriggio, gli automezzi erano principalmente quelli dei vigili del fuoco, polizia, carabinieri, protezione civile, esercito, guardia di finanza e forestale. Dopo le cinque, il deserto. Neanche un civile. Ora, invece, nell'incredibile caos che si sviluppa sulle poche arterie percorribili, le auto sono soprattutto le nostre. Bene inteso, la militarizzazione c'è sempre, ma credo che stia diventando sotterranea. I negozi dei due centri commerciali aperti non sono più vuoti. Le persone iniziano a far capolino. Mi sto motorizzando anche io, mio malgrado. E son diventata studentessa di teoria e pratica di guida. A breve avrò anche un'automobile. Blu. Da mille euro.Questo è tutto quello che posso dirvi, non riuscendo a distinguere una porche da una cinquecento. C'è un'altra notizia buona: il 20 giugno sarà riaperto un piccolissimo tratto del centro storico, dalla Villa Comunale alla Piazza del Duomo. Le nostre proteste hanno avuto buon'esito. Per me sarà durissima andare, ché mi sembrerà come di poter rientrare in casa, lì, a due passi, ed invece, poi, dovrò dirigermi verso il mio container, a quindici chilometri. Ma lo farò ugualmente. Voglio che questa città inizi di nuovo a respirare. Di prospettive lavorative per me e mio marito ancora nulla. Di terreno per mettere su un prefabbricato, men che meno. Ora si è impegnati col G8. E con la costruzione dei loculi definitivi di Berlusconi.Quelli che deturperanno irrimediabilmente il nostro splendido paesaggio. Gli Aquilani, dopo aver votato il cavaliere senza macchia, si apprestano a vivere un Mulino Bianco di felicità. E chi non è venuto a votare è come se lo avesse votato. Che non mi si parli di astensionismo di protesta.

anna

9.6.09

La cosa Berlusconi

di Josè Saramago
da El Pais

Non vedo quale altro nome potrei dargli. Una cosa pericolosamente simile a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orgie e comanda un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un profondo vomito non riesce ad eliminarlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrodere le vene e distruggere in cuore di una delle più ricche culture europee. I valori base della convivenza umana vengono calpestati tutti i giorni dalle zampe viscide della cosa Berlusconi che, fra i suoi tanti talenti, possiede l'abilità particolare di abusare delle parole, sconvolgendone l'intenzione e il senso, come nel caso del Polo della Libertà, nome del partito che salì al potere. Questa cosa l'ho chiamata delinquente e non me ne pento. Per ragioni di natura semantica e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente ha in italiano un significato negativo molto più forte di ogni altra lingua lingua europea. Per spiegare in forma chiara e inequivocabile ciò che penso della cosa Berlusconi utilizzo il termine nell'accezione che nella lingua di Dante gli viene attribuito, anche se è in dubbio che Dante l'abbia usato alcune volte. Delinquenza, nel mio portoghese, significa, in accordo con i dizionari e la pratica corrente della comunicazione, “atto di commettere reati, disobbedire alle leggi o ai modelli morali". La definizione si addice alla cosa Berlusconi senza una grinza, senza una forzatura, fino al punto di assomigliare ad una seconda pelle coperta dai vestiti che si mette sopra. Da anni la cosa Berlusconi commette reati di variabile ma pur sempre dimostrata gravità. Ed il colmo è che in realtà non disobbedisce alle leggi, ma, peggio ancora, fabbrica leggi per la salvaguardia dei suoi interessi politici e privati, di politico, imprenditore e compagno di minorenni. Riguardo ai modelli morali, non vale la pena neanche parlarne, perchè non esiste in Italia e nel mondo persona che non sappia che la cosa Berlusconi è caduta nella più completa amoralità già da molto tempo. Questo è il primo ministro italiano, questa è la cosa che il popolo italiano ha eletto due volte affinchè gli serva da modello, questo è il cammino verso la rovina alla quale si stanno trascinando i valori di libertà e dignità che impregnarono la musica di Verdi e l'azione politica di Garibaldi, quegli stessi valori che fecero dell'Italia del XIX secolo, durante la lotta per l'unificazione, una guida spirituale per l'Europa e gli europei. È questo quello che la cosa Berlusconi vuole buttare nella spazzatura della Storia. Gli italiani finiranno per permetterlo?

Traduzione dallo spagnolo: martina

5.6.09

...nonché una cronologia

ago 2001 - A Verona parte una campagna di raccolta firme per la sicurezza dei cittadini: "Firma anche tu per mandare via gli zingari dalla nostra città". Guido Papalia rinvia a giudizio il Consigliere regionale, Segretario provinciale Lega Nord - Liga Veneta nonché Flavio Tosi insieme agli altri 4 organizzatori per violazione della legge Mancino - alias: "Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa".

gen 2005 - Flavio Tosi, Barbara Tosi, Matteo Bragantini, Enrico Corsi e Maurizio Filippi vengono condannati a sei mesi di reclusione e a tre anni di interdizione a partecipare ad elezioni politiche ed amministrative.

feb 2005 - la scossa


feb 2005 - la ripresa


gen 2007 - Al processo d'appello di Venezia il giudice riduce le pene, e i mesi di reclusione da 6 diventano 2.

mag 2007 - Sindaco di Verona nonché Flavio Tosi

lug 2007 - «È una bravissima persona, Papalia. Uno leale e intelligente. Non mi ha mai querelato», dichiara nonché Flavio Tosi.

dic 2007 - La cassazione annulla la sentenza d'appello di Venezia e rinvia a giudizio.

ott 2008 - La corte d'appello di Venezia conferma la condanna a tutti 5.

Rughe,6
Lasciateci entrare nei CIE